Il fascino millenario del curling: oggi al via la sfida di Milano Cortina 2026 tra fisica ed esempio di sportività
Il curling apre Milano Cortina 2026. Tra segreti della fisica e l'antico "Spirit of Curling", l'Italia scende in pista per difendere l’oro di Pechino. Scopriamo la storia, le regole e il fascino di una disciplina millenaria che trasforma il ghiaccio in una scacchiera.

Le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 sono ufficialmente entrate nel vivo e, come da tradizione, è il curling a "rompere il ghiaccio" ancora prima della cerimonia inaugurale, oggi, mercoledì 4 febbraio, presso lo Stadio Olimpico del Ghiaccio di Cortina d'Ampezzo.
In questa edizione casalinga, i nostri atleti sono chiamati a difendere lo storico oro olimpico conquistato a Pechino 2022 da Stefania Constantini e Amos Mosaner. Quella vittoria ha trasformato una disciplina spesso sottovalutata in un vero orgoglio nazionale, dimostrando che dietro quello che sembra un gioco di pazienza si cela una sfida atletica e mentale di altissimo livello.
Una storia nata dal freddo: la Piccola Era Glaciale
Le radici del curling ci portano indietro nel tempo fino alla Scozia del XVI secolo, in un periodo climatico noto come Piccola Era Glaciale. Tra il 1300 e il 1850, le temperature, particolarmente rigide durante la stagione invernale, trasformavano i laghi, i canali e gli stagni europei in solide piattaforme naturali. È in questo contesto che nacquero i giochi di scivolamento.
La celebre "Stirling Stone", che riporta l'incisione dell'anno 1511, è la testimonianza più antica di questo sport, ma il curling non era un'esclusiva scozzese. Tracce di attività simili si ritrovano nelle Fiandre, la regione settentrionale del Belgio.

Qui il pittore Pieter Bruegel, in capolavori come "Cacciatori nella neve" (1565), immortalò figure intente a far scivolare oggetti simili a pietre su specchi d'acqua ghiacciati, dimostrando come il freddo intenso avesse unito le popolazioni del Nord Europa in una comune passione ludica.
Il lungo cammino verso l'Olimpo
Il percorso del curling ai Giochi Olimpici è stato singolare. Dopo una prima apparizione ufficiale a Chamonix 1924, la disciplina rimase per decenni un evento dimostrativo, venendo accettata stabilmente nel programma solo a Nagano 1998.
In Italia, la tradizione è radicata in luoghi storici come Cortina d'Ampezzo, ma ha trovato nuove case d'eccellenza a Pinerolo e nella Val di Cembra, da dove provengono molti dei talenti che oggi rappresentano il tricolore nel mondo.
Obiettivi e dinamica: tattica e precisione
Sebbene il paragone con le bocce sia immediato, le regole del curling introducono una ulteriore complessità. Una partita si articola in vari turni (end), in cui due squadre si alternano nel lancio delle proprie pietre (8 per squadra o 5 nel doppio misto).
L'obiettivo è piazzare le proprie stone il più vicino possibile al centro della casa, il bersaglio circolare colorato. La squadra che posiziona la propria pietra più vicina al centro ottiene un punto per essa e un ulteriore punto per ogni altra stone che sia più vicina al bersaglio, rispetto alla miglior pietra avversaria.
Non si tratta solo di accostare, ma anche di "bocciare" via le pietre nemiche o di piazzare delle guardie per proteggere i punti già acquisiti. Lo sforzo fisico è notevole, considerando che ogni pietra pesa quasi 20 kg, in una partita tradizionale da dieci end ogni singola squadra arriva a spostare oltre 1,5 tonnellate di granito.
La fisica dello scivolamento: granito e attrito
La stone è un disco di granito scozzese purissimo (estratto dall'isola di Ailsa Craig) che pesa quasi 20 kg, con una circonferenza di 91 cm e un diametro di circa 29 cm. La vera magia avviene grazie allo sweeping, ovvero l'azione di spazzolamento vigoroso.

Per permettere lo scivolamento, il ghiaccio non deve essere liscio. I tecnici creano artificialmente una superficie rugosa spruzzando minuscole goccioline d'acqua che ghiacciano istantaneamente, chiamate pebble. L'attrito delle spazzole genera calore che scioglie leggermente queste goccioline, creando un sottile velo d'acqua lubrificante che permette alla pietra di scivolare da 2 a 3 metri in più e, soprattutto, di correggere l'effetto di rotazione (curl) impresso dal lanciatore.
Come sottolinea spesso Amos Mosaner, la potenza impressa alla pietra sarebbe vana senza il lavoro frenetico e millimetrico degli spazzatori. Sono loro, infatti, i veri "registi" della traiettoria, capaci di imprimere una correzione chirurgica che guida il granito verso il bersaglio.
Lo Spirit of Curling: l'onore prima della medaglia
A distinguere il curling è lo "Spirit of Curling", un codice d'onore che mette l'onestà sopra ogni risultato. In un'epoca di competizione esasperata, qui vige l'auto-dichiarazione dei falli: se un atleta tocca la pietra con un piede o con un ginocchio, è lui stesso a segnalarlo. È "vietato" esultare per gli errori avversari e, per antica consuetudine, la squadra vincitrice offre da bere agli sconfitti a fine gara.
Stefania Constantini ricorda spesso che il rispetto è l'anima stessa di questo sport. Il curling custodisce un’eleganza d’altri tempi, figlia di un’epoca in cui la sfida sportiva era lo specchio della vita. Questo rigore morale, dove battersi per vincere significava farlo con onore, è l'eredità diretta di quegli inverni antichi e ostili, capaci di temprare il carattere degli uomini prima ancora della loro tecnica sul ghiaccio.