La traiettoria dei cicloni tropicali: dove colpiscono più duramente e come viene misurata la loro intensità

I cicloni tropicali assumono nomi diversi a seconda del bacino oceanico in cui si formano. Differiscono sostanzialmente dai cicloni extratropicali (tempeste): qui ne forniamo una spiegazione.

Immagine satellitare dell'uragano Laura nel Golfo del Messico, prima di toccare terra – come uragano di categoria 4 – sulla costa della Louisiana (USA), il 27 agosto 2020. © CSU/CIRA e NOAA/NESDIS
Immagine satellitare dell'uragano Laura nel Golfo del Messico, prima di toccare terra – come uragano di categoria 4 – sulla costa della Louisiana (USA), il 27 agosto 2020. © CSU/CIRA e NOAA/NESDIS

Nell'atmosfera terrestre si formano naturalmente cicloni e anticicloni. Il tipo di tempo associato a un ciclone (il cosiddetto “maltempo”) è radicalmente diverso da quello associato a un anticiclone (cieli poco nuvolosi o sereni e venti deboli).

Le depressioni e gli uragani sono casi particolari di cicloni, che si formano in ambiti geografici differenti. Una depressione è un ciclone extratropicale, mentre un uragano è un ciclone tropicale.

I cicloni tropicali sono morfologicamente diversi da quelli subtropicali. Il loro nucleo è caldo, a differenza delle depressioni extratropicali, che presentano un nucleo di aria fredda di origine polare. Inoltre, nella parte centrale di un uragano si verificano moti discendenti che dissolvono la nuvolosità, formando il caratteristico “occhio”, visibile dalle immagini satellitari.

Attorno ad esso si sviluppano enormi cumulonembi disposti in bande spiraliformi, responsabili dei venti violenti e delle piogge torrenziali associate agli uragani.

Regioni tropicali di ciclogenesi e nomenclatura

Sebbene il ciclone tropicale sia comunemente indicato con il termine generico di uragano, a seconda dei bacini oceanici in cui si forma è necessario distinguerlo come uragano, ciclone o tifone.

Sebbene il ciclone tropicale sia comunemente indicato con il termine generico di uragano, a seconda dei bacini oceanici in cui si forma è necessario distinguerlo come uragano, ciclone o tifone.

Il termine “uragano” si usa per i cicloni che si sviluppano nell’Atlantico tropicale (emisfero nord) e nella parte orientale del Pacifico settentrionale (costa pacifica del Messico). I “cicloni” si formano nel bacino dell’Oceano Indiano, mentre i “tifoni” si originano nella parte occidentale del Pacifico settentrionale.

Centri regionali di allerta per i cicloni tropicali (CRTC) dell’OMM, aree oceaniche per le quali vengono emessi avvisi e assegnati nomi alle tempeste tropicali e ai cicloni durante le varie stagioni.
Centri regionali di allerta per i cicloni tropicali (CRTC) dell’OMM, aree oceaniche per le quali vengono emessi avvisi e assegnati nomi alle tempeste tropicali e ai cicloni durante le varie stagioni.

Nella mappa è rappresentata la suddivisione delle regioni oceaniche per le quali l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) prepara le liste di nomi assegnati alle tempeste tropicali e ai cicloni che si formano ogni stagione. Nel bacino atlantico la stagione degli uragani inizia ufficialmente il 1° giugno e termina il 30 novembre.

Come si misura l’intensità dei cicloni tropicali

In base all’intensità del vento che un ciclone tropicale è in grado di generare, dalla fase iniziale fino alla maturità, l’OMM ha stabilito una classificazione in quattro categorie principali. Si parla di perturbazione tropicale quando, in un’area marina tropicale di 200–600 km di diametro, inizia a formarsi un insieme organizzato di temporali con venti deboli ma strutturati.

Lo stadio successivo è la depressione tropicale, un ciclone debole con circolazione chiusa al suolo e venti massimi sostenuti fino a 34 nodi (1 nodo = 1,852 km/h). Se il sistema si intensifica ulteriormente si trasforma in una tempesta tropicale, caratterizzata da isobare chiuse e venti compresi tra 34 e 63 nodi.

Traiettorie globali delle tempeste tropicali tra il 1848 e il 2013. In rosso e arancione le categorie 4 e 5 della scala Saffir-Simpson; in giallo e verde le categorie 1–3; in blu le tempeste tropicali e le depressioni.
Traiettorie globali delle tempeste tropicali tra il 1848 e il 2013. In rosso e arancione le categorie 4 e 5 della scala Saffir-Simpson; in giallo e verde le categorie 1–3; in blu le tempeste tropicali e le depressioni.

La fase finale della ciclogenesi tropicale si raggiunge quando il sistema supera i 64 nodi (119 km/h), diventando un ciclone tropicale maturo (uragano, ciclone o tifone). Se le condizioni ambientali restano favorevoli, il sistema può intensificarsi ulteriormente fino alle categorie 2, 3, 4 o 5 della scala Saffir-Simpson, dove la 5 rappresenta il massimo livello. Gli uragani di categoria 3 o superiore sono definiti major e risultano estremamente distruttivi.