Attenzione a quel ciclone che lunedì 19 potrebbe colpire la Sicilia, si rischiano piogge torrenziali e venti di tempesta

L'affondo fino al Nord Africa del ramo principale della corrente a getto polare potrebbe determinare le condizioni ambientali ideali per lo sviluppo di un pericoloso ciclone sui mari vicino la Sicilia.

Dopo il freddo e le nevicate a bassa quota, che hanno colpito le regioni del Sud, nel corso del prossimo weekend una complessa e affascinante dinamica atmosferica sull'Atlantico settentrionale andrà ad innescare una severa ondata di maltempo sulla Sicilia.

Osservando attentamente la corrente a getto polare in alta quota (a circa 10 km) si rivela una configurazione bloccata che fornirà il combustibile necessario per lo sviluppo di una profonda e intensa ciclogenesi sul basso Mediterraneo, ad inizio della prossima settimana.

La grande ondulazione atlantica e il getto polare sdoppiato

Il punto di partenza è un'alterazione su larga scala della circolazione emisferica. A ovest del Regno Unito, la potente corrente a getto polare, l'autostrada dei venti che guida i sistemi meteorologici, è costretta a dividersi in due rami secondari.

All’origine di questa separazione un'onda anticiclonica, che si estende verticalmente verso la Groenlandia, fungendo da barriera insormontabile. Tale onda di Rossby andrà a rompersi in maniera anticiclonica, formando un blocco a ridosso della Groenlandia.

Getto polare.
Il ramo meridionale della corrente a getto, accelerando rapidamente sopra l'Atlantico, accumula un'immensa energia cinetica. Quando questo flusso ad alta velocità (il jet streak) si muove verso il Mediterraneo, può favorire lo sviluppo di cicloni profondi.

La formazione di questo blocco anticiclonico, a latitudini così elevate, farà in modo che il ramo principale del getto polare, in uscita dagli States, si suddividerà in due rami secondari.

Il ramo settentrionale scavalca l'alta pressione a nord, mentre il ramo meridionale si infila a sud, accelerando notevolmente fino alle coste del Marocco. Il ramo discendente del getto polare andrà ad amplificare una vasta saccatura che sprofonderà fino all’entroterra del Marocco e dell’Algeria, dove si andrà a sviluppare una profonda depressione.

Il jet streak e la divergenza

Il ramo meridionale della corrente a getto, accelerando rapidamente sopra l'Atlantico, accumula un'immensa energia cinetica. Quando questo flusso ad alta velocità (il jet streak) si muove verso il Mediterraneo, può favorire lo sviluppo di cicloni profondi.

A est del nucleo di massima velocità, si crea una potente divergenza nell'alta troposfera. L'aria si espande e si allontana, creando un "vuoto" che deve essere riempito.

Questo "risucchio" dal basso verso l’alto richiama con forza l'aria calda e umida presente al suolo nel Mar Mediterraneo e sul Nord Africa. Questo movimento ascensionale è il motore principale che innesca la formazione di un profondo ciclone al suolo, fra lunedì 19 e martedì 20, a ridosso della Tunisia.

La Sicilia si preparerà ad una severa fase di maltempo

La convergenza di questi fattori porta alla formazione di una profonda depressione (un vero e proprio ciclone mediterraneo) a ridosso delle coste nordafricane. La Sicilia si troverà nel quadrante più instabile e perturbato di questo sistema.

Mareggiate.
Forti mareggiate sono attese a inizio della prossima settimana lungo le coste orientali dell'isola, con onde molto alte che potrebbero innescare il fenomeno dell'erosione.

L’arrivo del ciclone è atteso lunedì 19 e martedì 20 gennaio 2026, quando il centro depressionario si avvicinerà all’Isola, portando una severa fase di maltempo. L’approfondimento del minimo al suolo richiamerà impetuosi venti da sud-est (Scirocco) che soffieranno con raffiche intense su tutta l'isola e i mari circostanti.

I venti intensi ed estesi, con un “fetch” di oltre 600-700 km, solleveranno onde significative, causando forti mareggiate lungo le coste esposte che si affacciano sullo Ionio. Contemporaneamente, l'intenso contrasto termico e i moti ascendenti genereranno precipitazioni abbondanti e persistenti, con accumuli anche molto abbondanti a ridosso del versante orientale di Peloritani, Etna ed Iblei.

La situazione si preannuncia critica, con il potenziale per fenomeni intensi e localmente estremi, richiedendo la massima attenzione da parte della popolazione e delle autorità.