Le città che imitano gli ecosistemi: dalla natura l'esempio per un'urbanistica sostenibile

Dai materiali da costruzione autorigenerativi a interi quartieri a basso impatto ambientale, ecco come le città si avviano a diventare ecosostenibili. Con un risparmio notevole anche dal punto di vista economico

Le città ecostenibili del futuro imitano la natura per ridurre gli sprechi
Le città ecostenibili del futuro imitano la natura per ridurre gli sprechi

Non propriamente a misura d’uomo, le città offrono tanti comfort e vantaggi ma al tempo stesso sono fortemente inquinanti sia per l’ambiente che per le persone.

L’abitudine a vivere in palazzi e grossi centri urbani non solo si traduce in un utilizzo indiscriminato delle risorse, ma sta allontanando sempre di più l’essere umano da quello che sarebbe il suo vero habitat, la natura.

La nuova direzione intrapresa da urbanisti, ingegneri e architetti va adesso verso edifici e infrastrutture sostenibili dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse e della gestione dei rifiuti e sono direttamente ispirati a veri ecosistemi o persino in grado di rivitalizzare quelli danneggiati dall'uomo.

Il trend per salvare le città

La tendenza che si sta sviluppando sempre di più negli ultimi anni è quella di costruire città pensate come organismi viventi autosuffienti, che possano anche integrarsi a quelli delle aree geografiche dove si trovano le città stesse.

Ad esempio nelle regioni temperate si possono arricchire le aree urbane con zone verdi di piante autoctone alimentate da acqua piovana. Nelle aree più aride ingegneri ed urbanisti si ispirano invece alle piante del deserto per scoprire come raccogliere acqua e rinfrescare l’aria.

Limitare il consumo energetico, l’uso di materiali inquinanti e “catturare” il carbonio in eccesso: da un punto di vista pratico questo trend che non è solo una moda passeggera, ma più che altro una previsione del futuro, può migliorare la vita dell'uomo, dell'ambiente e consentire risparmi anche per milioni di euro.

Materiali naturali e rigenerativi

I materiali da costruzione possono diventare i grandi protagonisti di questo cambiamento. La maggior parte di essi contiene sostanze chimiche tossiche per l’ambiente come prodotti petrolchimici o metalli pesanti; raramente sono prodotti localmente e spesso la loro realizzazione comporta sprechi e rifiuti difficili da smaltire.

Estrazione, raffinazione e trattamenti vari comportano un costo energetico molto alto ma esistono già delle start-up che realizzano isolanti con scarti vegetali invece che con petrolio. Le prestazioni sono le stesse ma dopo l’utilizzo creano rifiuti completamente biodegradabili.

Un altro importante settore di studio è quello che prende ispirazione dagli animali, in grado di creare materiali con le stesse proprietà di quelli artificiali, ma con sole proteine, polisaccaridi e alcuni sali.

Dai ragni, per esempio, arriva l'idea per la realizzazione di fibre a basso consumo energetico. Queste andranno a sostituire l’equivalente artificiale delle ragnatele, cioè la fibra aramidica fatta di petrolio, acido solforico e surriscaldata a 400°C, con in più la produzione di una grande quantità di rifiuti tossici.

Una altro esempio? La chimica dei gusci dei molluschi è molto simile a quella del gesso per lavagna, ma tremila volte più resistente.

Dove i progetti sono già realtà

A prescindere dalle idee pionieristiche, piccoli o grandi aglomerati urbani ecosostenibili sono già realtà in più di un caso.

All'inizio degli anni 2000, a Seul, un fiume è stato bonificato ed è stata eliminata anche la strada sopraelevata che correva su di esso. Grazie ad un microclima più fresco si è osservata persino ad una riduzione del traffico visto che le persone hanno iniziato a trovare più piacevole spostarsi a piedi.

Il "corridoio verde" di Wuhan, l'infrastruttura verde che migliora la biodiversità urbana e crea spazi per le persone
Il "corridoio verde" di Wuhan, l'infrastruttura verde che migliora la biodiversità urbana e crea spazi per le persone

Un progetto cinese di grande successo è stato quella che ha portato al recupero del 70% delle acque piovane, con un risparmio di 220.000 dollari all’anno sui costi dell’irrigazione dei terreni agricoli circostanti.

Questo tipo di città viene detto "città spugna" proprio per la capacità di assorbire l'acqua in qualche modo e riutilizzarla. Sempre in Cina, Wuhan è uno degli esempi più riusciti.

I successi europei

Non solo nelle avveniristiche città dell'Asia, ma anche in Europa si registrano già diverse storie di successo.

Tra esse ad esempio c'è quella di Kalundborg in Danimarca dove industrie vicine ma diverse, come una fabbrica di cemento, un impianto di biogas e allevamenti ittici condividono le risorse e riciclano i reciproci rifiuti con qualche primo esperimento già nel lontano dal 1972. Il calore “di scarto” fornito dalle fabbriche oggi riscalda le case di più di quattromila famiglie, con un risparmio annuo di quindici milioni di dollari, quattro milioni di metri cubi d'acqua e una riduzione importante delle emissioni di anidride carbonica.

Nel Regno Unito a Kirklees e Calderdale è stato realizzato un progetto chiamato "Cardboard to Caviar". Il cartone riciclato dai negozi viene trasformato in lettiera per cavalli, i vermi formatisi nel letame vengono poi utilizzati come nutrimento per gli storioni, produttori di caviale. Lo stesso principio è stato applicato anche da altri tipi di rifiuti trasformando un’area precedentemente degradata in una specie di oasi naturale con anche più posti di lavoro.

Hammarby Sjöstad è invece un quartiere di Stoccolma dove la produzione di cibo, energia, acqua e vari materiali è integrata per aumentare la produttività e limitare costi e rifiuti. La raccolta differnziata permette ad esempio di trasformare i rifiuti organici in carburante che alimenta i mezzi pubblici locali e in fertilizzanti per l’agricoltura.

Riferimenti

Michael Pawlyn - How buildings and cities can be aligned with life. Nature (2026)

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