Sulle tracce di Ulisse in Italia: i luoghi dell'Odissea dallo Stretto di Messina al Circeo

Durante i suoi viaggi Ulisse ha toccato le coste dell'Italia più volte. Ecco quali sono i luoghi descritti nell'Odissea che si trovano sulla costa tirrenica, tra Sicilia, Campania e Lazio

L'Etna, nell'Odissea, è la casa dei ciclope Polifemo
L'Etna, nell'Odissea, è la casa dei ciclope Polifemo

Durante il suo viaggio decennale seguito alla guerra di Troia, Ulisse ha viaggiato per tutto il Mediterraneo, toccando spesso le coste tirreniche del sud Italia.

Non esistono certezze assolute riguardo i luoghi raccontanti nell’Odissea, ma da millenni storici e geografi si cimentano nell’identificazione esatta di questi siti, basandosi sulle descrizioni geografiche di Omero, inclusa la direzione dei venti e i giorni di navigazione.

Sono sei le tappe italiane del viaggio di Ulisse verso Itaca, universalmente accettate come certe. Ecco quali sono, sa sud a nord.

L’Etna, la terra di Polifemo

La prima tappa di Ulisse sul suolo italiano è la Sicilia e in particolare l’Etna. Qui ha luogo uno degli episodi più celebri in assoluto dell’Odissea, quello in cui Ulisse con i suoi compagni finisce prigioniero del ciclope Polifemo. Per fuggire, Ulisse fa ubriacare il ciclope per poi privarlo del suo unico occhio.

Secondo alcune leggende la furia di Polifemo era la causa delle eruzioni del vulcano, ma questo dettaglio non è presente nell’Odissea.

Ad ogni modo oggi come allora, le eruzioni dell’Etna sono frequenti e spettacolari e infatti da sempre hanno sollecitato la fantasia di chi le osserva, inclusa quella degli antichi romani. Se per i greci la montagna di Catania era la casa di Polifemo, per i latini era invece la fucina del dio Vulcano, che vi forgiava le armi degli dei.

Trinacria, l’isola del dio Sole

Ancora oggi la Sicilia è detta Trinacria, per la sua forma a tre punte. I Greci la ritenevano sacra ad Iperione, dio del Sole. Sia la maga Circe che l’indovino Tiresia avvertono Ulisse di non toccare i buoi che pascolano sull’isola, consacrati al dio, tuttavia l’equipaggio stremato dalla fame disubbidisce all’ordine.

Infuriato, Iperione chiede giustizia a Zeus, che non appena la nave di Ulisse si rimette in viaggio scaglia su di essa un fulmine. La nave e l’equipaggio finiscono in fondo al mare, si salva solo Ulisse che non aveva partecipato al banchetto.

Questo episodio generalmente viene collocato nell’area di Milazzo, lungo la costa nordoccidentale della Sicilia.

Isole Eolie, la casa del dio del vento

Poco più a nord della Sicilia, le isole Eolie devono il proprio nome ad Eolo, il dio del vento. Qui Ulisse trova finalmente ospitalità e riceve dal dio anche un dono prezioso, un otre contenente i venti del mare contrari alla navigazione. Eolo lascia libero solo Zefiro, un vento favorevole che riporta Ulisse verso la sua Itaca.

L'isola di Lipari corrisponde quasi perfettamente con la descrizione che Omero fa della casa del dio Eolo
L'isola di Lipari corrisponde quasi perfettamente con la descrizione che Omero fa della casa del dio Eolo

I compagni di Ulisse, però, convinti di trovare dei tesori all’interno dell’otre lo aprono, finendo per liberare i terribili venti e prolungando così di molto il viaggio dell’eroe verso casa.

In genere le “rupi erranti” che Omero descrive in questo episodio vengono identificate con Lipari e i suoi faraglioni, mentre secondo altre ricostruzioni l’aspetto dell’isola descritta nel poema corrisponderebbe a quello di Stromboli.

Lo stretto di Messina e i mostri Scilla e Cariddi

A breve distanza dall’Etna si trova lo Stretto di Messina, che Omero descrive come un braccio di mare quasi invalicabile a causa della presenza di due mostri marini, Scilla dal cui copro spuntano sei teste di cane, e Cariddi che forma gorghi letali inghiottendo e risputando l’acqua di mare tre volte al giorno.

Qui, lungo la rotta che le navi greche utilizzavano risalendo verso Cuma, Ulisse deve compiere una scelta drammatica e decidere quale dei due mostri affrontare. Scegliendo Scilla perde sei dei suoi uomini, ma salva il resto dell’equipaggio e la nave.

Scilla è una località reale, che si trova sulla costa della Calabria, Cariddi invece è identificata col gorgo che si forma fra Capo Faro e Punta Sottile quando si incontrano le correnti del Tirreno e dello Ionio.

Capri e la terra delle Sirene

Un altro celebre episodio dell’Odissea è quello in cui Ulisse, dopo aver ordinato ai suoi di chiudersi le orecchie con la cera, si fa legare all’albero della nave per poter ascoltare il canto delle sirene senza esserne ammaliato e quindi indotto a gettarsi in mare.

Le sirene della mitologia greca erano creature mostruose divoratrici di uomini ma destinate a morire a loro volta qualora qualcuno fosse riuscito a resistere al loro canto.

Praticamente tutti gli studiosi concordano sul fatto che Capri sia il luogo dove è avvenuto questo episodio, mentre secondo alcune leggende i tre faraglioni che definiscono il famoso skyline dell’isola sarebbero tre sirene morte pietrificate per non essere riuscite a incantare Ulisse.

Il mito della sirena Partenope (da cui è nata la città di Napoli) innamorata di Ulisse, non viene raccontato da Omero ma si trova in altri autori antichi.

La terra della maga Circe

Da uno dei personaggi più famosi e interessanti dell’Odissea, la maga Circe, prende il nome il promontorio del Circeo. Qui la maga vive in un palazzo circondato da un bosco abitato da bestie selvatiche, che Ulisse scoprirà essere state un tempo uomini irretiti da Circe.

Il promontorio del Circeo nel Lazio, con il lago di Sabaudia
Il promontorio del Circeo nel Lazio, con il lago di Sabaudia

Aiutato da Ermes, il messaggero degli dei, Ulisse riesce a salvare se stesso e il suo equipaggio dai sortilegi della maga, la quale finirà anche per aiutarlo dandogli dei consigli su come evitare i pericoli del viaggio.

Nel testo di Omero la casa di Circe è un’isola denominata Eea, il motivo per cui è identificata col Circeo è che migliaia di anni fa il promontorio era più simile ad un’isola, collegata probabilmente alla terraferma solo da una striscia di sabbia.