Perché il 7 gennaio è di nuovo Natale? C'entra la riforma del calendario

Il 7 gennaio è nuovamente Natale nei paesi ortodossi. Perché? Il motivo risiede nella grande riforma del calendario avvenuta cinque secoli fa.

Le due date del Natale.

In diversi Paesi del mondo il Natale viene celebrato il 7 gennaio anziché il 25 dicembre. Questa differenza tra cristiani orientali e ortodossi da un lato, e cattolici e protestanti dall’altro, affonda le radici nell’antica Roma e dipende da una questione di calendario. Mentre cattolici e protestanti seguono il calendario gregoriano, gli ortodossi si basano sul calendario liturgico, legato all’antico calendario giuliano e indipendente dal conteggio civile del tempo.

Ogni anno, appena archiviata l’Epifania, in Italia e in molti altri paesi dell'Occidente si concludono le feste natalizie. Ci sono però molti paesi dove il 7 gennaio è ancora Natale. Riemerge quindi una domanda che incuriosisce molti: perché il 7 gennaio in alcuni Paesi è ancora Natale?

Non siamo quindi di fronte a tradizioni locali o festività replicate, ma agli effetti di una scelta storica che ha cambiato il modo in cui misuriamo il tempo. È la diversa adozione del calendario giuliano e di quello gregoriano a far sì che milioni di persone celebrino il Natale con più di dieci giorni di differenza.

Stessa cosa accade anche con la Pasqua, ed è il motivo per cui ogni anno abbiamo due diverse date della Pasqua, quella cattolica e quella ortodossa.

Natale il 7 gennaio, ecco perché

Dal 46 a.C. e fino al 1582, in Europa è stato usato il calendario giuliano, che deve il nome a Giulio Cesare, che lo introdusse nell'antica Roma. Era un calendario molto simile a quello che usiamo oggi, che prevedeva una durata dell'anno media di 365,25 giorni, con un anno bisestile ogni quattro anni. Quel calendario accumulava però un errore di circa 11 minuti ogni anno. Un errore piccolo, che però si faceva sempre più grande con il passare degli anni.

Circa 1500 anni dopo, l'errore si era trasformato in giorni di differenza tra l'anno solare e quello civile, e si "rischiava" così di celebrare la Pasqua in estate, inaccettabile per la Chiesa perché andava contro le indicazioni delle sacre Scritture.

Nel 1582 quindi, il papa Gregorio XIII, con la bolla papale Inter gravissimas, introdusse una importante riforma del calendario, che da quel momento si chiamerà gregoriano. Eliminò di colpo dieci giorni dal mese di ottobre, stabilendo che dopo il giovedì 4 ottobre del 1582, si sarebbe passati direttamente a venerdì 15 ottobre.

La riforma stabilì inoltre che gli sarebbero stati bisestili soltanto gli anni secolari divisibili per quattrocento, recuperando quindi l'errore del calendario giuliano.

Il calendario gregoriano venne adottato fin da subito soltanto dalle principali potenze cattoliche del XVI secolo: l'Italia, la Spagna, il Portogallo, la Francia ed anche nelle attuali Polonia, Lituania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. In altri paesi del mondo passarono secoli prima che venisse adottato il calendario gregoriano.

Sebbene oggi nei paesi dove si tiene il Natale e la Pasqua ortodossa si utilizzi il calendario gregoriano, il calendario religioso segue ancora quello giuliano. Ecco quindi spiegata la differenza di data.

Gli effetti della riforma gregoriana del calendario, applicata in modo uniforme nei paesi del mondo nel 1582, si vedono ancora oggi su altre ricorrenze. La Pasqua ortodossa, ad esempio, che ogni anno (salvo rare eccezioni) si tiene in giorni diversi rispetto alla Pasqua cattolica.

Altri curiosi effetti si vedono sull'onomastico di Santa Lucia (il 13 dicembre): ancora oggi è diffuso il detto "santa Lucia, il giorno più corto che ci sia", perché effettivamente prima della riforma gregoriana, che eliminò dieci giorni con un colpo solo, coincideva con il solstizio d'inverno, quando le ore di luce toccano il minimo.