I giganti del Mediterraneo: i 3 santuari italiani dove puoi avvistare balene e delfini nel periodo migliore

Nel Mediterraneo vivono balene, delfini e altri cetacei. Nonostante l'inquinamento, lungo le coste italiane questi animali possono ancora trovare delle aree marine sicure dove nutrirsi e riprodursi. Ecco le tre dove è più facile avvistarli

Nel mar Mediterraneo si trovano ancora dei delfini, anche se la loro popolazione si è molto ridotta negli ultimi anni
Nel mar Mediterraneo si trovano ancora dei delfini, anche se la loro popolazione si è molto ridotta negli ultimi anni

Nelle acque del Mediterraneo nuotano i cetacei, contribuendo al benessere dell’ecosistema di cui fanno parte.

Nel mondo sono ottantacinque le specie di cetacei note e di queste sono otto quelle comuni lungo le coste dell'Italia, nonostante i rischi legati all'inquinamento, incluso quello acustico, ai cambiamenti climatici, alla pesca indiscriminata.

Nel Mediterraneo i cetacei vengono a riprodursi ancora di anno in anno perché trovano delle aree sicure dove poter vivere in pace.

I principali santuari dei cetacei in Italia sono tre e si trovano tra Ionico e Tirreno, in corrispondenza delle principali rotte migratorie.

Quali sono i cetacei del Mediterraneo

Tra le otto specie di cetacei che nuotano abitualmente nel mar Mediterraneo ci sono i delfini comuni, la cui popolazione purtroppo è stata decimata negli anni a causa delle attività di pesca, e i tursiopi che sono anch’essi delfini ma di dimensioni più grandi.

Un capodoglio che nuota a pelo d'acqua
Un capodoglio che nuota a pelo d'acqua

Grazie ai caratteristici sbuffi che possono raggiungere i cinque metri di altezza, con un po’ di fortuna è possibile avvistare anche la balenottera comune, il cetaceo più grande del Mediterraneo, e il secondo al mondo per dimensioni. In altri mari, solo la balenottera azzurra la supera: coi suoi trenta metri è l’animale più grande al mondo.

Zifi e capodogli sono i “deep divers” del mare. Possono restare in apnea fino a trenta minuti e nuotare anche a duemila metri di profondità.

Il cetaceo più comune nei mari italiani è la stenella striata, mentre quello più raro è il grampo che si distingue per la testa dalla forma arrotondata, simile a quella del globicefalo, comune anch’esso nel Mediterraneo dove vive in branchi di decine di esemplari.

Il più grande santuario dei cetacei del Mediterraneo

Una delle aree marine dove i cetacei sono salvaguardati è quella che si trova tra Italia e Francia e interessa le coste di Liguria, Toscana, Sardegna e Corsica. Questa è l’area marina protetta di Pelagos, la più grande del Mediterraneo, dove vivono tutte e otto le specie di cetacei di questo mare, più le foche monache.

Qui, tra venti e canyon sottomarini, si verifica il fenomeno dell’upwelling, per cui si formano delle correnti che rendono possibile la risalita delle acque profonde, e con esse dei nutrienti utili alla formazione del krill e dei piccoli cefalopodi, il nutrimento favorito dei cetacei.

Le regole stringenti per la navigazione e le altre attività umane rendono questo luogo sicuro per gli animali marini, che infatti frequentano questo mare tutto l’anno. La stagione estiva rimane comunque il momento migliore per chi volesse praticare il whalewatching. Con il mare più calmo e il cielo più terso, gli avvistamenti e le uscite al largo sono più frequenti.

Una rotta migratoria sicura tra Ionio e Tirreno

Lo Stretto di Messina è un braccio di mare fondamentale per la migrazione dei cetacei, e frequentato anche dalle tartarughe caretta caretta. Capodogli e balenottere passano di qui tra inverno e primavera, dove tursiopi e stenelle vivono già abitualmente.

L’importanza di questa area marina deriva soprattutto dalle correnti spesso molto forti, che si formano tra lo Ionio più freddo e il Tirreno più caldo. Come le correnti, il dislivello tra le maree che si alternano, alta nello Ionio vuol dire bassa nel Tirreno e viceversa, contribuisce all'upwelling. Anche in questo caso i minerali risalgono in superficie fornendo nutrimento ai cetacei.

Le profondità dello Ionio, poi, e più precisamente del Golfo di Taranto, rendono questo mare l'ideale per i cetacei che amano cacciare in profondità.

A fine inverno invece le balenottere comuni in viaggio verso il santuario Pelagos passano per lo Stretto di Messina, sfruttando le correnti e risparmiando così molta energia, ma anche nutrendosi a volontà prima di proseguire il viaggio.

Il Canyon di Cuma, un piccolo paradiso per i delfini

Con la sola eccezione degli zilfi, le altre sette specie di cetacei del Mediterraneo amano particolarmente anche l’area a nord-ovest dell’isola di Ischia, nel Golfo di Napoli. Qui si trova il Canyon di Cuma, una valle sottomarina che raggiunge gli 850 metri di profondità e dove l’upwelling è favorito da correnti, morfologia del suolo vulcanico e sedimenti organici portati dai fiumi Volturno e Garigliano.

Nel Mediterraneo ci sono tante aree considerate veri e propri santuari dei cetacei.
Nel Mediterraneo ci sono tante aree considerate veri e propri santuari dei cetacei.

Le correnti marine inoltre si incanalano lungo le pareti del canyon, formando un passaggio agevole per i cetacei durante la stagione delle migrazioni, sia quelle estive, da sud verso l’area di Pelgagos, sia quelle invernali che avvengono in senso contrario.

Proprio qui si trova una delle poche aree marine rimaste dove i delfini comuni ancora si riproducono in modo continuativo. In mare aperto è possibile avvistarli nei mesi estivi, insieme ai capodogli. Sul finire dell'inverno e all'inizio della primavera, quando il traffico marino è ridotto, gli avvistamenti sono possibili anche tra Ischia e la Costiera Sorrentina.

Ad ogni modo, in un’area dove il passaggio di imbarcazioni sia turistiche che mercantili è frequentissimo, i progetti per la salvaguardia dell’habitat marino si avvalgono di software per consentire alle navi di avvistare i cetacei e deviare le proprie rotte.