L'avvezione di spessore e le ondate di calore: questi sono i tre fenomeni che le rendono intense e durature

Contrariamente a quanto si pensi le ondate di calore che interessano l'Italia e l'Europa meridionale vengono alimentate da particolar meccanismi fisici, anche poco conosciuti, che le rendono intense e durature.

Le ondate di calore che investono l’Italia, e il Sud Europa più in generale, si formano quando un promontorio anticiclonico dinamico in quota si estende dal Nord Africa verso il Mediterraneo centrale e l’Italia.
Le ondate di calore che investono l’Italia, e il Sud Europa più in generale, si formano quando un promontorio anticiclonico dinamico in quota si estende dal Nord Africa verso il Mediterraneo centrale e l’Italia.

Nelle estati italiane, quando l’aria diventa un velo rovente che avvolge città e campagne, non si tratta solo di “sole a picco”. Dietro il termometro che sale oltre i +40°C si nasconde un meccanismo atmosferico sofisticato e potente che scalda per bene l’aria, rendendola opprimente.

Dietro questo meccanismo abbiamo la cosiddetta “avvezione di spessore”, il vero incubatore delle ondate di calore, un processo che trasporta aria calda e secca dalle quote superiori della troposfera fino ai nostri bassi strati, amplificando il calore in modo implacabile.

Cos’è l’Avvezione di Spessore?

In meteorologia l’avvezione di spessore indica il trasporto orizzontale di una massa d’aria calda e molto secca che coinvolge non solo i bassi strati, ma si estende fino alla media troposfera. Durante la primavera e soprattutto l’estate, questo flusso sub-tropicale diventa l’elemento chiave per la formazione delle ondate di calore sulle nostre regioni.

Immaginate un promontorio anticiclonico che si erge dal Maghreb, dal Sahara algerino o libico. Questo corridoio anticiclonico si allunga verso nord, spingendo aria calda sahariana che, salendo di latitudine, si espande in quota. I valori di geopotenziale a 500 hPa aumentano sensibilmente, stabilizzando l’intera colonna d’aria.

La “subsidenza atmosferica” consiste in un lento moto discendente, presente all’interno di un robusto anticiclone, che comprime ulteriormente la massa d’aria, creando spesso inversioni termiche che intrappolano il calore vicino al suolo.
La “subsidenza atmosferica” consiste in un lento moto discendente, presente all’interno di un robusto anticiclone, che comprime ulteriormente la massa d’aria, creando spesso inversioni termiche che intrappolano il calore vicino al suolo.

Il risultato è un promontorio anticiclonico molto robusto, che inibisce la formazione di nuvole e favorisce un riscaldamento progressivo e duraturo, fino agli strati più bassi della troposfera (quindi nei pressi del suolo).

L’avvezione di spessore spiega perché certe ondate di calore non durano un giorno o due, ma si protraggono per una settimana o più. È un meccanismo che carica l’atmosfera come una batteria termica: giorno dopo giorno il calore si accumula, i suoli si surriscaldano, e l’anticiclone si auto-rinforza.

La compressione adiabatica e la subsidenza

Il riscaldamento non deriva solo dal trasporto orizzontale di aria calda (avvezione termica). Ma entrano in gioco ben due fenomeni cruciali che lo amplificano. Stiamo parlando della “compressione adiabatica” e della “subsidenza atmosferica”.

La “subsidenza atmosferica” consiste in un lento moto discendente, presente all’interno di un robusto anticiclone, che comprime ulteriormente la massa d’aria, creando spesso inversioni termiche che intrappolano il calore vicino al suolo.

Durante la “compressione adiabatica”, mentre l’aria discende lentamente negli strati inferiori sotto l’anticiclone, viene compressa e si riscalda (come quando si pompa aria in una bicicletta).

A questi si aggiunge l’insolazione estiva intensissima. I giorni lunghi, il sole quasi a picco e i suoli (soprattutto quelli urbanizzati e cementificati) che si trasformano in autentici radiatori naturali. L’aria sub-tropicale, già calda e secca in origine, diventa bollente.

Le ondate di calore dirette sull’Italia

Le ondate di calore che investono l’Italia, e il Sud Europa più in generale, si formano quando un promontorio anticiclonico dinamico in quota si estende dal Nord Africa verso il Mediterraneo centrale e l’Italia.

Lungo il bordo occidentale di questa struttura anticiclonica si attiva un flusso meridionale o sud-occidentale, pronto a richiamare aria calda direttamente dal Sahara, carica di calore e polvere (a volte visibile come cieli lattiginosi o tramonti rossastri).

L’avvezione di spessore stabilizza l’anticiclone, allorquando l’aria calda non solo arriva, ma si accumula in quota, rinforzando la discesa di masse d’aria che si comprimono e scaldano ulteriormente.

Nei bassi strati si instaura una ventilazione debole o moderata meridionale. Quest’ultima impedisce il ricambio con aria più fresca marina o atlantica. Le notti rimangono calde (notti tropicali), impedendo al terreno di raffreddarsi.

Nei bassi strati si instaura una ventilazione debole o moderata meridionale. Quest’ultima impedisce il ricambio con aria più fresca marina o atlantica. Le notti rimangono calde (notti tropicali), impedendo al terreno di raffreddarsi.
Nei bassi strati si instaura una ventilazione debole o moderata meridionale. Quest’ultima impedisce il ricambio con aria più fresca marina o atlantica. Le notti rimangono calde (notti tropicali), impedendo al terreno di raffreddarsi.

Il Mar Mediterraneo gioca un ruolo ambivalente, dato che da un lato può mitigare leggermente le temperature costiere grazie alla brezza, ma in situazioni di blocco anticiclonico contribuisce a mantenere l’umidità relativa bassa, nei primi giorni, rendendo il caldo più secco e sopportabile in alcune zone, ma ancora più insidioso per l’organismo umano a causa dello stress termico prolungato.

Queste configurazioni sono tipiche tra giugno e agosto, quando la corrente a getto subtropicale si sposta verso nord e lascia il Mediterraneo esposto a influssi sub-tropicali, legati alla calda cella di Hadley.

Negli ultimi decenni, con il cambiamento climatico, la frequenza e l’intensità di queste ondate è aumentata: l’anticiclone africano è diventato più persistente rispetto al classico anticiclone delle Azzorre, e le temperature medie estive sono salite, rendendo i picchi estremi più probabili.

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