Gli antichi romani e il vino, una storia lunga che riserva ancora delle sorprese: l'affascinante scoperta nel Chianti
Da un sito archeologico del Chianti arriva una interessante novità sul vino che gli antichi romani amavano bere, che racconta qualcosa anche sui vini moderni

Noto e apprezzato fin dai tempi più antichi, il vino era molto amato anche dai romani che ne apprendevano le tecniche di produzione dai popoli con cui venivano in contatto, tra cui greci, etruschi e cartaginesi,
I vini che gli antichi romani bevevano erano spesso del sud Italia, provenienti da vitigni della Campania e della Sicilia, ma tutta la penisola era considerata una terra amata da Bacco.
Oggi un’affascinante scoperta sul modo in cui gli antichi romani bevevano vino, proviene dalla Toscana.
Il vino bianco dei romani
Quando si pensa alle abitudini degli antichi romani a tavola e nei banchetti, si pensa immediatamente al vino rosso.
Questa credenza diffusa, che comunque deriva da solide basi nella scrittura e nell'archeologia, è stata appena contraddetta da una recente scoperta.
A Cetamura del Chianti, in una delle aree vinicole più famose al mondo, gli archeologi dell’Università di York hanno scoperto un antico insediamento esistito tra il III secolo a.C. e il III d.C.
Qui gli abitanti gettavano i semi di uva nei pozzi così l’ambiente fangoso e senza ossigeno li ha preservati fino ad oggi.
I semi ritrovati sono circa cinquecento e sono straordinariamente ancora vitali. Dalla analisi del DNA di ottanta di essi sono emersi alcuni dettagli davvero interessanti.
Nell’area dove vissero per secoli gli Etruschi, la maggior parte dei semi appartiene ad un’unica varietà di uva bianca che i romani “ereditarono” quando si insediarono sul territorio.
Contrariamente a quanto si è sempre pensato, quindi, i romani bevevano anche vino bianco oltre al rosso e proprio in una regione come il Chianti, famosa per i suoi rossi.
Dall’età etrusca ad oggi, un solo vino
I semi trovati a Cetamura del Chianti hanno anche un’altra particolarità, secondo lo studio che il team di archeologi ha pubblicato sul Journal of Archaeological Science.
Alcuni semi sono molto simili a quelli dei vitigni oggi coltivati nell’Europa dell’Est.

Baratcsuha szurke è una varietà di uva ungherese che può essere considerata la discendente più prossima dell’uva rinvenuta nel Chianti, ma quest’ultima vanta una parentela anche con uno speciale vitigno che si trova a Maribor, in Slovenia.
Si tratta del più antico vitigno al mondo ancora oggi in grado di dare frutti.
Il vino che proviene da queste uve è un vero e proprio reperto storico, che segna una continuità straordinaria con il passato, perché praticamente ininterrotta.
La rete commerciale agricola degli antichi romani
Il fatto che queste uve siano arrivate fino in Chianti da tanto lontano è facilmente spiegabile con l’espansione dell’impero e con il commercio fiorente che c’era tra le diverse province e la capitale.
Quelli dell’est Europa non sono infatti gli unici vitigni non autoctoni ai tempi degli antichi romani. La vite più diffusa a quel tempo nell’area era geneticamente molto vicina ad alcuni vitigni del sud della Francia.
Esisteva quindi già duemila anni fa una rete commerciale ampia e capillare che non riguardava solo l'uva, in cui piante e semi venivano scambiati e mischiati per ottenere uno standard più elevato.
Un museo sulla storia del vino
Non poteva che trovarsi in Chianti il museo dove conoscere meglio l'affascinante storia dell'antico vino di Cetamura.
Qui è stato allestito infatti un museo dedicato agli scavi archeologici, iniziati in realtà diversi anni fa, con una particolare attenzione proprio alla storia della viticoltura nell’area.
Il museo custodisce svariati reperti di epoca etrusca, di varia natura, molti dei quali ritrovati nel pozzo che aveva la funzione di santuario.
Oltre ai semi di uva, poi, nel sito sono stati trovati anche resti di olive, noci e cereali, che testimoniano le abitudini quotidiane del popolo che vi abitava.
Riferimento della notizia
University of York. (2026). Ancient DNA from Tuscan wells reveal origins of modern wine.