Il falso mito delle ondate di caldo imprevedibili: perché non regge e cosa dicono davvero modelli e osservazioni

Ondata di caldo e previsioni meteo, è vero che i modelli hanno sbagliato? Analizziamo cosa è successo e quanto si sono discostate osservazioni dai calcoli di ECMWF. Ecco perché oggigiorno si possono fare previsioni anche a 10-15 giorni.

Due meteorologi in una sala operativa analizzano modelli, dati osservati e immagini da satellite. Confronto e discussione fra previsione è basilare per poi comunicare correttamente la previsione.
Due meteorologi in una sala operativa analizzano modelli, dati osservati e immagini da satellite. Confronto e discussione fra previsione è basilare per poi comunicare correttamente la previsione.

In questi giorni vari media, anche a seguito delle affermazioni di alcuni meteorologi, hanno puntato il dito sull’impossibilità di fare previsioni sulle ondate di caldo.

Eppure, almeno per quanto ci riguarda, la situazione era chiara e annunciata, fin dal 26 luglio parlavamo di una ondata di caldo che poteva diventare di durata storica. I cenni di attenuazione non erano interpretati come fine, ma come pausa.
Meglio che le opinioni però sono i numeri, così abbiamo voluto confrontare previsioni del modello ECMWF con le osservazioni ufficiali.

L’ondata di caldo è stata ben prevista

Una premessa, per validare un modello, bisogna fare statistiche su lunghi periodo. Controlli all’ECMWF li fanno abitualmente, ma più che le medie abbiamo voluto vedere appunto casi specifici. La data scelta è il run del 28 luglio, agli inizi dell’ondata di caldo. Abbiamo confrontato le uscite sui punti di griglia di varie città, focalizzandoci su Bologna, Firenze, Roma, Palermo e Cagliari. La scelta è per dare un’idea geografica, e per disporre di dati aeroportuali che rispettano le rigide direttive WMO.

Il primo dato evidente è che l’arrivo dell’ondata di caldo era stato ben previsto, così come era ben chiaro che sarebbe stata molto intensa al nord e al centro, relativamente meno straordinaria al sud. Tutti i modelli, anche l’americano GFS (in dettaglio meno preciso) e il tedesco Icon (molto valido, ma limitato a 8-9 giorni), convergevano sull’inizio di una potente ondata di caldo dal 30-31 luglio con durata di almeno 7-8 giorni.

E sapere in anticipo l’arrivo dell’ondata, è importante per varie applicazioni, dalla sanità alla protezione civile, dalla gestione idrica a quella del rischio incendi boschivi.

Altro aspetto subito da chiarire, ECMWF non prevedeva una vera “fine del caldo”. Mostrava piuttosto attenuazioni dei valori estremi e oscillazioni all'interno di una comunque potenzialmente lunga ondata di caldo.

Il dettaglio al nord, centro e sud

Per il nord abbiamo scelto Bologna, città fra le più calde per ragioni geografiche. Il modello ha previsto molto bene la crescita iniziale delle temperature, i due picchi prossimi ai 40 °C attorno al 31 luglio e al 4-6 agosto, la persistenza della fase molto calda e alcune oscillazioni successive. Il picco estremo era previsto di 40°C il giorno 5, il picco reale massimo è stato il 6 con 39°C. Un solo grado di differenza non fa certo una previsione sbagliata, e altrettanto il fatto che le due curve non coincidono perfettamente.

Il calo di temperature era atteso il 9, comunque con massime sui 33°C, ma si è relativamente rinfrescato già l’8, per poi assistere a una ripresa delle temperature, prevista molto bene addirittura a 13-15 giorni.
Al centro ci siamo focalizzati su Firenze e Roma. Firenze sorprende veramente per la precisione, con un errore medio inferiore a 1°C nei valori massimi. Roma ha presentato più incertezze, con sovrastima di 2-3°C dei valori previsti per il 4-5 agosto e curiosamente previsioni più precise a 12-14 giorni. Una spiegazione può essere nella complessità urbana della città, i valori sono molto diversi fra Fiumicino, Urbe e Ciampino, che abbiamo infine scelto come riferimento più rappresentativo.
Infine le isole: a Cagliari e Palermo sono stati sottostimati i due picchi di caldo, probabilmente a causa di effetti orografici locali, Punta Raisi è soggetta a venti di caduta, e influenza del mare. Pur con maggior errore medio, gli andamenti sono stati in genere ben previsti.

“Oltre sette giorni non si può prevedere”: una frase da aggiornare

La convinzione che non si possono fare previsioni oltre 5-7 giorni è ancora molto radicata. In realtà non esiste un muro al quinto o settimo giorno. La capacità previsionale diminuisce progressivamente, ma dipende anche dal fenomeno che vogliamo prevedere. Un vasto anticiclone è più prevedibile dell’arrivo di perturbazioni o irruzioni fredde, e la situazione analizzata lo ha dimostrato. Il professionista sa, tramite indici vari, quanto è la “predicibilità”, e l’ondata di caldo della Canicola 2026 è stata, dati alla mano, ben prevista come arrivo e come lunga durata.

Controllo di qualità delle previsioni puntuali ECMWF su alcune città Italiane. L'accordo fra previsione e osservazioni è evidente, gli andamenti sono stati ben previsti. La minor precisione nelle temperature minime dipende dalle difficoltà di parametrizzare lo strato limite notturno.
Controllo di qualità delle previsioni puntuali ECMWF su alcune città Italiane. L'accordo fra previsione e osservazioni è evidente, gli andamenti sono stati ben previsti. La minor precisione nelle temperature minime dipende dalle difficoltà di parametrizzare lo strato limite notturno.

Alle lunghe scadenze non basta affidarsi al run operativo. Il meteorologo deve integrarlo con ensemble/EPS, spread, , cluster, indici EFI, ecc. E questa situazione vedeva incredibile convergenza anche a lungo termine, che anzi appariva più convergente sul caldo rispetto alla ipotetica “rinfrescata” che alcuni run accentuavano attorno al 6-8 agosto, ma che a ben vedere appariva relativa e temporanea.

Prevedere non significa indovinare

Il piccolo esperimento del run ECMWF del 28 luglio non dimostra che i modelli siano infallibili, così come certe affermazioni o polemiche non dimostrano che è impossibile fare previsioni delle ondate di caldo.
L'ondata di caldo era stata ben individuata, e altrettanto che sarebbe stata lunga e severa.
Oggigiorno non possiamo più liquidare tutto ciò che supera i 5-7 giorni come “fantameteo”. Grazie ai progessi scientifici e di calcolo, anche a 10-15 giorni possiamo fornire importanti informazioni.

Non tanto dire “ci saranno 39.4°C a…” ma “esiste una probabilità elevata che prosegui una ondata di caldo importante”.
Affermare frettolosamente che con caldo e cambiamenti climatici non si possono più fare previsioni, è sbagliato. I cambiamenti climatici hanno sicuro pesanti impatti e favoriscono le ondate di caldo, ma non devono diventare pretesto per giustificare errori che forse, più che meteorologici, sono comunicativi.