Scienziati confermano la presenza delle basi del DNA sull'asteroide Ryugu: sono i "mattoni della vita"

Campioni dell’asteroide Ryugu contengono tutte le basi del DNA e RNA. La scoperta rafforza l’ipotesi che gli ingredienti della vita siano diffusi nel Sistema Solare e possano essere arrivati sulla Terra tramite asteroidi.

I 5 mattoni del DNA e dell'RNA individuati nei campioni dell'asteroide Ryugu prelevati dalla sonda giapponese Hayabusa2. Credit: Goddard Space Flight Center/Chris Smith NASA
I 5 mattoni del DNA e dell'RNA individuati nei campioni dell'asteroide Ryugu prelevati dalla sonda giapponese Hayabusa2. Credit: Goddard Space Flight Center/Chris Smith NASA

Una delle domande della scienza che più ci affascina riguarda l’origine della vita e da dove provengano i suoi ingredienti fondamentali.

Un recente studio pubblicato su Nature Astronomy supporta un’idea che sta sempre più prendendo corpo e cioè che alcuni dei “mattoni della vita” potrebbero essere arrivati dallo spazio, trasportati da asteroidi primitivi.

L’analisi di campioni dell'asteroide Ryugu prelevati e portati a Terra è stata possibile grazie alla missione giapponese Hayabusa2.

Hayabusa 2, una missione spaziale giapponese

La sonda Hayabusa2 ha studiato l'asteroide Ryugu, ha raccolto campioni di roccia e li ha riportati sulla Terra. E’ partita nel 2014, ha raggiunto l’asteroide Ryugu nel 2018, prelevato i campioni nel 2019 ed è ritornata sulla Terra nel 2021. Attualmente, la sonda è impegnata in una missione prolungata verso l'asteroide 1998KY26.

Un aspetto cruciale della missione è stato quello di preservare il materiale estremamente prezioso prelevato affinché non venisse contaminato dall’atmosfera terrestre, permettendo uno studio diretto della chimica primordiale del Sistema Solare.

Un laboratorio naturale nello spazio

Ryugu è un asteroide di tipo carbonioso, ricco di composti organici. Analisi precedenti avevano già individuato molecole biologicamente rilevanti.

Esempio da cromatogramma da cui si evince la presenza (picchi rossi) delle 5 basi azotate che costituiscono DNa ed RNA. Credit: Koga, T., et al. Nat Astron (2026).
Esempio da cromatogramma da cui si evince la presenza (picchi rossi) delle 5 basi azotate che costituiscono DNa ed RNA. Credit: Koga, T., et al. Nat Astron (2026).

Tuttavia, il risultato di quest’ultima analisi è straordinario: nei campioni sono state identificate tutte e cinque le basi azotate canoniche che costituiscono DNA e RNA — adenina, guanina, citosina, timina e uracile.

Gli scienziati, per identificare le molecole, hanno utilizzato tecniche di analisi avanzate, come la cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa ad alta risoluzione.

Queste molecole sono fondamentali per la vita come la conosciamo. Nel DNA e nell’RNA, le basi azotate codificano l’informazione genetica. Comprendere la loro origine significa avvicinarsi a capire come sia nata la vita sulla Terra.

Comprendere l'origine di queste basi azotate significa avvicinarsi a capire come sia nata la vita sulla Terra.

Altro risultato notevole dell’analisi è che queste molecole risultano “indigene”, cioè originarie dell’asteroide e non contaminate da fonti terrestri. Questo è supportato anche dalle firme isotopiche del carbonio e dell’azoto, diverse da quelle tipiche della materia organica terrestre.

Una chimica diversa da quella terrestre

Queste basi non sono identiche a quelle presenti negli organismi viventi, sono presenti in percentuali dicerse. Ad esempio, il rapporto tra purine e pirimidine è diverso da quello che caratterizza il DNA biologico.

L'asteroide Ryugu fotografato dalla sonda spaziale giapponese Hayabusa2. Credit: JAXA Hayabusa 2
L'asteroide Ryugu fotografato dalla sonda spaziale giapponese Hayabusa2. Credit: JAXA Hayabusa 2

Questo conferma che le molecole studiate non si sono originate da processi biologici, ma piuttosto da reazioni chimiche abiotiche avvenute nello spazio o nei corpi progenitori degli asteroidi.

Le analisi dei campioni di Ryugu sono state confrontate con quelle di altri campioni extraterrestri — come l’asteroide Bennu o meteoriti come Murchison e Orgueil — con differenze significative nelle abbondanze relative delle basi azotate. Queste differenze dipenderebbero dalle condizioni chimico-fisiche dei corpi celesti in cui le molecole si sono formate.

Mentre ambienti ricchi di ammoniaca favoriscono la formazione di pirimidine, ambienti poveri portano a una maggiore produzione di purine. Il diverso rapporto nelle abbondanze di queste molecole ci dice che diversa è stata la loro storia evolutiva e quindi anche quella dei rispettivi ambienti, cioè gli asteroidi.

Implicazioni per l’origine della vita

La scoperta delle 5 basi ha implicazioni profonde. Dimostra che le basi del DNA e dell’RNA non sono un’esclusiva della Terra, ma possono formarsi spontaneamente nello spazio. Questo rafforza l’ipotesi che asteroidi e meteoriti abbiano contribuito a fornire alla Terra primordiale le molecole necessarie per l’origine della vita.

Quindi, la chimica della vita potrebbe essere un fenomeno diffuso nel Sistema Solare — e forse anche oltre.

Campioni di roccia prelevati da Hayabusa2 nel 2019 e portati a Terra nel 2021. Credit: Yada et al. 2021
Campioni di roccia prelevati da Hayabusa2 nel 2019 e portati a Terra nel 2021. Credit: Yada et al. 2021

Questo studio cambia la prospettiva: invece di vedere la vita come un evento unico e isolato verificatosi solo sulla Terra, possiamo iniziare a considerarla come il risultato naturale dell’evoluzione chimica dell’Universo.

La Terra potrebbe non essere stata un caso speciale, ma semplicemente un luogo dove queste molecole hanno trovato le condizioni giuste per organizzarsi in sistemi viventi.

I mattoni della vita non appartengono solo alla Terra ma sono scritti nella materia stessa del cosmo.

Riferimento allo studio

"A complete set of canonical nucleobases in the carbonaceous asteroid (162173) Ryugu" Toshiki Koga et al. Nat Astron (2026). https://doi.org/10.1038/s41550-026-02791-z