10 luglio 1976, 50 anni dal gravissimo incidente di Seveso: fu un disastro senza precedenti

Si compiono 50 anni dal disastro di Seveso, avvenuto il 10 luglio del 1976. Dall'esplosione di una fabbrica si sprigionò una nube di diossina che ebbe enormi conseguenze sanitarie e ambientali. Segnò anche uno spartiacque nella sensibilizzazione e legislazione ambientale, da cui nacque per esempio la direttiva Seveso.

Il disastro di Seveso è stato un grave incidente industriale avvenuto il 10 luglio del 1976 in Italia: le conseguenze sanitarie e ambientali furono enormi e diedero una spinta per una legislazione che proteggesse di più persone e ambiente.
Il disastro di Seveso è stato un grave incidente industriale avvenuto il 10 luglio del 1976 in Italia: le conseguenze sanitarie e ambientali furono enormi e diedero una spinta per una legislazione che proteggesse di più persone e ambiente.

Il 10 luglio del 1976, esattamente 50 anni fa, si verificava in Italia un grave incidente industriale dalle conseguenze gravissime. Lo scoppio di un reattore presso la fabbrica dell'azienda svizzera Icmesa a Meda, un comune incollato a Seveso, poche decine di chilometri a nord di Milano, portò alla fuoriuscita e dispersione di una nube tossica con diossina TCDD, il tipo di diossina più tossico in assoluto.

L’esplosione avvenne la mattina, poco prima delle 13 e la nube di diossina contaminò una vasta area. Le zone maggiormente colpite furono Seveso e Meda (la fabbrica esplosa si trovava proprio al confine fra i due comuni), e fu qui che venne individuata la cosiddetta “zona rossa”.

Fra Seveso e Meda sorgeva la fabbrica Icmesa, di cui oggi resta solo il nome della via (foto Lorenzo Pasqualini)
Fra Seveso e Meda sorgeva la fabbrica Icmesa, di cui oggi resta solo il nome della via (foto Lorenzo Pasqualini)

I danni alla salute degli abitanti di Seveso furono enormi, anche se non tutti di facile individuazione. Particolarmente colpiti furono i bambini. Effetti molto gravi ci furono anche sulle donne in gravidanza.

Ci vollero giorni prima che i giornali ed i telegiornali parlassero dell’incidente. La gravità dell'incidente fu tale che ebbe poi risalto nei giorni successivi sui media di tutta Europa. Quasi mille persone vennero evacuate.

Un disastro di grandi proporzioni

L’Italia scopriva così gli effetti del primo grande incidente industriale con conseguente disastro ambientale della sua storia, con conseguenze molto pesanti sulla popolazione. Il disastro di Seveso è considerato anche uno dei più gravi disastri industriali a livello mondiale. I danni sono stati molto duraturi e sono andati avanti nel corso dei decenni.

Dopo il 1976 tutte le abitazioni situate nella zona di maggior contaminazione vennero rase al suolo, e su una superficie di decine di ettari venne asportato il terreno per 46 centimetri in profondità, rimpiazzato con terreno proveniente da aree non inquinate. Anche lo stabilimento dell’ICMESA venne distrutto.

Oggi il Bosco delle Querce sorge sul luogo del disastro

A 50 anni dal disastro, sul luogo che un tempo era la zona rossa, l’area di maggior contaminazione, sorge oggi un parco pieno di alberi e prati conosciuto come Bosco delle Querce. La realizzazione del parco ha preso il via nel 1984, anche sulla spinta dei movimenti popolari che a Seveso chiedevano una riqualificazione dell’area.

Una lezione che cambiò l'Italia e l'Europa

L’incidente di Seveso scosse l’opinione pubblica e costrinse la politica ad agire con le prime leggi ambientali e sulla sicurezza dagli incidenti industriali. Nel 1982 arrivò ad esempio dal Parlamento e dalla Comunità Europea la Direttiva Seveso, una normativa specifica per la prevenzione dei rischi industriali gravi. Seguirono due nuove direttive Seveso, nel 1996 e nel 2012.

Il disastro di Seveso ebbe importanti influenze anche sul dibattito che da anni c’era in Italia in merito alla regolamentazione dell’aborto, a quel tempo ancora non legale. Il dramma vissuto dalle madri della zona contaminata, portò ad una accelerazione del processo in corso già da anni, che portò nel 1978 alla legge 194 poi confermata dal referendum del 1981.