In Perù è stata scoperta una cittadella Inca quattro volte più grande di Machu Picchu

I nuovi scavi a T'aqrachullo, un vasto complesso archeologico nel Perù meridionale, stanno cambiando la visione degli ultimi anni dell'Impero Inca e riaccendendo il dibattito sull'ubicazione di una fortezza menzionata nelle cronache del XVI secolo.

Il nuovo complesso peruviano potrebbe essere una città mitica e sconosciuta.
Il nuovo complesso peruviano potrebbe essere una città mitica e sconosciuta.

Sulle montagne del dipartimento di Cusco, su un altopiano che domina il canyon del fiume Apurímac, un complesso di rovine noto come T'aqrachullo sta attirando sempre più l'attenzione di archeologi e storici. Quello che per anni è stato considerato un sito archeologico poco studiato oggi emerge come uno dei complessi incaici più estesi mai conosciuti e, come se non bastasse, riapre il dibattito sulla possibile identificazione con Ancocagua, una cittadella citata nei documenti dell'epoca della conquista spagnola.

Le ricerche più recenti hanno permesso di identificare circa 600 strutture distribuite su un'area di 17,4 ettari. La superficie complessiva dell'insediamento supera ampiamente quella di Machu Picchu e rafforza l'ipotesi che si trattasse di un importante centro politico, economico e religioso del Tahuantinsuyo.

Questo cambiamento di interpretazione è il risultato di decenni di lavoro sul campo, di nuovi scavi e di una serie di scoperte che hanno progressivamente ricomposto il puzzle storico.

Un sito conosciuto da decenni

T'aqrachullo non era un luogo sconosciuto all'archeologia peruviana. Negli anni Novanta diversi ricercatori impegnati nell'esplorazione dell'area individuarono resti architettonici, frammenti di ceramica e testimonianze di antichi insediamenti.

Tra loro vi era l'archeologa Alicia Quirita, che studiò il sito quando era ancora ricoperto dalla vegetazione e utilizzato come area di pascolo. Insieme ad altri ricercatori rinvenne materiali riconducibili sia agli Inca sia alla cultura Wari, una civiltà fiorita diversi secoli prima dell'espansione dell'Impero Inca.

Queste scoperte suggerivano una lunga occupazione del sito, ma non erano ancora sufficienti per comprenderne il reale ruolo all'interno delle civiltà andine preispaniche.

Tuttavia, il suo status ha iniziato a cambiare grazie alle nuove campagne archeologiche promosse dal Ministero della Cultura del Perù.

La scoperta che ha costretto a riscrivere la storia del sito

Uno dei momenti decisivi si è verificato nel 2022 durante uno scavo diretto dall'archeologo Dante Huallpayunca.

Mentre il team lavorava in uno degli edifici in pietra, sono emerse migliaia di piccoli oggetti metallici sepolti sotto la superficie. Gli archeologi hanno recuperato circa 3.000 paillettes realizzate in oro, argento e rame, che probabilmente decoravano gli abiti cerimoniali indossati dai membri dell'élite inca nelle prime decadi del XVI secolo.

Per gli studiosi, la scoperta è stata significativa non solo per l'elevato numero di reperti, ma anche per ciò che questi rivelavano sull'importanza dell'insediamento.

Gli scavi successivi hanno portato alla luce nuove testimonianze, tra cui spazi cerimoniali, tombe, abitazioni, edifici amministrativi e un grande tempio le cui origini potrebbero risalire a circa 2.000 anni fa.

In quest'area sono stati rinvenuti anche pepite d'oro, statuette raffiguranti lama, oggetti rituali e ornamenti in crisocolla a forma di puma. L'insieme dei reperti suggerisce che T'aqrachullo sia stato utilizzato da diverse società andine nel corso dei secoli e che abbia raggiunto una particolare importanza durante il periodo incaico.

La pista che conduce ad Ancocagua

Con l'avanzare delle ricerche, diversi studiosi hanno iniziato a collegare il sito a uno dei grandi enigmi della storia andina: la localizzazione di Ancocagua.

Le principali informazioni su questo luogo provengono da documenti coloniali spagnoli. Nella Crónica del Perú, pubblicata nel 1553, il cronista Pedro Cieza de León descrive Ancocagua come uno dei templi più importanti dell'Impero Inca, sottolineando l'abbondanza di metalli preziosi presenti nel sito.

Altri documenti parlano di una fortezza legata agli episodi di resistenza indigena successivi all'arrivo di Francisco Pizarro. Secondo questi racconti, il sito fu teatro di scontri e di un lungo assedio da parte delle forze spagnole.

Per anni l'esploratore e antropologo Johan Reinhard ha analizzato queste fonti storiche alla ricerca di corrispondenze geografiche. Nel 1998 propose che T'aqrachullo possedesse molte delle caratteristiche descritte nei testi coloniali.

Le prove di un conflitto negli ultimi anni dell'Impero Inca

Oltre alle strutture cerimoniali e agli oggetti di valore, gli archeologi hanno trovato indizi compatibili con episodi di violenza.

Tra i reperti recuperati figurano proiettili in pietra, punte di lancia in ossidiana e resti umani che presentano lesioni traumatiche. Sono stati inoltre individuati grandi crolli nelle aree di accesso all'altopiano.

Inizialmente questi cedimenti furono interpretati come fenomeni naturali. Oggi alcuni ricercatori ritengono invece che parte delle strutture possa essere stata distrutta intenzionalmente per ostacolare l'ingresso dei nemici.

Sebbene non esista ancora una conferma definitiva che T'aqrachullo e Ancocagua coincidano, la combinazione di prove archeologiche, riferimenti storici e caratteristiche geografiche rafforza questa ipotesi.

Le scoperte degli ultimi anni hanno suscitato un crescente interesse tra archeologi, storici e specialisti delle culture andine, che vedono in T'aqrachullo un'opportunità eccezionale per approfondire la conoscenza degli ultimi secoli dell'Impero Inca. Allo stesso tempo, il sito sta iniziando ad attirare l'attenzione del turismo grazie alle sue dimensioni, alla ricchezza archeologica e al possibile legame con una delle fortezze più citate nelle cronache coloniali.

In questo contesto, una delle principali sfide sarà garantire la prosecuzione delle ricerche e la conservazione del complesso. Le autorità peruviane stanno già migliorando le infrastrutture di accesso all'area, ma gli esperti concordano sul fatto che il crescente interesse del pubblico dovrà essere accompagnato da efficaci misure di tutela per proteggere un patrimonio archeologico che ha ancora molto da raccontare.

Riferimento

"Alla ricerca della città perduta degli Inca". National Geographic