Santorini, vigneti a rischio per caldo e siccità: le nuove tecniche per salvare i famosi vini dell’isola
Siccità e alte temperature minacciano il celebre Assyrtiko, iconico vitigno di Santorini. Dai coltivatori locali arrivano le nuove soluzioni che possono salvare anche gli altri vitigni a rischio nel Mediterraneo

Tra il 2023 e il 2024 a Santorini il caldo ha raggiunto picchi estremi, con le temperature più alte degli ultimi sessant’anni.
I disagi per le persone e l’ambiente sono quelli ormai tristemente noti ma in tutti i paesi del Mediterraneo anche il settore vinicolo inizia a risentire delle temperature fuori controllo.
Perché i vitigni di Santorini sono così vulnerabili al caldo
La bella isola greca di Santorini è una delle aree vitivinicole più celebri del Mediterraneo, che le circostanze stanno anche trasformando in un laboratorio per studiare come salvare le colture locali dal cambiamento climatico.
Santorini rappresenta già per la sua posizione un caso "estremo": riceve pochissime piogge anche in condizioni normali ed è priva di grandi fiumi o laghi. A questo si aggiunge la qualità del terreno di origine vulcanica che per sua natura drena l’acqua molto in fretta.
In estate il vento accelera l’evaporazione della poca acqua, esaurendo rapidamente le risorse idriche già scarse.
Nonostante ciò, per secoli i vigneti sono riusciti a prosperare grazie all’umidità della notte, ma l’aumento progressivo delle temperature e della siccità hanno rotto questo equilibrio millenario.
L'antico sistema per proteggere le viti è ancora efficace?
Oltre che all’umidità notturna storicamente la vitalità di vitigni di Santorini si deve anche alla tecnica della "kouloura", che consiste nell’intrecciare le viti fino a formare una specie di nido o cesto.

All’interno di questa struttura i grappoli sono meno esposti al sole e al vento, e anche l'umidità del suolo si conserva meglio, ma la morìa delle viti di Santorini negli ultimi anni dimostra come persino questa tecnica millenaria non sia più sufficiente.
Anche quando le piante sopravvivono, infatti, la qualità del vino rischia di non essere più la stessa. Con i grappoli che maturano troppo in fretta aumenta la quantità di zuccheri e quindi la gradazione alcolica del vino, gli aromi si modificano e si altera anche l’acidità. In pratica i vini storici dell'isola perdono la loro identità.
Meno uva, a prezzi alti
Il probema che i produttori di vino di Santorini stanno affrontando è lo stesso che preoccupa anche i viticoltori di Italia, Spagna, Portogallo e di tutti i paesi, in particolare del sud Europa, dove il vino non solo è un prodotto d’eccellenza, ma anche una risorsa economica che va salvaguardata.
Intanto a Santonrini la produzione dell’uva da vino che proviene dal famoso vitigno Assyrtiko è già crollata da 2.500 tonnellate nel 2022 a sole 500 tonnellate nel 2025. Uno storico record negativo con un calo della produzione di circa l’80% in solo tre anni, che ha avuto come conseguenza una crescita a dismisura dei prezzi.
Le aziende vinicole adesso pagano quell’uva dieci euro al chilo, un costo esorbitante se si pensa che nel nord della Grecia, dove le temperature sono più miti e quindi c’è più uva, il costo è di soli ottanta centesimi al chilo.
Nuove tecniche per salvare le viti di Santorini
I coltivatori di Santorini non vogliono rassegnarsi e stanno portando avanti un progetto pilota per fare fronte alla siccità e alle difficoltà nell’approvvigionamento idrico soprattutto d’estate, quando anche gli albergatori e le altre attività commerciali legate al turismo si contendono la poca acqua che si trova sull’isola.
E proprio dagli hotel, ma anche dalle case, potrebbe derivare la prima delle nuove risorse idriche dell'isola.
Come già fanno alcuni coltivatori della California, anche a Santorini il progetto è quello di riutilizzare le acque reflue chiare degli hotel e degli appartamenti, dopo averle purificate e sanificate, per irrigare i terreni coltivati a vite.
Questo sistema è più sostenibile sia economicamente che dal punto di vista ambientale, rispetto ad esempio alla costruzione di impianti di desalinizzazione.
Possibili soluzioni tra tecnologia e sostenibilità
Ci sono anche altri sistemi che potrebbe aiutare i viticoltori di Santorini; uno è quello di piantare le viti in filari, come avviene quasi sempre in Italia e nel resto del mondo, invece che sparse e distanziate secondo la tradizione dell’isola greca.

I filari rendono più efficienti i sistemi per l’irrigazione, con meno sprechi e una maggiore facilità nella manutenzione e nella cura degli impianti stessi e delle viti.
La nuova disposizione permette anche un uso più intelligente dell’acqua presente nell’atmosfera sotto forma di umidità.
La tecnologia basata sull’idrogel consente infatti di estrarre l’acqua direttamente dall’atmosfera invece che di pomparla da pozzi o farla arrivare da lontano.
L’idrogel è un materiale in grado di assorbire il vapore acqueo che si trova nell’aria durante la notte. Di giorno, poi, il calore generato da pannelli solari riscalda il materiale che rilascia il vapore acqueo. Quest’ultimo viene raffreddato in modo che si condensi e si ottenga così l’acqua per le irrigazioni senza consumo di energia, visto che il sistema sfrutta il calore dei pannelli solari.
Anche l'irrigazione sotterranea è un sistema intelligente perché limita l’evaporazione dell’acqua quando il caldo è troppo e per di più ostacola anche la crescita delle erbe infestanti.
Riferimento della notizia
Deborah Kyvrikosaios. (2026). On Greek island of Santorini, winemakers try to adapt to heat and drought.