Chi sono i Nomadi del Mare: il popolo che vive in acqua è in pericolo a causa del cambiamento climatico
Nel paradiso mondiale della biodiversità marina vive un popolo che non raggiunge quasi mai la terraferma. Adesso clima estremo e inquinamento ne stanno progressivamente cancellando l'identità e la stessa esistenza

Tra Filippine, Indonesia e Malesia si trova un’area considerata l’epicentro della biodiversità marina mondiale. È il Triangolo dei Coralli, dove tradizionalmente vive la popolazione Sama-Bajau.
Appartenente ad un gruppo etnico originario delle Filippine, questo popolo abita da secoli su barche simili a canoe e spesso dotate di un piccolo tetto a capanna, dette lepa lepa.
Il cambiamento climatico però non risparmia nemmeno i così detti Nomadi del Mare, spingendoli a mutare radicalmente il proprio stile di vita e non per il meglio.
Le caratteristiche uniche dei Nomadi del Mare
L’affascinante popolo dei Sama-Bajau trascorre praticamente tutta la vita sull’acqua, sulle barche o al massimo in palafitte.
I membri della comunità dei Nomadi del Mare attraccano infatti solo raramente sulla terraferma, e in casi particolari, come ad esempio seppellire i defunti o restaurare le imbarcazioni.
The Bajau people are the first tribe in the world to have evolved to adapt the life under the sea.
— Maxpein (@maximumpain333) October 12, 2024
They spend their entire lives living on the sea and searching for food on the ocean floor. They live in temporary stilt houses and on their boats, scattered throughout the seas of pic.twitter.com/xEQsFj1knE
Sono eccellenti pescatori e sono abituati ad immergersi a diversi metri di profondità, tanto da aver sviluppato una milza del 50% più grande del normale, che consente loro di immagazzinare più aria durante le lunghissime apnee.
Un altro dei tanti talenti sviluppato da questo popolo è la capacità di camminare sul fondo del mare per lunghi tratti. All'uso di zavorre si unisce uno straordinario controllo polmonare che regola la quantità di aria nei polmoni per annullare la spinta idrostatica dell'acqua che li spingerebbe verso l'alto.
A vere e proprie mutazioni geentiche si uniscono inoltre i timpani perforati intenzionalmente, per evitare i forti dolori legati alle immersioni.
I danni di un cambiamento irreversibile
Abituati a spostarsi seguendo l’andamento dei venti e delle nuvole, oggi la cultura di questo popol sta scomparendo perché è sempre più spesso vittima di un clima impazzito e della distruzione dell’habitat marino che rende difficile la pesca.
Quando i Bajau Laut sono costretti ad abbandonare il mare a causa di un clima imprevedibile che rende la permanenza in barca letale, non solo perdono le proprie tradizioni e la propria identità, ma anche le proprie risorse e sono costretti a vivere in baraccopoli lungo la costa, diventando in effetti degli sfollati.
Allo shock culturale si uniscono problemi pratici. Questa popolazione che nasce sul mare, spesso non possiede documenti ufficiali e i governi di Indonesia, Filippine e Malaysia li considera clandestini o apolidi. Questo si traduce anche in una mancanza di diritti, come quello all’istruzione o alla salute e in sfruttamento lavorativo o discriminazione sociale.
Molti, inoltre, abbandonano la propria religione animista nel tentativo di integrarsi, che però resta il più delle volte fallimentare.
Il cambiamento, inoltre, difficilmente è reversibile perché le leggi ambientali vietano ai Nomadi del Mare la raccolta di una specifica qualità di legno necessario a costruire o riparare i lepa lepa, mentre i bambini nati sulla terraferma non imparano a navigare, immergersi o pescare sott’acqua.
Perché i Nomadi del Mare sono in pericolo
Le principali minacce all’esistenza dei nomadi del mare sono tre. La prima riguarda le moderne tecniche di pesca, legali e non. La richiesta di pesce nel mondo sempre crescente spinge verso tecniche più redditizie ma decisamente distruttive per l’habitat del Triangolo dei Coralli.
La pesca con esplosivi è una di queste. Il Blast Fishing consiste nel lancio di bombe artigianali contenenti sostanze chimiche che storidiscono i pesci facendone salire a galla grandi quantità.
Un altro sistema consiste nell’utilizzo di pastiglie di cianuro lasciate sciogliere negli anfratti della barriera corallina dove vivono i pesci più pregiati che possono essere così stanati e catturati senza danneggiarli esteticamente.
Entrambe le tecniche non sono solo letali per l’intero ecosistema marino, ma anche pericolose per i pescatori in immersione.
La crisi ecologica che minaccia i Sama-Bajau
Un altro grave pericolo deriva dallo sbiancamento delle barriere coralline. Il mare si surriscalda sempre di più e le barriere coralline muoiono.

Secondo i dati di NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) tra il 2023 e il 2025 si è verificato il peggiore evento globale di sbiancamento dei coralli che ha danneggiato l’84,4% delle barriere coralline mondiali.
La biodiversità marina nel Sud-Est asiatico si riduce quindi progressivamente, i pesci non riescono a riprodursi come prima e anche le popolazioni di molluschi si fanno più scarse.
Se pesci e molluschi che sono cibo quotidiano e “moneta” di scambio per i Sama-Bajau vanno scomparendo, di conseguenza la loro tecnica di pesca diventa progressivamente inutile.
I rischi legati al clima
Non ultimo, il cambiamento climatico è il terzo grande rischio per la vita dei Nomadi del Mare.
Fenomeni come El Niño e la Niña alterano la ciclicità dei monsoni e di conseguenza il ritmo delle migrazioni e della pesca di questa popolazione.
Anche i temporali quotidiani, un tempo prevedibili grazie all’osservazione del cielo e del volo degli uccelli, e quindi gestibili, si trasformano sempre più spesso in fenomeni improvvisi ed estremamente violenti.
L’area abitata dai Nomadi del Mare, inoltre, era un tempo ritenuta sicura dai tifoni, ma non è più così. Le barche di legno dei Sama-Bajau non sono adatte ad affrontare quel tipo di tempeste e lo stesso vale per le palafitte su cui parte della popolazione ha cercato di trasferirsi.