Tarassaco o soffione: perché fa felici i bambini da secoli e fa bene anche alla salute
Il tarassaco, o soffione, è la pianta selvatica più amata della primavera: fiori gialli vivaci, soffici sfere bianche da disperdere nell'aria soffiandoci sopra e proprietà benefiche conosciute da secoli. Una pianta comune, molto amata da bambini e adulti, ma di cui molti non sanno il nome.

C'è una pianta selvatica molto diffusa nei campi in primavera, che fa felici bambini ed anche adulti. Difficile non averla incontrata almeno una volta: inizialmente si caratterizza per fiori gialli vivaci che punteggiano prati e bordi di sentiero, ma anche i prati dei parchi cittadini, poi si trasforma in soffici sfere bianche che il vento (o il nostro soffio) disperde in mille direzioni.
Stiamo parlando del tarassaco, nome scientifico Taraxacum officinale, della famiglia delle Compositae (oggi meglio nota come Asteracee) una delle piante selvatiche più comuni nei campi e nei prati nei mesi primaverili ed in estate. Chiamato anche Dente di Leone, il suo nome forse più popolare è Soffione, proprio per la particolarità di poter esser soffiato liberando i piccoli semi nell'ambiente.
Il segreto del soffione
Il tarassaco, o dente di leone, è una pianta vivace, sia annuale che perenne, che può raggiungere i 40 centimetri di altezza, anche se di solito si aggira tra i 10 e i 30 cm. I fiori sono gialli, riuniti in capolini solitari, con un diametro tra i 15 e i 30 millimetri. Le fioriture avvengono tra marzo e settembre. In questa fase la pianta può non essere riconosciuta dai non esperti, anche se si trova davvero ovunque, perché la parte che la rende più affascinante (e che gli dà il nome di "soffione") arriva dopo.
Una volta terminata la fioritura, infatti, che va dalla primavera alla fine dell'estate, il tarassaco produce il suo frutto più conosciuto: un piccolo frutto di colore scuro, dotato di un pappo setoso che funge da vero e proprio paracadute. Grazie al vento, questi frutti possono percorrere distanze considerevoli, garantendo alla pianta una colonizzazione capillare dei territori circostanti.

Ma la diffusione del tarassaco non dipende solo dal vento. Alcune popolazioni presentano un meccanismo riproduttivo ancora più straordinario: l'apomissia. In questi lignaggi, la pianta è in grado di produrre semi senza ricevere polline, generando individui geneticamente identici alla pianta madre. Una strategia evolutiva che permette al tarassaco di sopravvivere in condizioni difficili e di insediarsi rapidamente in nuovi ambienti.
Dove vive?
Il tarassaco è diffuso in molte aree d'Europa, nei boschi, nei prati e nei terreni incolti. In Italia è molto comune: lo si trova nei campi, ai margini delle strade e nei prati aperti, dal piano fino alle quote montane.Cresce anche nei prati dei parchi e dei giardini di città, o nelle crepe dell'asfalto e dei marciapiede, rendendolo una pianta selvatica molto diffusa.
Una pianta utile fin dall'antichità
Quello che sorprende del tarassaco non è solo la sua resistenza, ma la quantità di usi che l'uomo ne ha fatto nel tempo. Le foglie giovani, raccolte prima della fioritura, sono commestibili e vengono tradizionalmente usate in insalata: hanno un sapore leggermente amaro, simile alla cicoria, e sono ricche di vitamine e minerali.
Dal punto di vista medicinale, il tarassaco è noto soprattutto per le sue proprietà diuretiche, che lo rendono utile per il benessere di reni e vescica biliare. Agisce anche come tonico digestivo e, in uso topico, può aiutare a purificare la pelle da impurità e tossine. Non da ultimo, è considerato una delle specie più importanti per le api, grazie all'abbondanza di nettare e polline che offre per buona parte dell'anno.
Un divertimento per bambini e adulti
Soffiare su un soffione è forse il gesto più spontaneo e universale che la primavera ci regala. Lo fanno i bambini per gioco, lo facevano i contadini per esprimere un desiderio, e in fondo lo facciamo tutti, almeno una volta, cedendo a quell'impulso irresistibile di vedere quei piccoli paracadute bianchi dissolversi nell'aria.
Dal punto di vista botanico, stiamo inoltre partecipando alla dispersione dei suoi semi, che rimangono vitali per oltre nove anni.
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