Un inverno così freddo non si vedeva da decenni? Ecco cosa dice il meteorologo Luca Lombroso
Italia ed Europa nella morsa del freddo e del gelo, temperature gelide fino a -12°C attorno a Forlì, nevicate fin sulle coste Adriatiche. Siamo di fronte a un inverno che non si vedeva tampi, magari simile al 1985? La climatologia smentisce la sensazione, ecco cosa dicono dati e osservazioni.

Neve in pianura al nord fin sulle coste della Romagna, temperature gelide, anche polari nelle valli alpine, vento pungente con temporali anche accompagnati da fiocchi di neve o graupel a bassa quota al centro sud. Europa centrale paralizzata da neve e gelo, con aeroporti come Amsterdam in tilt e voli cancellati.
La sensazione di molti è quella di un inverno d’altri tempi, qualcuno ha scomodato perfino il gennaio 1985. Veramente stiamo vivendo una fase da generale inverno del passato, o forse è un ennesimo segnale della rana bollita (o congelata) indotta dall’assuefazione al clima più caldo degli ultimi anni?
Quanto ha fatto freddo in Italia in questi giorni
Le zone più fredde d’Italia, riferendosi alla pianura, sono state le campagne innevate della Romagna. Dopo la nevicata della Befana 2026, alle prime schiarite il forte irraggiamento ha fatto crollare i termometri a -11,-12°C nelle zone fra Imola, Faenza e Forlì.
Sono comunque temperature piuttosto anomale, quest’ è vero, ma non occorre andare tanto indietro nel tempo per trovarne di simili. Fece più freddo ad esempio fra fine febbraio e inizio marzo 2018, e soprattutto nel febbraio 2012.
Curiosamente però gennaio, che climaticamente è il mese più freddo, era da molti anni che non vedeva freddi simili in queste zone. Per questo mese, fa sapere il meteorologo AMPRO Pierluigi Randi, bisogna andare indietro ai primi anni 2000, nei freddi mesi di gennaio 2002, 2003, 2006.
Nelle zone non innevate il freddo è stato meno intenso e ancor più il confronto storico non regge coi grandi inverni del passato. Secondo un report della Società Meteorologica Italiana, tra il 6 e l’8 gennaio si sono registrate temperature minime di –11,1 °C ad Aosta, –14,9 °C a Gressoney, –7,1 °C a Piacenza e –8,1 °C a Trento. Valori che trovano confronti storici molto recenti: ad esempio –12,5 °C ad Aosta il 18 dicembre 2022 e –9.3 °C a Trento il 13 gennaio 2021.
E in Europa?
Situazioni di paralisi dei trasporti e del traffico aereo simile a quella in corso non sono poi rare in Europa centrale e occidentale. Inverni gelidi erano quasi la normalità nel passato, ma troviamo vari episodi recenti in cui freddo e neve furono peggiori di ora.

In particolare l’ondata di gelo del febbraio 2012 resta un evento nemmeno paragonabile all’attuale. In Europa centrale e orientale si registrarono minime diffuse tra –20 e –30 °C, con valori di –18/–20 °C in Germania, –10/–15 °C in Francia. Gli aeroporti esaurirono addirittura i liquidi antigelo per il deicing degli aerei.
Anche nel gennaio 2017 si ebbero disagi estesi ma più irregolari, con blocchi locali di strade, aeroporti e trasporto pubblico, specie in Europa centrale e balcanica.
Anomalo,ma non eccezione: quanto durerà il freddo?
In conclusione l’ondata di freddo di inizio gennaio 2026 è senz’altro un evento ragguardevole, in molti casi anomala, ma mai eccezionale, men che meno da record. Episodi come questo anzi fino agli anni 1980 erano sostanzialmente la normalità invernale in Europa e in Italia.
Peraltro per valutare se siamo di fronte a un gennaio o inverno record non basterebbe il singolo giorno, nei citati sopra episodi il freddo durò settimane, anche mesi nei veri grandi inverni del passato come nel 1929 e 1956.
L’ondata di freddo del gennaio 2026 invece mostra già segni di conclusione, con le mappe meteo che depongono verso un’evoluzione atlantica delle correnti nei prossimi giorni. Si andrà quindi ad esaurire l’afflusso di aria artica e sarà gradualmente rimpiazzata da correnti più miti e umide.
Senz’altro gli ultimi anni con inverni spesso miti ci hanno abituato meno al freddo intenso, ma ricordiamoci che pur col clima che cambia, d’inverno può fare molto freddo e che il riscaldamento climatico si sovrappone alla forte variabilità naturale delle nostre stagioni.