Dall’albero della Befana alle calze piene di frutta e fiori: tutto quello che non sapevi sui riti pagani dell’Epifania

Dopo l’agrifoglio natalizio e il pungitopo di Capodanno, la Befana porta in tavola rami di alloro e fiori primaverili: scopri il loro significato

L'albero di Natale che lascia il posto all'albero della Befana, frutti e fiori nella calze al posto di dolcetti e carbone: quello che non sapevi sulla Befana e l'Epifania

L’Epifania, celebrata il 6 gennaio, è per la Chiesa cristiana il giorno in cui Gesù si manifesta ai Re Magi, rivelandosi al mondo. Accanto al significato religioso, questa data custodisce un patrimonio di tradizioni molto antiche, legate alla terra, ai cicli agricoli e al ritmo delle stagioni.

In Italia, la figura pagana che meglio racconta questa festa è la Befana, depositaria di un patrimonio di credenze popolari che affonda le radici ben prima del cristianesimo.

La Befana e i riti agrari dell’antichità

Le origini della Befana sono comunemente ricondotte ai riti agrari di epoca romana, in particolare ai culti dedicati a Diana, dea della natura, dei boschi e della fertilità.

Diana di Versailles al museo del Louvre di Parigi

Tra il solstizio d’inverno e i primi giorni di gennaio si celebrava la fine dell’anno agricolo e l’inizio di uno nuovo, affidato simbolicamente a figure femminili protettrici dei campi.

La Befana nasce in questo contesto come personificazione del ciclo che si chiude e di quello che sta per ricominciare, con uno sguardo rivolto alla terra e alla sua capacità di rigenerarsi.

Frutti e fiori nelle calze, non dolci e carbone

La tradizione delle calze affonda le sue radici proprio in questi riti, risalenti all’età romana e tardoantica. Non si trattava di doni destinati ai bambini, ma di vere e proprie offerte propiziatorie.

Le calze venivano riempite con frutta secca, agrumi, spighe di grano o fiori secchi: elementi che rappresentavano ciò che la terra aveva dato e ciò che si sperava continuasse a donare.

Le calze venivano riempite con frutta secca, agrumi, spighe di grano o fiori secchi, nella speranza di un nuovo abbondante raccolto

Appendere questi simboli nelle case o nelle stalle significava invocare fertilità, abbondanza e protezione per l’anno agricolo appena iniziato, in continuità con il culto di Diana e altre divinità.

L’albero della Befana, una tradizione ancora viva

In limitate zone d’Italia, come Vignanello (in provincia di Viterbo) e alcuni paesini della Liguria, vive ancora oggi la tradizione dell'"Albero della Befana". In questi luoghi, nei giorni che precedono l’Epifania, si raccolgono rami di alloro direttamente in natura.

L'albero della Befana viene realizzato con rami di alloro

Portati in casa, vengono assemblati per creare un piccolo albero simbolico, talvolta decorato in modo essenziale.

L’alloro, sempreverde e considerato pianta protettiva, diventa così il segno di continuità della vita anche nel cuore dell’inverno.

La tavola del 6 gennaio, tra simboli natalizi e primaverili

In Italia il 6 gennaio è festività nazionale e rappresenta l’ultima tavola delle feste natalizie. È un momento di passaggio, che può riflettersi anche negli addobbi.

La tavola dell'Epifania, con la tipica Ciambella dei Re Magi, è considerata l'ultima tavola natalizia

Accanto alle decorazioni natalizie, si introducono nuovi elementi vegetali: l’alloro può essere usato come centro tavola o per intrecciare segnaposti e ghirlande, mentre la presenza di fiori come viole, primule, garofani o rose annuncia simbolicamente la primavera futura.

Una figura di passaggio e buon auspicio

La Befana tutte le feste porta via”, recita il proverbio, ma il suo ruolo è tutt’altro che malinconico. Al contrario, resta una figura profondamente benaugurante: accompagna l’inizio dell’anno come simbolo di fertilità, protezione e rinnovamento, ricordando il legame antico tra l’essere umano, la terra e i suoi cicli naturali.