Dove andare d'estate per nuotare tra i boschetti di posidonia senza danneggiare questo fragile ecosistema
Lungo le coste italiane cresce la posidonia, la pianta marina che preserva la buona salute delle acque e degli ecosistemi. Ecco 3 luoghi dove andare in estate per nuotare tra i posidonieti più rigogliosi

Una vacanza al mare, specialmente in zone turistiche, richiede qualche piccola attenzione in più per non rovinare gli ecosistemi, già fragili ed esposti a rischi continui.
Uno degli ecosistemi a cui fare più attenzione è quello della posidonia, una pianta superiore diffusa sui fondali del Mediterraneo; vero e proprio polmone del mare, è indispensabile per la buona salute delle acque e delle coste, ma va tutelata.
Ecco cosa c'è da sapere su questa eccezionale pianta, e 3 luoghi da visitare in Italia per conoscerla più da vicino.
Cos’è la posidonia e perché è importante
La posidonia oceanica è endemica del Mediterraneo e non è un’alga, come molti pensano, ma bensì una fanerogama marina, cioè una pianta che si è adattata a vivere sui fondali marini. A differenza delle alghe produce fiori e frutti ed ha radici, foglie e fusti detti rizomi.
Le grandi praterie di posidonia che si possono osservare sui fondali marini sono fondamentali per la biodiversità, perché sono l’habitat del 25% delle specie animali e vegetali del Mediterraneo.
La posidonia, però, ha molte altre funzioni. Fungendo da barriera, questa pianta protegge i litorali mitigando la forza delle onde e limitando l’erosione costiera.
Come le altre piante, compie la fotosintesi, produce quindi ossigeno e consuma anidride carbonica, mantenendo alta la qualità delle acque in cui vive e anche contribuendo a contrastare gli effetti del cambiamento climatico.
Perché la posidonia è in pericolo
Le attività umane, soprattutto in estate, sono uno dei motivi principali per cui la posidonia è a rischio. Il turismo nautico, ad esempio, danneggia le piante. Il semplice tirare l’ancora di una barca può sradicare piante sottomarine e danneggiare i fondali.
Ancora peggio la pesca a strascico illegale, che strappa via ampie aree di posidonieti.
La cementificazione costiera, poi, con la costruzione di banchine, moli e porti, ostacola le correnti marine, mentre per mantenere i porti profondi si scava il fondale sollevando nuvole di fango che tolgono luce e ossigeno alle piante marine, causandone la morte.
Anche l’aumento delle temperature dell'acqua e l'innalzamento del livello del mare tolgono la luce alla posidonia, impedendole di compiere la fotosintesi e favorendo invece il proliferare di alghe invasive.
Questa pianta, inoltre, ha una crescita lenta, per cui è difficile da rimpiazzare una volta danneggiata. In Italia, però, ci sono luoghi dove la posidonia cresce ancoa rigliosa.
I posidonieti del Parco dell’Arcipelago Toscano
Nel Mediterraneo esistono veri e propri santuari della posidonia, dove è possibile anche fare snorkeling per vedere da vicino le praterie sottomarine.
Una di queste aree è il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, un vero e proprio paradiso per chi ama lo snorkeling. È il più grande parco marino d’Europa, composto da sette isole: Elba, Giglio, Giannutri, Capraia, Pianosa, Gorgona e Montecristo da conoscere in superficie attraverso i tanti sentieri per il trekking, e grazie alle immersioni per osservare la straordinaria biodiversità del suo mare.
Le praterie di posidonia oceanica qui sono particolarmente estese. Le più grandi e spettacolari si possono osservare principalmente intorno all'Isola di Pianosa e allo Scoglio d'Africa. Anche il versante sud dell’isola d’Elba, coi suoi fondali sabbiosi, è un habitat dove la posidonia oceanica prospera. Altri posidonieti si trovano anche attorno alle altre isole, anche se di dimensioni minori.
Marettimo e le Egadi
Anche l’arcipelago delle isole Egadi, nel canale di Sicilia, è un’area marina protetta di grande importanza.
Qui si trova la prateria di Posidonia oceanica meglio conservata del Mediterraneo, che con i suoi 12.000 ettari di estensione è anche la più vasta.

Il mare cristallino delle Egadi rende possibile vedere la posidonia anche restando in superficie, ma vale sicuramente la pena organizzare delle immersioni per ammirare i fondali unici di queste isole e tutte le forme di vita che ospitano.
A Favignana, Cala Rotonda, Cala Rossa e Cala del Prèveto sono buoni punti di osservazione, così anche Cala Minnola, sulla costa est di Levanzo.
L’isola di Marettimo ha una particolarità: il suo mare è così limpido che la luce penetra più in fondo, permettendo alla posidonia di vivere anche alla profondità record di cinquanta metri.
Le praterie di posidonia in Sardegna
Tavolara Punta Coda Cavallo si trova in Sardegna, sulla costa nordorientale e a sud di Olbia. La vaste praterie sottomarine di posidonia sono proprio uno dei motivi per cui i 76 chilometri di costa della regione sono diventati un’area marina protetta.
Qui, oltre alla posidonia, vivono indisturbati anche delfini e tartarughe.
Per immergersi e vedere i posidonieti i fondali sabbiosi dell’isola di Tavolara sono un ottimo punto di partenza. Proprio di fronte all’isola si trova Capo Coda Cavallo. Qui i fondali sono misti, tra rocce e sabbia, ma si trovano fitti banchi di Posidonia già a brevissima distanza dalla riva.
Da Cala Brandinchi a San Teodoro, bisogna nuotare un po’ e spingersi più al largo, ma i bassi fondali di sabbia fine insieme al mare turchese rendono la nuotata estremamente piacevole e accessibile anche ai bambini.
Il punto forse più spettacolare di tutti per avvicinarsi alle praterie di posidonia qui sono le Piscine di Molara, dove l’incredibile colore turchese della acque si alterna al blu reso più intenso proprio dai banchi di posidonia.