6 aprile 2009, l’anniversario del terremoto che sconvolse L’Aquila

Il 6 aprile del 2009 L'Aquila e molte altre località dell'Abruzzo vennero sconvolte da un forte terremoto. A 9 anni da quell'evento, resta fondamentale la prevenzione sismica e la conoscenza dei rischi geologici presenti sul nostro territorio

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 06 Apr 2018 - 00:37 UTC
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Il terremoto che colpì L'Aquila e provincia nella notte fra il 5 ed il 6 aprile 2009 fu disastroso, con oltre trecento morti

Il 6 aprile del 2009 un forte terremoto colpiva l’Italia centrale, con epicentro vicino la città de L'Aquila, in Abruzzo. Il capoluogo abruzzese e molti centri abitati vicini, subirono pesanti danni. L’impatto del sisma sulla antica città abruzzese e su tanti paesi, borghi e località vicine, fu devastante. Nei crolli avvenuti nella notte fra il 5 ed il 6 aprile, morirono oltre 300 persone. Oltre 1600 furono i feriti, ed 80.000 gli sfollati. Il terremoto avvenne alle ore 3.32 del 6 aprile del 2009, in piena notte. Secondo i dati dell’INGV, il sisma ebbe una magnitudo momento (Mw) 6.3 e magnitudo Richter (Ml) 5.8.

Il sisma de L’Aquila è stato uno dei più devastanti della storia recente d’Italia, il più pesante in termini di vittime e danni da quello dell’Irpinia del 1980. L’ultimo terremoto con vittime in Italia era stato quello del 2002 in Molise, e precedentemente quello del 1997 in Umbria e Marche.

La vulnerabilità degli edifici 

Ancora una volta il terremoto colpiva la catena appenninica. Da tempo si conosceva l’elevata sismicità di quell'area, grazie alle mappe della pericolosità sismica in Italia, frutto di un lavoro che i ricercatori sismologi portano avanti da decenni (consultabili qui). Del resto, a L’Aquila era ben noto il precedente grande terremoto avvenuto nel 1703.

Tuttavia, ancora una volta le strutture delle case e degli edifici pubblici si mostrarono completamente inadeguate. Come già in occasione dei precedenti terremoti, emergeva nuovamente un vecchio problema: in Italia la pericolosità sismica è elevata su una vasta parte del territorio (come mostrano le mappe di pericolosità), ma si fa troppo poco per prevenire e per ridurre l'elevato rischio, riducendo vulnerabilità di edifici pubblici e abitazioni. E troppi edifici pubblici, comprese scuole ed ospedali, non sono sufficientemente sicuri. 

Anche la ricostruzione della città (ancora in corso e in certe aree ancora incompiuta) è stata al centro di pesanti scandali negli anni passati, ed anche soggetta ed enormi lentezze. I fatti de L’Aquila legati alla ricostruzione, verranno ricordati a lungo come esempio di cosa non deve accadere dopo un disastro come quello.

La prevenzione sismica: fondamentale

A partire dal 2017, il ricordo del devastante terremoto de L’Aquila si unisce al ricordo degli altri terremoti avvenuti negli anni a seguire nell’Italia centrale, poche decine di chilometri più a nord, nel 2016-2017 (Amatrice, Norcia, Sibillini) ed in Emilia-Romagna nel 2012. Anche in seguito a questi eventi è cresciuta la sensibilità intorno al rischio sismico in Italia, ma ancora tanto c’è da fare.

Un passo avanti importante è stato l'inserimento del "sisma bonus", detrazioni fiscali per chi adotta misure antisismiche sulla propria abitazione; detrazioni che si fanno importanti per chi vive nelle aree con pericolosità sismica più elevata (zona 1 e 2).

Edilizia antisismica grazie al "sisma bonus" e conoscenza del rischio

Il ricordo dei passati eventi sismici in Italia, deve essere un impulso alla prevenzione sismica, l’unica soluzione – al momento – per non farci trovare impreparati dal prossimo terremoto, che prima o poi si verificherà. Costruire edifici resistenti, antisismici, informarci sul comportamento in caso di terremoto, sapere in che zona sismica ci troviamo, sono tutte cose da fare per ridurre il rischio sismico.

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