Come fermare El Niño: la nuova scommessa della geoingegneria
Uno studio svela come modificare le nuvole per depotenziare El Niño e ridurre l'impatto sul clima globale, ma quali sono i possibili rischi? Ecco di cosa si tratta

Gli eventi meteo estremi si verificano oramai con una tale frequenza da essere prossimi a diventare pericolosamente normali. Preoccuparsi di prevenire nuove alluvioni, incendi, ondate di calore e siccità è quindi d’obbligo.
L’idea è arrivata dalla Black Summer australiana, l’ondata di incendi catastrofici che ha colpito l’Australia tra il 2019 e il 2020.
Un progetto per modificare le nuvole
Lo studio pubblicato sulla rivista Science Advances dimostra che si può utilizzare la geoingegneria solare per modificare le nuvole.
Può sembrare fantascienza ma in realtà il fenomeno si è già verificato in maniera naturale durante gli incendi che hanno colpito violentemente l’Australia alcuni anni fa.

Proprio gli incendi sono tra le conseguenze più catastrofiche dei cambiamenti climatici e così, tra il 2019 e il 2020 ventiquattro milioni di ettari di boschi sono andati in cenere in Australia, causando inoltre quasi cinquecento vittime.
Il denso fumo nero sprigionato dal fuoco ha viaggiato fino al sud del Pacifico, dove paradossalmente ha reso le nuvole più chiare, quindi in grado di riflettere di più la luce solare.
La conseguenza nell'immediato è stato il raffreddamento del mare, mentre a lungo termine si è verificato un potenziamento della Niña, la fase opposta al Niño, caratterizzata da temperature più fredde e piogge più abbondanti.
Dal fuoco alle nuvole: come si spiega il fenomeno dello sbiancamento
Per capire meglio cosa è successo in Australia bisogna ricordare che gli incendi rilasciano nell’atmosfera aerosol, vale a dire delle minuscole particelle solide e liquide che restano in sospensione nell'aria.
Nel caso della Black Summer asutraliana, la quantità di aerosol è stata gigantesca. Il vento poi l’ha trasportata verso il mare, dove si trovavano gli stratocumuli. Le grandi nuvole basse hanno innescato una reazione chimico-fisica grazie alla quale al loro interno si sono formati miliardi di goccioline microscopiche che le hanno trasformate in grandi specchi per il sole.
La parte di luce solare riflessa verso il cielo non è quindi riuscita a raggiungere la superficie dell’oceano, che ha perso progressivamente calore.
Il progetto del marine cloud brightening
A partire dall’osservazione del fenomeno detto marine cloud brightening, gli scienziati hanno pensato di replicarlo artificialmente in modo da immettere nell’atmosfera le minuscole goccioline di acqua.
Queste potranno così raggiungere le nuvole sugli oceani per renderle più chiare e riflettenti. Le simulazioni fatte al computer prendendo in esame gli eventi climatici del 1997-1998 e del 2015-2016, quelli cioè in cui El Niño ha colpito più violentemente, confermano che la strategia funziona.

Naturalmente non è previsto l’impiego di sostanze chimiche ma l’idea è quella di utilizzare la stessa acqua di mare e navi specializzate, disposte nei punti chiave dell’oceano e dotate della tecnologia adatta per trasformare l’acqua in una nebbia sottile da “sparare” in cielo con una enorme pressione.
Un possibile effetto a catena negativo
Anche il sistema del marine cloud brightening, per quanto affascinante e sostenibile, presenta qualche insidia.
Accentuare gli effetti della Niña raffreddando gli oceani può diventare tanto dannoso quanto un'ondata di calore.
Raffreddare il mare signifca modificare la pressione dell’aria al di sopra di esso. Questo rende più forti i venti alisei, che potenzialmente possono diventare la causa di alluvioni devastanti in alcune parti del mondo, e di siccità estrema in altre.
Per evitare ulteriori catastrofi il tempismo e l’accuratezza sono fondamentali. Qualunque intervento di cloud brightening dovrà essere fatto in un arco di tempo e in luoghi ben definiti, per una durata limitata e in ogni caso dovrà essere preceduto da accurate simulazioni.
Riferimento della notizia
Jessica S. Wan, John T. Fasullo, Nan Rosenbloom, Chih-Chieh Chen, Katharine Ricke. (2026). Targeted marine cloud brightening weakens subsequent El Niño.