Ciclone, uragano o tornado?

Il termine uragano, così come ciclone e tornado, è spesso usato impropriamente anche per fenomeni che avvengono in Italia. Quali sono le differenze fra questi fenomeni?

Luca Lombroso Luca Lombroso 11 Set 2018 - 01:32 UTC
Spettacolare fotografia dalla ISS Stazione Spaziale Internazionale dell'Uragano Isabel, settembre 2004.

Siamo in piena stagione degli uragani nell’oceano Atlantico e nei Caraibi, ma anche nel Mediterraneo sentiamo spesso parlare di “ciclone” e, in occasione di fenomeni temporaleschi intensi di tromba d’aria e tornado. Cerchiamo di fare un po’ chiarezza su cosa sono e come si differenziano questi termini.

Cos'è un ciclone

Qualsiasi zona di bassa pressione chiusa, anche alle medie latitudini, è un ciclone. Più in dettaglio, alle nostre latitudini normalmente si tratta di “cicloni extratropicali”. Il più noto è la “depressione islandese”, figura barica semi-permanente attiva in particolare in autunno e inverno, foriera di perturbazioni atlantiche.

Anche nel Mediterraneo i cicloni sono frequenti, tanto da essere studiati, scientificamente, come “cicloni mediterranei”, pensiamo alle frequenti ciclogenesi sul golfo di Genova o ai cicloni che si formano in prossimità delle Isole Baleari. La formazione dei cicloni extratropicali è dovuta principalmente ai contrasti fra le masse d’aria polari e subtropicali, che generano poi i fronti freddi e fronti caldi tipici della nostra meteoclimatologia.

Uragano

L’Uragano, così come tifone, e il curioso “Willy Willy” in uso in Australia di derivazione della cultura aborigena non sono altro che “cicloni tropicali”. Sono grandi sistemi di bassa pressione tipici delle zone tropicali, molto profondi e talora distruttivi. Si formano su mari molto caldi, almeno 27°C di temperatura superficiale e fino a 50 m di profondità su vaste aree, solo ai tropici in quanto condizione necessaria è bassa influenza della forza di Coriolis dovuta alla rotazione terrestre. Tutto inizia da zone temporalesche che si aggregano iniziando a ruotare su se stessi e acquistano energia per il calore “latente” sprigionato nel processo di condensazione.

Quando il vento medio su un minuto raggiunge i 63 km/h si definisce “tempesta tropicale” e viene denominato secondo un elenco prefissato che alterna nomi maschili e femminili. Quando il vento supera i 119 km/h, si definisce “ciclone tropicale” o, ai Caraibi, appunto uragano.

Sono fenomeni molto estesi, centinaia o anche migliaia di chilometri di diametro, abbastanza ben prevedibili nella loro evoluzione e traiettoria. Gli uragani non si possono verificare nel Mar Mediterraneo, ma in certi casi si sono osservati sistemi con caratteristiche simil tropicali, detti Medicane.

Tornado

Tornado, o tromba d’aria che indica lo stesso fenomeno, è un fenomeno vorticoso molto intenso, ma di piccole dimensioni, poche centinaia di metri, o anche meno. Al loro interno il vento supera spesso i 100 km/h o anche molto di più, fino a oltre 300 km/h nei tornado più violenti.

Nota, anche per i cacciatori di tornado, la “tornado Alley”, una fascia nelle grandi pianura USA dove i tornado sono frequenti e spesso violenti, i tornado si verificano anche in Italia; sono poco frequenti, ma non poi così rari come si potrebbe pensare. Tornado dal punto di vista dei glossari scientifici è sinonimo di tromba d’aria. Si può parlare di tornado o tromba d’aria solo quando, appunto, è presente un cono o i danni corrispondono a questo tipo di fenomeno. Spesso i temporali infatti causano danni non a causa di tornado o tromba d’aria, ma di venti discendenti di downburst.

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