L'autostrada invisibile: il capolavoro balistico di Artemis 2, dal lancio al rientro fase per fase
Artemis 2 segna il ritorno dell'uomo verso la Luna con un capolavoro di precisione balistica. Sfruttando la traiettoria di "libero ritorno", la capsula Orion utilizzerà la gravità come un binario invisibile, garantendo la sicurezza dell'equipaggio grazie alle leggi della meccanica celeste.

Quando la prossima notte (le 00.24 di mercoledì in Italia) i motori dell’SLS squarceranno il buio in Florida, l’umanità non starà semplicemente lanciando una capsula verso la Luna, ma starà inserendo quattro pionieri all'interno di un complesso meccanismo a orologeria.
La missione Artemis 2 è spesso descritta come un semplice "giro intorno alla Luna", ma la realtà tecnica dietro la sua traiettoria rivela una raffinatezza ingegneristica che affonda le radici nella matematica del XVIII secolo e nella prudenza della moderna esplorazione spaziale.
L'eredità di Eulero e la sicurezza del "Libero Ritorno"
Il concetto cardine di questa missione è la Traiettoria di Libero Ritorno (Free-Return Trajectory).
La genialità di questa orbita, i cui studi teorici risalgono addirittura alle analisi del matematico Leonhard Eulero sul problema dei tre corpi, risiede nel fatto che la navetta sfrutterà l'attrazione gravitazionale combinata di Terra e Luna per disegnare un "otto" nello spazio.
A differenza delle missioni Apollo 11 o 12, che utilizzavano varianti più strette di questa traiettoria, Artemis 2 è stata progettata con una filosofia di "massima sopravvivenza". Per il primo volo con equipaggio del programma, si è deciso di sfruttare la purezza e la sicurezza della traiettoria balistica.

Infatti se dopo la spinta iniziale i motori del modulo di servizio europeo (ESM) dovessero smettere di funzionare totalmente, la fisica farebbe il resto. La Luna "afferrerebbe" la capsula, la farebbe curvare intorno alla sua faccia nascosta e la rispedirebbe verso l'atmosfera terrestre senza bisogno di una singola goccia di propellente aggiuntivo.
Appuntamento al buio: viaggio verso il rendezvous con la Luna
Prima di puntare alla Luna, Artemis 2 passerà quasi 24 ore in un'orbita terrestre estremamente ellittica (HEO), che la porterà fino a 74.273 km di "altezza", cioè di distanza dalla Terra. Questa fase è stata introdotta anche per permettere all'equipaggio di testare manualmente i sistemi di volo mentre sono ancora "vicini" alla Terra.
Se qualcosa non dovesse funzionare in queste prime ore, il rientro sarebbe immediato. Solo dopo questa "prova generale" verrà data la spinta finale. Tuttavia, questa orbita iniziale molto ellittica, servirà per sfruttare al massimo la fionda gravitazionale fornita dalla Terra.
Con questa accelerazione, lascerà l'orbita terrestre, rallentando costantemente per circa tre giorni, come una pallina lanciata verso l'alto che perde slancio. Raggiunto il punto di "Equigravità", dove l'attrazione terrestre e lunare si annullano, la capsula starà procedendo verso la Luna a circa 3.200-3.600 km/h.
La virata e il ritorno
Superato questo "scollinamento" inizierà ad accelerare verso il nostro satellite naturale. Durante il passaggio ravvicinato dietro la faccia nascosta della Luna (il vero e proprio flyby), la velocità di Orion subirà un'accelerazione dovuta alla "caduta" nel campo gravitazionale lunare, a circa 8.200-9.000 km/h rispetto alla superficie lunare.
A 7600 metri di quota e ha una velocità di 480 km/h usciranno i primi piccoli paracadute che, oltre a stabilizzare la Orion raddrizzandola, la rallenteranno fino a 160 km di l'ora. A poco meno di 3000 metri di quota verranno estratti i tre grandi paracadute che la rallenteranno fino all'impatto con l'oceano (Splashdown), che avverrà a 25-30 km/h.
Il confronto col passato: Orion contro Apollo
Nonostante il concetto di "ritorno libero" sia lo stesso, le differenze con le missioni Apollo sono marcate. Le navette degli anni '60 puntavano a un passaggio molto più radente, spesso entro i 110 km dalla superficie lunare, perché l'obiettivo era l'allunaggio. Artemis 2, essendo una missione di test, mantiene una distanza di sicurezza molto maggiore (oltre 7.000 km).

Questo non è solo per prudenza, infatti la Orion è sensibilmente più massiccia del Modulo di Comando Apollo (pesa circa il 50% in più) e deve gestire carichi termici e di radiazioni maggiori per un tempo più lungo.
Mentre le missioni Apollo abbandonavano spesso la traiettoria di "rientro libero" per entrare in orbita lunare (accendendo i motori per frenare), Artemis 2 "rinuncia" deliberatamente a questa manovra.
Artemis 2 è una celebrazione della meccanica orbitale passiva. È il trionfo dell'inerzia sulla forza, in un viaggio dove, per la maggior parte del tempo, i motori riposeranno, lasciando che siano le leggi di Keplero a guidare quattro esseri umani nel buio profondo, garantendo loro un biglietto di ritorno offerto dai poteri della gravità.
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