Ingegneri spagnoli puntano su dune e barriere coralline artificiali per far fronte alle mareggiate sempre più frequenti
Esperti spagnoli propongono di utilizzare dune, barriere coralline e la gestione della sabbia per proteggere la costa del Mediterraneo dalle tempeste marine sempre più intense, aggravate dai cambiamenti climatici e dalla pressione umana.

Negli ultimi anni, il Mediterraneo spagnolo è stato teatro di episodi meteorologici sempre più estremi, che in poche ore hanno divorato chilometri di spiaggia. Su tutti spicca il temporale Gloria del gennaio 2020.
Di fronte a questo scenario, ingegneri ed esperti di dinamica costiera concordano sul fatto che sia arrivato il momento di cambiare il modo di proteggere il litorale: meno soluzioni rigide e più strategie che imitino la natura.
La spiaggia non è solo uno spazio di svago. È, prima di tutto, la prima linea di difesa del territorio, e quando la sabbia scompare, il mare avanza mettendo a rischio infrastrutture, ecosistemi e attività economiche chiave come il turismo.
Recuperare la sabbia, ma con criterio
Una delle principali linee di intervento passa attraverso la rigenerazione delle spiagge mediante apporti di sabbia. Tuttavia, gli esperti sottolineano che non basta riversare grandi quantità di sedimento dopo una mareggiata e considerare il problema risolto.
È necessaria un’alimentazione continua di sabbia, proveniente dall’entroterra o tramite trasferimenti controllati; in caso contrario, la spiaggia torna a erodersi in tempi brevi.
El Miteco inicia la restauración de dunas en seis áreas de La Manga con una inversión de 210.000. El proyecto busca conservar ecosistemas, eliminar flora invasora y proteger especies endémicas como la esparraguera del Mar Menor. #MedioAmbiente #MarMenor pic.twitter.com/kNwuRbVUkw
— EFE Murcia (@EFE_Murcia) February 4, 2026
Le spiagge ricevono sedimenti da fiumi e torrenti, mentre il moto ondoso si occupa di ridistribuirli lungo la costa. Quando però questo ciclo si interrompe, le spiagge entrano in una fase di regressione.
È esattamente ciò che è accaduto in molte zone del Mediterraneo, dove le dighe trattengono i sedimenti che un tempo raggiungevano il mare e le infrastrutture portuali interrompono il naturale trasporto della sabbia, noto come deriva litoranea.
Le dune, un’eccellente barriera naturale contro le mareggiate
Di fronte a questo problema, gli ingegneri propongono di rafforzare elementi naturali che per decenni sono stati degradati o addirittura eliminati.
Las dunas costeras son vitales para la protección y el equilibrio costero️
— LIFE Intemares (@LifeIntemares) January 19, 2026
Actúan como barreras naturales contra la erosión
Proporcionan hábitats únicos con especies singulares
️Reservorio de arena para la playa
Están amenazadas por la subida del nivel del mar pic.twitter.com/2JgJxhNeJi
I cordoni dunari sono uno di questi: queste formazioni sabbiose agiscono come veri e propri argini naturali, assorbendo l’energia delle onde e impedendo al mare di penetrare verso l’interno.
La proposta prevede di rigenerare le dune, aumentarne l’altezza e stabilizzarle tramite vegetazione adattata. Con il prevedibile innalzamento del livello del mare e mareggiate che nei prossimi decenni potrebbero raggiungere intensità eccezionali, dune ben progettate possono diventare una difesa efficace e sostenibile.
Gli esperti avvertono però che questo tipo di soluzioni funziona solo se accompagnato da una pianificazione territoriale responsabile, evitando di continuare a urbanizzare le aree del litorale più vulnerabili.
L’alternativa delle scogliere artificiali sotto il mare
Un’altra opzione che sta guadagnando importanza è la costruzione di barriere artificiali a bassa profondità. Queste strutture sottomarine sono in grado di ridurre la forza delle onde prima che raggiungano la riva, limitando così la perdita di sabbia durante le mareggiate.
Oltre alla funzione protettiva, le barriere artificiali possono offrire benefici ambientali, favorendo la biodiversità marina e migliorando lo stato dei fondali.
Dopo anni di studi e progetti pilota, gli specialisti chiedono una valutazione definitiva della loro efficacia e, se i risultati saranno positivi, l’estensione di questo modello ad altre spiagge.