Le falde acquifere del mondo sono in declino, serve una gestione più accorta

Il fenomeno è particolarmente critico nelle regioni aride del pianeta, dove l’agricoltura intensiva attinge massicciamente alle acque sotterranee.

Le riserve idriche sotterranee del pianeta sono sotto forte pressione a causa dei cambiamenti climatici, della crescita demografica e delle attività umane.
Le riserve idriche sotterranee del pianeta sono sotto forte pressione a causa dei cambiamenti climatici, della crescita demografica e delle attività umane.

Le riserve idriche sotterranee del pianeta sono sotto forte pressione a causa dei cambiamenti climatici, della crescita demografica e delle attività umane. Secondo un ampio studio pubblicato su Nature le falde acquifere globali stanno perdendo volume a un ritmo di circa 17 km³ all’anno. Parliamo di una quantità di acqua paragonabile a quella del lago di Como.

Si tratta di un dato basato su oltre 170.000 pozzi di monitoraggio raccolti in quasi 40 anni su circa 1.700 acquiferi (inclusi quelli italiani), rivela un quadro preoccupante ma non privo di speranza.

La ricerca, durata tre anni e condotta da un team internazionale, mostra che il 71% delle falde analizzate ha registrato un calo drastico dei livelli idrici a partire almeno dagli anni Ottanta.

Più di due terzi di questi acquiferi perdono almeno 10 centimetri di livello all’anno, mentre un decimo di essi scende a un ritmo di 50 centimetri l’anno. Il declino, inoltre, si è accelerato in modo significativo dopo il 2000.

Le aree maggiormente colpite da questo declino

Il fenomeno è particolarmente critico nelle regioni aride del pianeta, dove l’agricoltura intensiva attinge massicciamente alle acque sotterranee. Tra le aree più colpite abbiamo la California, l’Australia, la Spagna, il Sud Italia e l’Iran.

Lo studio non si limita a denunciare il problema, ma evidenzia anche esempi concreti di recupero possibile, grazie a politiche mirate.
Lo studio non si limita a denunciare il problema, ma evidenzia anche esempi concreti di recupero possibile, grazie a politiche mirate.

In questi contesti, il riscaldamento globale aggrava la situazione, dato che le colture richiedono sempre più acqua, mentre le precipitazioni diminuiscono, riducendo la ricarica naturale delle falde.

La Banca Mondiale definisce le acque sotterranee come l’assicurazione della natura, perché garantiscono la sicurezza alimentare, riducono la povertà e sostengono la crescita economica. Senza un intervento, però, questa risorsa strategica rischia di esaurirsi.

I casi virtuosi della gestione delle falde acquifere

Lo studio non si limita a denunciare il problema, ma evidenzia anche esempi concreti di recupero possibile, grazie a politiche mirate. In Spagna, un acquedotto dai Pirenei alimenta la falda di Los Arenales, nella Spagna centrale, invertendo il trend di deplezione.

In Arizona (Stati Uniti), l’acqua del fiume Colorado viene deviata per ricaricare gli acquiferi locali (anche se questo ha conseguenze sul delta del fiume).

Nel bacino di Bangkok (Thailandia), i livelli delle falde erano crollati alla fine del Novecento, ma negli ultimi decenni sono risaliti grazie a misure come tasse sul pompaggio e autorizzazioni obbligatorie per i pozzi.

Lo studio su Nature conferma che lo sfruttamento eccessivo minaccia le falde acquifere mondiali, ma sottolinea anche che gli esseri umani possono cambiare le cose, in meglio.
Lo studio su Nature conferma che lo sfruttamento eccessivo minaccia le falde acquifere mondiali, ma sottolinea anche che gli esseri umani possono cambiare le cose, in meglio.

Questi casi, sopra elencati, dimostrano che, con decisioni consapevoli e concentrate, gli esseri umani possono invertire il declino.

La situazione in Italia

Anche il nostro Paese è incluso nell’analisi. A Milano, per esempio, la falda si sta alzando a causa della riduzione dei prelievi industriali (fenomeno noto anche nell’hinterland napoletano). La chiusura di molte fabbriche ha ridotto i pompaggi, permettendo alla falda di risalire fino quasi in superficie.

In Italia, però, lo stato degli acquiferi varia fortemente da zona a zona, dato che non esiste un quadro nazionale uniforme e ogni bacino va analizzato singolarmente.

Lo studio su Nature conferma che lo sfruttamento eccessivo minaccia le falde acquifere mondiali, ma sottolinea anche che gli esseri umani possono cambiare le cose, in meglio.

Con una conoscenza più approfondita delle risorse e una gestione sostenibile, basata su monitoraggio continuo, regolamentazione e progetti di ricarica artificiale, è possibile preservare questa assicurazione della natura per le generazioni future.