Perché alcune località non vogliono più far parte della lista del patrimonio UNESCO

Entrare a far parte del patrimonio UNESCO può essere una sfortuna? Secondo gli abitanti di alcuni dei luoghi inseriti nella lista sì. Tra tutele ed overtourism, il dibattito è aperto

Il centro storico di una cittadina medievale tedesca pieno di turisti
Il centro storico di una cittadina medievale tedesca pieno di turisti

Quando un sito o una città vengono inseriti nella lista del patrimonio UNESCO questo è in genere un motivo di gioia e di orgoglio, che apre anche molte porte per tutto quello che riguarda la tutela e la promozione dei luoghi.

Nonostante questo ci sono alcune località nel mondo che stanno considerando l’idea di farsi rimuovere dalla lista.

Ecco quali sono e quali sono i motivi di questa scelta.

Patrimonio UNESCO: vantaggi e svantaggi

Preservare un luogo e aiutare la comunità che ci vive non sono sempre la stessa cosa. Per questo motivo può accadere qualche volta che la protezione dell’UNESCO e la visibilità che esso dà ai luoghi, vadano a scontentare chi in quei posti ci abita.

Lo scopo principale dell’UNESCO è infatti salvaguardare i siti che sono ritenuti patrimonio dell’umanità e nella maggior parte dei casi questo è proprio quello che avviene.

Angkor, ad esempio, uno dei maggiori siti archeologici del sud-est asiatico è stata salvata da piani decennali di restauro e conservazione, mentre la barriera corallina del Belize non è più considerata in pericolo grazie ai programmi di protezione ambientale e ai fondi UNESCO.

Qualche volta però può succedere che la volontà di preservare un sito blocchi lo sviluppo delle infrastrutture o dell’economia, oppure che favorisca involontariamente l’overtourism.

I siti già rimossi dalla lista del patrimonio UNESCO

Oggi la lista dei beni patrimonio UNESCO conta 1248 siti in 170 paesi, ma dall’elenco che continua a crescere di anno in anno sono stati anche rimossi alcuni luoghi.

La salvaguardia dei paradisi naturali UNESCO a volte può frenare lo sviluppo delle comunità locali
La salvaguardia dei paradisi naturali UNESCO a volte può frenare lo sviluppo delle comunità locali

Si tratta di casi in cui i siti sono stati cancellati dalla lista perché non rispondevano più ai criteri richiesti e non perché vi sia stata un’esplicita volontà da parte delle amministrazioni locali.

Il primo caso risale al 2007, quando i piani per l’espansione petrolifera dell’Oman hanno portato alla rimozione del Santuario dell'Orice d'Arabo, un’area che l'UNESCO aveva sottoposto a tutela ambientale.

Lo stesso è accaduto alla Valle dell’Elba a Dresda, a causa della costruzione di un ponte.

Più di recente è toccato a Liverpool, dove i piani per lo sviluppo dell’area portuale hanno portato alla rimozione della città dalla lista UNESCO nel 2021.

Visibilità e overtourism

Esistono anche alcuni luoghi che pur conservando tutte le caratteristiche necessarie per restare nella lista dell'UNESCO stanno valutando di chiedere di non essere più inclusi.

La causa molto spesso è l'eccessiva visibilità che porta all’overtourism.

Tra questi luoghi c’è il piccolo villaggio slovacco di Vlkolínec, patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1993, che gli abitanti vorrebbero far rimuovere dalla lista a causa dell’alto numero di turisti.

Lo stesso vorrebbero gli abitanti di Ngorongoro, in Tanzania, dove le politiche di conservazione di una delle aree più note per i safari in Africa avrebbero ostacolato lo sviluppo della popolazione, spingendo le comunità che vi abitano da sempre ad allontanarsene.

Quello dell’overtourism però è un problema globale, e richiede una soluzione a cui sia l’UNESCO che le comunità locali stanno già lavorando.

La museificazione dei siti UNESCO

Molti dei luoghi più belli al mondo, e anche dei più fragili, si trovano in effetti ad essere in pericolo quando ricevono molta pubblicità.

Un numero incontrollato di turisti si unisce alla così detta museificazione che costituisce ancora un altro ostacolo alla vita quotidiana delle persone. Da Venezia alle Ande, ai villaggi del Giappone, il turismo a volte rende invivibili i luoghi che invece si vorrebbe proteggere.

La trasformazione di questi luoghi in grandi musei a cielo aperto tende quasi sempre a privilegiare l’esperienza dei visitatori a discapito della vita quotidiana dei residenti.

Per questo l’approccio al turismo globale sta cambiando per cercare una formula che garantisca anche la qualità della vita delle comunità locali.

Riferimento della notizia

Bailey Berg. (2026). The sites fighting to be removed from the Unesco World Heritage List.