Venere. il pianeta gemello della Terra, sotto le nubi continua a spaccarsi e forse a eruttare
Nuovi modelli delle fratture venusiane indicano che Venere potrebbe essere geologicamente attivo. Le prossime missioni spaziali dovranno confermare la reale esistenza di eruzioni e ricostruire l’evoluzione del pianeta gemello.

Venere possiede un’atmosfera così spessa da rendere invisibile la sua superficie.Circa 80 km di gas ne oscurano la superficie, gas così densi e pesanti da esercitare al suolo una pressione pari a 92 atmosfere, equivalente a quella che si sperimenta sulla Terra a quasi un chilometro di profondità negli oceani.
Per questo motivo lo studio di questo pianeta è proceduto più lentamente e con maggiori difficoltà rispetto ad altri pianeti.
Si pensi, di contro, al pianeta Marte, la cui tenue atmosfera permette ai rover, ad esempio Spirit e Opportunity, che ne hanno percorso alcune piccole regioni della sua superficie, o Curiosity e Perseverance, che la stanno attualmente percorrendo, di poter spingere il loro sguardo chiaramente fino all’orizzonte.
Tuttavia, recenti studi stanno rivelando una nuova immagine di questo pianeta, geologicamente ancora molto attivo con fratture enormi (le rift valleys) e vulcani in eruzione. Insomma, un pianeta "vivo" con sufficiente energia interna da modificare su brevi tempi scala il suo paesaggio.
Venere, il gemello della Terra
Tra tutti i pianeti del Sistema Solare, Venere è il più simile alla Terra per raggio (circa 6.052 km, contro i 6.371 km terrestri), per massa (circa l’81,5% di quella della Terra), per densità media (circa il 95% di quella terrestre) e per gravità (circa il 90% di quella terrestre). Per queste somiglianze, Venere è considerato il "gemello" della Terra, anch’esso con un nucleo metallico, un mantello roccioso e una crosta, entrambi i pianeti originatisi probabilmente a partire da materiali simili.
L’impenetrabilità dell’atmosfera di Venere, soprattutto se confrontata con la maggiore accessibilità di Marte, ha alimentato in modo diverso l’immaginario umano.
Nella fantasia collettiva, e in particolare in quella cinematografica, i marziani sono spesso rappresentati come esseri maschili, tecnologicamente avanzati, razionali, freddi o aggressivi. Le venusiane, invece, compaiono più raramente e assumono connotazioni femminili, enigmatiche e ambivalenti
Le vecchie immagini di Magellan raccontano un pianeta in movimento
Prime indicazioni che Venere potesse essere un pianeta geologicamente attivo sono arrivate dalle immagini raccolte dalla missione Magellan della NASA.
. Nuove analisi delle stesse immagini effettuate anni dopo hanno rilevato come la superficie in corrispondenza di alcuni vulcani, durante il periodo di operazione di Magellan, si fosse modificata in maniera compatibile con eruzioni e colate laviche.

Tuttavia, non tutta la comunità scientifica concorda sull’interpretazione di queste immagini come prova di attività vulcanica. Alcuni piuttosto attribuiscono le differenze al fatto che immagini raccolte ad epoche diverse siano state prese da angolature differenti.
Le grandi fratture che svelano il calore interno
Un recente studio pubblicato sulla rivista Nature, a prima firma del planetologo Xi Yang, si è focalizzato sui Chasmata, cioè lunghissime fratture del suolo, che nel caso di Venere si estendono anche oltre i 40.000 km.
I rigonfiamenti rilevati lungo le valli adiacenti le fratture, secondo i modelli sviluppati dagli autori dello studio, indicano attività geologica ancora in corso o conclusa negli ultimi milioni o decine di milioni di anni.
La morfologia della frattura è compatibile con tassi di apertura di circa 3-10 centimetri all’anno. Questa evidenza non significa che Venere come la Terra possieda una tettonica a placche. Potrebbe più semplicemente possedere un’unica litosfera continua, ma con crepe. E proprio lungo queste crepe vengono rilevate maggiori emissioni di energia termica.

Riesaminando i dati di Magellan, ricercatori italiani, a supporto dell’idea di un pianeta “vivo”, hanno proposto l’esistenza, presso Nyx Mons, di un tubo di lava sotterraneo dal diametro di circa 1 km, che tanto ricorda i famosi ingrottamenti lavici osservati sulla Terra.
Le missioni che dovranno risolvere il mistero
Venere ha dimensioni simili alla Terra, ma non possiede oceani e presenta temperature superficiali vicine a 465 °C con un’atmosfera dominata dall’anidride carbonica ma anche acido solforico.
Studiare l’eventuale attività vulcanica e geologica di questo pianeta potrebbe aiutare gli scienziati a capire perché due mondi rocciosi e inizialmente simili, Venere a Terra, abbiano potuto imboccare destini così diversi.
Almeno tre sono le missioni progettate per lo studio dell’atmosfera e della superficie di Venere. Parliamo di VERITAS, dotata di radar più potenti rispetto a Magellan, di DAVINCI, anche questa della NASA, ed EnVision dell’ESA. Le immagini ottenute da queste sonde, in cui stavolta sarà possibile tener conto delle diverse angolature di ripresa, potranno svelare vere modifiche della superficie rispetto ai sospettati artefatti strumentali.
Gli indizi finora raccolti, anche se da confermare, sembra che convergano verso una conclusione affascinante, e cioè che sotto le nubi giallastre, Venere non sia un relitto congelato, ma probabilmente un pianeta geologicamente vivo, la cui attività potrebbe continuare ancora oggi.
Riferimento della notizia
Xi Yang et al.. (2026). Recent active rifting on Venus revealed by wide rift flank uplifts.