5 maggio 1998, la frana improvvisa di Sarno e Quindici: il disastro che cambiò la lotta al rischio idrogeologico
Il 5 maggio del 1998 la terribile alluvione di Sarno e Quindici commosse l'Italia e l'Europa. Colate di fango rapidissime, che si staccarono a seguito di un evento meteo eccezionale, causarono 160 morti. Ecco cosa è cambiato dopo quel disastro, a seguito dell'approvazione del "Decreto Sarno".

Era il 5 maggio 1998 quando l’Italia venne colpita da una delle peggiori alluvioni della sua storia recente. A seguito di piogge eccezionalmente intense, si innescarono numerose colate rapide di fango e detriti lungo i versanti dell’Appennino campano, che travolsero i centri abitati di Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano, tra le province di Salerno e Avellino, in Campania.
Le colate di fango si mossero con una velocità estrema, raggiungendo le aree abitate in pochi istanti e seppellendo interi quartieri sotto metri di materiale. Il bilancio fu drammatico: 160 morti.
Il #5Maggio 1998, dopo un intenso evento piovoso, una serie di colate di detriti si staccarono dallarea sommitale di Pizzo DAlvano e si abbatterono con violenza su #Sarno, #Bracigliano, #Siano (SA), #SanFeliceaCancello (CE), e #Quindici (AV). https://t.co/3rCmfByHrM pic.twitter.com/1hjV6rRyil
— INGVambiente (@INGVambiente) May 5, 2023
All'epoca i video amatoriali non erano così frequenti come oggi, ma alcuni mostrano l'intensità con cui questi enormi fiumi di fango impattarono contro le case, arrivando a imbrattare anche i piani alti dei palazzi. In poche ore, dalle 14:00 del giorno 5 alle prime ore del 6 maggio, più di 2 milioni di metri cubi di materiale si riversarono sui centri abitati. Le case distrutte furono 178 e oltre 450 quelle danneggiate.
Nei giorni successivi, centinaia di soccorritori lavorarono senza sosta tra fango e detriti, in condizioni difficili, mentre il materiale si induriva rapidamente con l'arrivo del caldo, rendendo le operazioni ancora più complesse. L’Italia si trovò di fronte, ancora una volta, alla propria vulnerabilità, in un territorio dove l'edilizia non ha tenuto purtroppo conto dei tanti rischi geologici.
Il disastro
Alle 17.30 del 5 maggio la prefettura di Salerno, cui spetta il coordinamento della protezione civile nella provincia, era concentrata su Bracigliano, Quindici e Siano dove la situazione sembrava più grave e dove dalle prime colate i sindaci avevano già disposto l’evacuazione. A Sarno però non scattò l’allarme per la popolazione e, intorno alle 18, ha inizio una delle tragedie più pesanti mai affrontate dal nostro Paese.
#5Maggio1998, #alluvione di #Sarno e #Quindici, o frana di Sarno.
— PCProvAL (@PCProvAL) May 5, 2026
Ci fu un movimento franoso di vaste dimensioni che,
tra il 5 e il 6 maggio 1998, colpi, in particolare, le aree
urbane campane di Sarno, Quindici, #Siano, #Bracigliano e #SanFeliceaCancello,
causando la mort pic.twitter.com/Jc97Bum5IK
Le forze dell’ordine fecero il possibile per aiutare la popolazione a evacuare le zone colpite. Intorno alle 20 la situazione precipitò: una gigantesca onda di fango travolge persone, case, automobili. Alle 23.45 Sarno è devastata da un’altra frana, che si abbatte sull’abitato alla velocità di 50-60 chilometri orari.
A perdere la vita furono 160 persone, 137 delle quali solo a Sarno. Centinaia i feriti, migliaia le persone senza casa. In termini di vittime, quello di Sarno è stato il più grave disastro idrogeologico che ha colpito l’Italia dopo il Vajont nel 1963 e Stava nel 1985.
I soccorsi arrivarono da tutta Italia. La ricerca dei dispersi si svolse con il massimo coinvolgimento di uomini e mezzi. Le attività di ricerca e soccorso si conclusero l’8 maggio con il salvataggio di un ragazzo sepolto nel fango, l’ultimo dei sopravvissuti alla catastrofe. I giornali dell'epoca titolarono: "Una strage nel fango".
Dopo il disastro, una svolta nella gestione del rischio idrogeologico in Italia
La tragedia di Sarno segnò un punto di svolta nella gestione del rischio idrogeologico in Italia. In un Paese dove le vittime da frane e alluvioni erano, in alcuni anni, superiori a quelle da terremoto, venne introdotto il cosiddetto “decreto Sarno” (decreto-legge n. 180 del 1998), che avviò una nuova fase normativa.
Il provvedimento affidava alle Autorità di Bacino e alle Regioni il compito di accelerare la mappatura delle aree a rischio idrogeologico e di individuare le misure prioritarie per la riduzione del pericolo sul territorio nazionale.
Finalmente, con molti anni di ritardo, veniva ascoltata la voce dei geologi, che segnalavano l'importanza di una mappatura dettagliata del territorio per evidenziare le aree a rischio frana o esondazione, ed evitare di costruire in aree soggette a questi fenomeni.
Il "Decreto Sarno" ed i PAI, Piani per l'Assetto Idrogeologico
Il Decreto-Legge n. 180 del 1998, più noto come “Decreto Sarno”, successivamente convertito nella Legge n. 267 del 3 agosto 1998, ha determinato una decisiva accelerazione sia delle attività di perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico, sia del potenziamento delle reti di monitoraggio e sorveglianza.
Prima di questo evento la rete di monitoraggio della Campania contava su pochi pluviometri in telemisura, nessuno dei quali collocato nell’area di Sarno. Oggi i pluviometri in telemisura sono numerosi e forniscono dati in tempo reale sia al Centro Funzionale Regionale sia a quello Centrale presso il Dipartimento della Protezione Civile.
È quindi la Legge Sarno ad avviare la costruzione della rete dei Centri Funzionali, sostenendo il potenziamento della rete di monitoraggio idro-meteo-pluviometrica nazionale e la costruzione della rete radar meteorologica nazionale.
Uno degli strumenti introdotti dal Decreto Sarno furono i PAI (Piani stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico), pensati per identificare in modo dettagliato le aree esposte a frane e alluvioni e definire le relative misure di mitigazione.
I Piani di Assetto Idrogeologico, nati dopo il disastro di Sarno, rappresentano ancora oggi uno degli strumenti fondamentali per la prevenzione del rischio idrogeologico in Italia.
Uno strumento ancora centrale nella prevenzione
I PAI vengono elaborati dalle Autorità di Bacino su scala di dettaglio sempre più fine, permettendo una pianificazione mirata anche a livello locale. Questo approccio consente di valutare il rischio in modo più preciso, fino alla scala “casa per casa”.
In un Paese come l’Italia, dove il rischio idrogeologico resta tra i più elevati in Europa, questi strumenti sono diventati fondamentali. Molti centri abitati si trovano infatti in aree naturalmente fragili, tra versanti instabili e zone alluvionali, rendendo la prevenzione un elemento essenziale della pianificazione territoriale moderna.
Riferimenti della notizia
Le colate rapide di Sarno del maggio 1998 - CNR - IRPI - https://polaris.irpi.cnr.it/le-colate-rapide-di-sarno-del-maggio-1998/
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