Caldo estremo e clima: il condizionatore è veramente così dannoso per salute e ambiente? Facciamo chiarezza

Le potenti ondate di caldo aumentano i consumi energetici a causa dell’uso e talvolta abuso del condizionatore. I climatizzatori però sono inevitabili in situazioni estreme come a fine giugno, quali sono i loro reali impatti ambientali e sanitari e come ridurli?

Lo split interno di un impianto di aria condizionata. Importante è tenere puliti i filtri e regolare la temperatura possibilmente entro 6°C di differenza dall'esterno, e mai sotto ai 26°C.
Lo split interno di un impianto di aria condizionata. Importante è tenere puliti i filtri e regolare la temperatura possibilmente entro 6°C di differenza dall'esterno, e mai sotto ai 26°C.

L’aria condizionata è spesso demonizzata per i suoi effetti collaterali sull’ambiente e sulla salute. È vero che un uso smodato del condizionatore ha impatti ambientali e sanitari non indifferenti, ma di fronte a ondate di caldo estreme come quella di fine giugno è difficile farne a meno.

Per la maggior parte degli edifici è difficile e costoso intervenire in tempi rapidi per efficientarli e comunque una parte di raffrescamento resterebbe comunque necessaria. C’è però modo di ridurre l’impatto o addirittura di usare l’aria condizionata a costo ed emissioni zero.

Consumi ed emissioni

La maggior parte dei climatizzatori funziona col metodo della pompa di calore. Un apposito liquido refrigerante assorbe il calore dall'aria degli ambienti interni e lo trasferisce all'unità esterna, dove viene disperso nell’ambiente.

Indicativamente raffrescare una stanza da 20–25 m2 con un climatizzatore portandola a 26°C quando fuori ci sono 35°C richiede fra 0,5 e 0,8 kWh, che sale a 0,8 - 1,3 kWh se la temperatura esterna è di 40°C.

Quanto a consumi ed emissioni, il raffrescamento degli edifici comporta circa il 7% dei consumi elettrici mondiali e del 3% delle emissioni di gas serra. In Italia le cifre sono inferiori, indicativamente al 3-5% dei consumi elettrici, ma sale anche al 20% durante le ondate di caldo.

Sono emissioni importanti, ma nettamente inferiori a quelle del traffico veicolare e inferiori anche alle ben più immorali emissioni militari.

Gas serra fluorati e condizionatori

I climatizzatori contribuiscono alle emissione serra anche attraverso le perdite o, se non eseguito correttamente, lo smaltimento dei gas refrigeranti (F-gas). Da tempo i CFC, dannosi anche per il buco nell’ozono, sono stati sostituiti con gas ritenuti innocui per l’ozono stratosferico, ma che sono però potenti gas serra.

L'Unione Europea ha preso provvedimenti con il regolamento F-gas, che prevede la progressiva eliminazione dei gas a più alto fattore di global warming (GWP). I climatizzatori più recenti utilizzano un gas detto R32 (GWP circa un terzo del precedente R410A) e i migliori usano già ora R290 (propano), trascurabile dal punto di vista climatico.

I moduli esterni dei condizionatori espellono, in pratica, il calore interno nelle vie pubbliche. Se ci si trova vicino si percepisce il caldo, anche con diversi gradi in più di temperatura. Andrebbero quindi installati lontano da marciapiedi, ciclovie e mai sotto portici o strade molto strette come qui in un vicolo di Modena. Foto Luca Lobroso.
I moduli esterni dei condizionatori espellono, in pratica, il calore interno nelle vie pubbliche. Se ci si trova vicino si percepisce il caldo, anche con diversi gradi in più di temperatura. Andrebbero quindi installati lontano da marciapiedi, ciclovie e mai sotto portici o strade molto strette come qui in un vicolo di Modena. Foto Luca Lobroso.

Le perdite dei gas refrigeranti sono comunque marginali (0.2-0.3%) rispetto alle emissioni elettriche. In pratica i gas refrigeranti non sono il problema principale, ma nemmeno possono essere dimenticate.

Il calore residuo scalda le città?

Il calore immesso nell’aria dai condizionatori (waste heat) contribuisce all’isola di calore urbana, soprattutto nelle ore serali e notturne e nei vicoli e strade più stretti o sotto portici e atrio.

Secondo alcune ricerche scientifiche, a Tokyo il calore rilasciato dai condizionatori può aumentare la temperatura di 1-2 °C nei quartieri direzionali. A Phoenix (Arizona) gli impianti di condizionamento aggraverebbero l’isola di calore notturna di circa 1°C.

Sulle città italiane, la bibliografia al riguardo è scarsa. In linea di principio, però, possiamo fare una quantificazione qualitativa.

In vicinanza dei moduli esterni, a meno di un metro, la temperatura dell’aria può essere anche 5-10°C superiore a quella atmosferica standard. A 2-5 metri empiricamente si stima fra 0.5 e 2°C in più. Oltre i 5-10 metri, il contributo diventa generalmente trascurabile.

In pratica, il calore si percepisce passando accanto o vicino al modulo esterno del climatizzatore, ma nel complesso di una città diventa marginale, anche se non nullo.

Salute e condizionatore

Si pensa spesso agli impatti negativi sulla salute, e certo è vero che grossi sbalzi di temperatura possono comportare problemi sanitari. Va però detto che a far ammalare non è il freddo, ma virus e batteri. Che possono essere messi in circolo dai condizionatori se i filtri non vengono puliti o se lo split non viene opportunamente sanificato almeno ogni stagione estiva.

Se usato bene però, ovvero non tenendo troppo freddo, in genere evitando sbalzi di oltre 6°C e comunque temperature interne inferiori ai 26°C, i benefici sono maggiori dei danni, specie proprio nelle categorie più a rischio.

In presenza di potenti ondate di calore infatti il climatizzatore riduce il rischio di colpi di calore, disturbi cardiovascolari e mortalità, soprattutto negli anziani, nei malati cronici e nei soggetti fragili.

Si può usare il condizionatore a costo zero?

Il condizionatore sta diventando anche un tema di equità. Le fasce più povere della popolazione infatti spesso non possono permettersi il “lusso” di installarlo, e comunque faticano a pagare i costi energetici. Questo però non è un problema del condizionatore in se, ma delle iniquità della società.

Un modo di usare il condizionatore senza spendere in energia, o con costi bassi però c’è: dotando l’abitazione di impianto fotovoltaico, meglio se con batterie di accumulo. Un sistema che, se dotato di sistema EPS, protegge anche dai black out.

La povertà energetica, tema sempre più attuale con l’aumento dei costi dei combustibili fossili, potrebbe infatti essere combattuta, anziché con contributi a pioggia, offrendo alle fasce più povere della popolazioni facilitazioni economiche e normative per dotarsi di impianti rinnovabili domestici.

Più in genere, il problema emissioni serra e consumi elettrici può essere risolto facilmente proprio con la transizione energetica, passando a un sistema elettrico interamente a fonti rinnovabili e a emissioni zero.