Tombe etrusche progettate per provocare la trance? La sorprendente ipotesi di un nuovo studio
Un recente studio sulla necropoli di Tarquinia offre un’interpretazione innovativa delle sepolture sotterranee, che potrebbe cambiare la chiave di lettura dell'archeologia funebre di tutto il Mediterraneo

La civiltà etrusca, a distanza di quasi tre millenni dalla sua nascita, ha ancora tanti segreti in attesa di essere svelati.
Uno dei più affascinanti è custodito nello straordinario sito archeologico di Tarquinia, una necropoli che conta seimila ipogei i cui dipinti appaiono così straordinari da essere stati definiti il punto di inizio della storia della pittura italiana.
Ora un nuovo studio pubblicato sulla rivista Journal of Archaeological Method and Theory svela che tanto i dipinti, quanto le tombe stesse, non servivano solo per accompagnare i defunti nell’aldilà, ma anche per consentire ai vivi di raggiungere stati di trance e compiere viaggi sensoriali.
Un viaggio immersivo nelle tombe etrusche
Lo studio delle sepolture etrusche si basa in genere sull’interpretazione dei dipinti, ma nelle tombe sotterranee di questa eccezionale civiltà del passato c’è anche molto altro, a partire dalla forma e dalla dimensione degli ambienti.
Adesso si sa che gli spazi, le ombre, la propagazione del suono, non erano lasciati al caso e non erano elementi secondari, ma avevano anch’essi uno scopo legato principalmente a creare un’esperienza immersiva, quasi un viaggio della mente, per chi entrava in questi ambienti.
Lo studio che ha fornito questa nuova e affascinante interpretazione ha preso in esame due tombe in particolare, quella del Gallo e quella del Demone Azzurro, ma in futuro questo approccio potrebbe essere applicato anche a molti altri siti simili a quello di Tarquinia, che si trovano in tutta l’area mediterranea.
I segreti delle tombe etrusche, tra immagini e suoni
La ricerca condotta da Maurizio Forte e Jacqueline K. Ortoleva ha preso in esame diversi aspetti delle due sepolture a partire dall’identificazione delle aree che catturano di più l’attenzione, in base ai colori e alle forme.

I vari elementi architettonici sono stati distinti inoltre tra quelli che invitano all'azione e quelli che limitano il movimento, come soglie, pareti, affreschi, nicchie e così via.
Una delle parti più interessanti dello studio riguarda però i suoni, misurati con un metodo formalizzato e replicabile. In questo modo è stato possibile capire come il suono all’interno delle tombe si propaga, se e quanto viene attutito o amplificato, quali sono le zone che eventualmente hanno caratteristiche acustiche particolari.
Come gli Etruschi usavano suoni, colori e spazi
Nella necropoli di Tarquinia non esiste un vero e proprio standard, ogni tomba è costruita in modo diverso, e le sepolture appaiono quindi diverse anche dal punto di vista dell’acustica.
La tomba del Gallo è più piccola e vi si accede tramite uno stretto corridoio dove la stimolazione visiva è minima, in modo da indurre i visitatori ad avanzare subito verso l’interno. Qui i vari dipinti catturano l’attenzione mentre il suono si propaga verso l’esterno, senza echi e riverberi, consentendo una comunicazione facile.
Al contrario la tomba del Demone Azzurro, ben più grande della precedente, sembra progettata per creare una sensazione di disorientamento e persino indurre stati di trance.
Il dipinto del Demone Azzurro, per i colori e per la dimensione, subito attira lo sguardo, mentre l’eco dei suoni ha tempi lunghissimi, fino ad oltre sette secondi, simili a quelli che si trovano in una grande chiesa.
La vibrazione dei suoni bassi, come il battito dei tamburi o quello delle mani, in questo ambiente è così intensa da far vibrare anche il torace di chi si trova al suo interno.
L'esperienza multisensoriale tra il mondo dei vivi e l'aldilà
Viste alla luce di queste nuove analisi, le tombe etrusche sono quindi un luogo destinato tanto ai morti quanto ai vivi.
I riti funerari potevano essere anche riti di passaggio per le persone che accompagnava il defunto, che venivano sottoposte ad una forte stimolazione multisensoriale.
Oltre all’acustica, il messaggio contenuro nei dipinti, la luce delle candele, quella del giorno che andava via via scemando e anche il freddo dei sotterranei, potevano servire tutti insieme a creare un distacco dalla realtà, per portare i partecipanti al rito in una dimensione diversa, a metà tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Riferimento della notizia
Lidia G Merenciano. (2026). Gli etruschi potrebbero aver progettato le loro tombe per provocare stati alterati di coscienza, secondo un recente studio.