Córdoba, scoperta eccezionale: ritrovati i resti di un elefante da guerra cartaginese, usato nelle guerre puniche
Un piccolo osso ritrovato a Cordova pone fine a secoli di dibattito e conferma che gli elefanti da guerra cartaginesi camminavano sulla penisola durante le guerre puniche.

Per decenni, gli elefanti da guerra di Annibale sono stati un’immagine potente, ma difficile da sostenere con prove materiali. Si citavano testi classici, monete e rilievi, ma mancava l’elemento chiave. Quel vuoto inizia a colmarsi con una scoperta a Cordova (Spagna) che, per la prima volta, fornisce un’evidenza fisica l�� dove prima c’era solo il racconto storico.
Un piccolo osso con grandi implicazioni
Il reperto chiave è un osso carpale, un elemento del “pugno” dell’animale, identificato come appartenente a un elefante. È emerso in livelli archeologici datati tra il IV e il III secolo a.C., un inquadramento cronologico che coincide con le guerre puniche e la presenza cartaginese nel sud della penisola iberica.
La scoperta proviene dal sito della Colina de los Quemados, associato a un oppidum preromano. Nello stesso livello sono stati documentati resti di attività violenta, come proiettili e altri elementi legati a un episodio militare. La forza dell’interpretazione non risiede nell’osso isolato, ma nel contesto archeologico in cui è stato rinvenuto.
Un elefante in uno scenario di conflitto
Gli studiosi sostengono che l’elefante non fosse un animale selvatico né un esemplare di epoca successiva, ma fosse legato a un episodio bellico. La sua presenza in un insediamento fortificato, insieme a evidenze di combattimento, rafforza l’ipotesi che facesse parte di un contingente militare cartaginese, probabilmente utilizzato come arma d’urto o elemento deterrente.
Questo tipo di animali svolgeva una duplice funzione nella guerra antica: impatto fisico e psicologico. Le loro dimensioni e la loro forza potevano spezzare le formazioni nemiche, ma anche generare panico tra truppe poco abituate a combattere contro di loro. La scoperta avvalora le descrizioni classiche che parlano dell’uso sistematico degli elefanti da parte dei Cartaginesi.
Perché è emerso un solo osso?
Il fatto che non sia stato recuperato lo scheletro completo non sminuisce il valore della scoperta. I ricercatori ipotizzano che l’animale possa essere morto durante uno scontro e che il resto del corpo sia stato rimosso successivamente. La macellazione, il riutilizzo delle parti o la semplice bonifica del terreno dopo il combattimento spiegano perché sia rimasto solo un osso di scarso valore pratico.
Negli eserciti antichi nulla veniva sprecato. Carne, pelle o zanne potevano essere riutilizzate, mentre elementi minori potevano essere abbandonati. Dal punto di vista archeologico, questo scenario è coerente con quanto si conosce della logistica militare dell’Antichità.
Uno studio scientifico che sostiene l’interpretazione
La scoperta è stata oggetto di un’analisi accademica pubblicata su una rivista scientifica specializzata. Lo studio descrive l’osso, ne conferma l’identificazione anatomica e valuta il suo inquadramento cronologico e archeologico. Sebbene gli autori sottolineino il carattere preliminare del lavoro, le conclusioni sono solide e aprono una nuova linea di ricerca.
È opportuno precisare che parlare di “elefanti di Annibale” è una semplificazione storica comprensibile, ma la scienza impone prudenza. La scoperta conferma la presenza di elefanti in un contesto punico in Hispania, un dato che finora non era stato dimostrato materialmente.
Questa scoperta costringe a ripensare il ruolo della penisola iberica nelle guerre puniche. Non fu solo un territorio di reclutamento o di approvvigionamento, ma uno scenario attivo di operazioni militari complesse. La presenza di elefanti implica un’organizzazione logistica avanzata, capace di mantenere animali di grandi dimensioni lontano dal loro habitat naturale.
Inoltre, rafforza l’idea che alcune campagne cartaginesi in Hispania furono più intense di quanto riflettano le fonti classiche. L’archeologia, ancora una volta, integra e corregge il racconto scritto.
Riferimento della notizia:
Rafael M. Martínez Sánchez, Agustín López Jiménez, et al., The elephant in the oppidum. Preliminary analysis of a carpal bone from a Punic context at the archaeological site of Colina de los Quemados (Córdoba, Spain). Journal of Archaeological Science: Reports, Volume 69, February 2026, 105577. doi.org/10.1016/j.jasrep.2026.105577