Questo super buco nero sta fermando il tempo: come il quasar inibisce la formazione stellare

Un quasar dell’Universo primordiale mostra come la radiazione e i venti di un buco nero supermassiccio possano ridurre la formazione stellare, influenzando non solo la galassia ospite ma anche quelle vicine su scale intergalattiche enormi.

il buco nero supermassiccio J0100+2802 con la sua intensa radiazione e i forti venti ha inibito la formazione di stelle nella galassia che lo opsita.
il buco nero supermassiccio J0100+2802 con la sua intensa radiazione e i forti venti ha inibito la formazione di stelle nella galassia che lo opsita.

Il recente studio del buco nero supermassiccio J0100+2802 ha svelato agli scienziati qualcosa di inatteso. Lo studio ha messo in luce come questi oggetti possano esercitare sull'ambiente circostante un'influenza molto più estesa di quanto si potesse immaginare.

Non solo divorano tutto ciò che gli sta intorno, possono influenzare il comportamento dell’intera galassia che li ospita e, addirittura, anche delle galassie vicine. Ma cosa hanno esattamente osservato gli astronomi?

L’enorme radiazione e i venti che si producono nel disco che circonda i buchi neri supermassicci riescono a sopprimere la formazione di nuove stelle all’interno della galassia fermando, metaforicamente, l’orologio che scandisce il tempo della formazione stellare.

J0100+2802, un mostro cosmico

Il buco nero J0100+2802 si trova nel cuore di una remota galassia, ad una distanza di circa 12.8 miliardi di anni luce dalla Terra in direzione tra le costellazioni dei Pesci e Andromeda. La sua massa è stata stimata dell’ordine di 10 miliardi di masse solari.

E’ straordinario anche per gli astronomi come questo oggetto cosmico abbia potuto raggiungere una tale massa ad un’età dell’Universo così giovane.

J0100+2802 si manifesta come quasar, cioè come un nucleo galattico che all’osservazione appare simile ad una stella.

Tuttavia, la sua luminosità, soprattutto alle lunghezze d’onda radio, nulla ha a che fare con quella di una stella: è così elevata da essere osservabile a distanza di miliardi e miliardi di anni luce.

Il termine quasar è una contrazione di QUASi-stellAR radio source, cioè "radiosorgente quasi stellare". E' un nucleo galattico attivo estremamente luminoso. Il nome deriva dal fatto che questi oggetti, la cui natura è stata controversa fino ai primi anni ottanta, furono inizialmente scoperti come potenti sorgenti radio, la cui controparte ottica risultava puntiforme come una stella.

Yongda Zhu e colleghi, in un articolo pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal Letters, hanno riportato una curiosa scoperta.

Immagine di un quasar (3C 273) come osservato dal telescopio spaziale Hubble nel visibile. Credit: ESA/Hubble & NASA
Immagine di un quasar (3C 273) come osservato dal telescopio spaziale Hubble nel visibile. Credit: ESA/Hubble & NASA

La galassia che ospita il buco nero supermassiccio J0100+280, sebbene sia giovane, tuttavia entro un raggio pari a circa 22 milioni di anni luce

J0100+280 non mostra evidenze di formazione di stelle: si comporta come se fosse vecchia.

La presenza di regioni in cui è in corso la formazione di stelle è caratterizzata da un'elevata concentrazione di ossigeno doppiamente ionizzato (atomi di ossigeno che hanno perso due elettroni). La galassia che ospita il buco nero ne è assolutamente povera, il che indica assenza di formazione stellare.

Eppure in una galassia così giovane si dovrebbe osservare un'intensa attività di formazione stellare.

Inibitori di formazione stellare

La spiegazione più plausibile formulata da Yongda Zhu e colleghi è che sia colpa proprio del buco nero supermassiccio. L’abbondante radiazione ultravioletta emessa dal disco di accrescimento che circonda il buco nero riesce a fotodissociare l'idrogeno molecolare di cui sono costituite le nubi galattiche in cui avviene la formazione delle stelle.

Ricordiamo che l'idrogeno molecolare è sufficientemente freddo da consentire il collasso di frammenti di nube, primo passo verso la formazione delle stelle. Invece, la fotodissociazione lo rende più caldo inibendone il collasso.

Ma non solo, anche i fortissimi venti che si originano nel disco possono spazzare via le nubi molecolari, privando la galassia della materia prima per la nascita delle stelle.

La radiazione ultravioletta e i venti emessi dal disco che circonda il buconero supermassiccio fotodissociano l’idrogeno delle nubi molecolari impedendo il collasso gravitazionale e l’innesco della formazione stellare.

Un altro studio del 2026, pubblicato su Nature a cura di Weizhe Liu e collaboratori, supporta ulteriormente questo scenario. Studiando 27 quasar del giovane Universo con JWST, hanno trovato potenti venti da questi prodotti che raggiungono velocità fino a circa 8.400 km/s che anche loro contribuiscono a ostacolare la formazione stellare.

Esempio di regione di formazione stellare. Queste sono assenti nella galassia che ospita il buco nero supermassiccio J0100+2802. Credit: NASA, ESA, and F. Paresce (INAF-IASF, Bologna, Italy), R. O'Connell (University of Virginia, Charlottesville), and the Wide Field Camera 3 Science Oversight Committee
Esempio di regione di formazione stellare. Queste sono assenti nella galassia che ospita il buco nero supermassiccio J0100+2802. Credit: NASA, ESA, and F. Paresce (INAF-IASF, Bologna, Italy), R. O'Connell (University of Virginia, Charlottesville), and the Wide Field Camera 3 Science Oversight Committee

Gli scienziati che hanno condotto lo studio sono arrivati a stimare che J0100+2802 da ben 3.1 milioni di anni sta inibendo la formazione stellare non solo nella galassia che lo ospita ma anche nelle galassie vicine.

Radiazione e venti rappresentano quindi due facce dello stesso “feedback” del buco nero: la prima altera la chimica e lo stato termico del gas, i secondi possono spingerlo fuori dalle regioni in cui nascerebbero le stelle.

Galassie giovani che appaiono vecchie

Il quadro che emerge da questi recenti studi è che i buchi neri supermassicci non soltanto divorano tutto ciò che cade nel loro raggio di attrazione gravitazionale, ma con i loro potenti venti e l'intensa radiazione condizionano l’evoluzione della galassia ospite e delle galassie vicine.

L’effetto risultante è che le galassie che li ospitano o si trovano ad essi vicine, non esibendo formazione stellare attiva, appaiono alle osservazioni più simili a galassie vecchie in cui il naturale processo di formazione stellare si è esaurito per età.

Invece si tratta di galassie giovani in cui i buchi neri ne hanno inibito la formazione stellare, "fermando" l’orologio che scandisce il tempo dell'evoluzione stellare.

Riferimento della notizia

Yongda Zhu et al.. (2026). Quasar Radiative Feedback May Suppress Galaxy Growth on Intergalactic Scales at z = 6.3.
Weizhe Liu et al.. (2026). Extreme galaxy-scale outflows are frequent among luminous early quasars.