Un El Niño da record e un collasso del Vortice Polare Stratosferico mai così precoce: che inverno avremo in Italia?
Un Super El Niño da record e il collasso più precoce di sempre del Vortice Polare rappresentano delle anomalie senza precedenti. Una vera sfida per gli esperti di tutto il mondo per simulare e proporre i possibili, ma incerti scenari per l'inverno in Europa e in Italia.

L'autunno 2026 sta mostrando configurazioni macroclimatiche e di circolazione stratosferica globali senza precedenti nella storia delle osservazioni strumentali moderne.
Questa situazione, che vede in atto dei fenomeni tanto diversi quanto potenti ed influenti sulla circolazione atmosferica globale, ci pone di fronte a delle analisi stagionali tutt'altro che semplici, mancando, in entrambi i casi, sufficienti riferimenti statistici per poter individuare una direzione di tendenza dell'inverno sul nostro Paese. Tuttavia è possibile fare delle considerazioni, delle ipotesi e immaginare i possibili scenari.
Un assetto atmosferico inedito tra oceano e stratosfera ad effetto domino
Sul Pacifico Equatoriale, El Niño ha raggiunto un'intensità eccezionale con temperature superficiali dell'Oceano che hanno superato la soglia dei 30°C, battendo il record storico del fenomeno del 2015-2016, vicini all'ormai probabile traguardo dei +3°C di anomalia tra novembre e dicembre.

Questa immensa superficie calda, costituisce un vero e proprio serbatoio di calore a cielo aperto. Quando le acque superficiali della regione Niño 3.4 raggiungono temperature così elevate, si crea un enorme squilibrio termico ed energetico tra l'oceano e l'atmosfera sovrastante.
Quest'acqua caldissima funziona come un acceleratore per l'evaporazione, caricando l'aria di enormi quantità di umidità e vapore. Nella troposfera (lo strato più basso dell'atmosfera, dove avvengono i fenomeni meteorologici) si sviluppano enormi e intensi sistemi temporaleschi, che rilasciano una quantità straordinaria di calore latente.

In questo modo si vengono a formare una serie di gigantesche increspature ondulatorie che si propagano a scala emisferica. Queste onde planetarie, dette Onde di Rossby, possono essere amplificate e deformate a tal punto da propagare la loro energia in verticale verso gli strati più alti dell'atmosfera fino ad andare ad interferire con i venti zonali che rappresentano il confine meridionale del Vortice Polare Stratosferico (a quote intorno ai 28-30 km).

Questo improvviso ostacolo comprime, riscalda, frena e deforma il Vortice Polare Stratosferico che, in alcuni casi, tende a dividersi in due parti. È la dimostrazione pratica di come ciò che accade in un oceano a migliaia di km di distanza possa finire per condizionare, con un effetto domino atmosferico emisferico, la stabilità della circolazione atmosferica fino alle porte dell'Europa e dell'Italia.
Dai record alla proiezione sul lungo periodo
Secondo le proiezioni aggiornate prodotte dai modelli matematici, tra venerdì 6 novembre e l'inizio della prossima settimana, i venti zonali a 60° di latitudine nord subiranno una temporanea inversione, potendo scendere fino a valori intorno ai -10 km/h.

Il riscaldamento stratosferico è stato improvviso (SSW) ed è il più precoce mai registrato, in anticipo di circa 3 settimane dal precedente primato del 28 novembre 1968.
Tuttavia, tutte le proiezioni confermano che, per il momento, il collasso stratosferico riguarderà esclusivamente il livello atmosferico stratosferico, senza segnali di accoppiamento immediato con la troposfera (coupling).
Quindi, dopo il parziale raffreddamento, dovuto al passaggio del vortice che si è approfondito sul Mediterraneo occidentale e in particolare sulle regioni meridionali italiane, con l'aria fredda scesa da nordest, nei prossimi giorni la dinamica atmosferica sull'Italia tornerà ad essere tipicamente autunnale, con il probabile arrivo di nuove perturbazioni atlantiche ed un conseguente rialzo delle temperature.

Tuttavia, guardando verso la fine del mese e anche nelle prime 3 settimane di dicembre, le tendenze modellistiche indicano che El Niño potrebbe influire nel mantenere delle alte pressioni di blocco sull'Europa centro-occidentale, tale da favorire una fase più umida della media su gran parte del continente, sull'Italia e quindi un avvio di inverno ritardato.
Possibili scenari invernali dalle simulazioni, con una forte incertezza
Provare ad individuare degli scenari sull'evoluzione dell'inverno 2026-2027 sull'Italia richiede un'estrema cautela. Infatti, si tratta comunque di ipotesi di scenari probabilistici molto incerti, dato che la contemporanea presenza di un El Niño da record e di un collasso del Vortice Polare Stratosferico così precoce da non avere precedenti, rappresenta una situazione decisamente inedita.
Per poter dare comunque un'indicazione, i ricercatori hanno analizzato migliaia di inverni simulati dai modelli climatici CMIP6, individuando solo 21 casi con condizioni simili, caratterizzate da super El Niño, QBO+ e collasso del Vortice Polare Stratosferico a inizio novembre.
Da queste simulazioni, che quindi non rappresentano un dato oggettivo rilevato, ma un dato dedotto da modelli climatici e non rilevato in natura, emerge che il segnale isolato dello stratwarming potrebbe spingere verso anomalie fredde e probabilmente nevose l'Europa centro-orientale già a dicembre e sull'Europa centro-occidentale a gennaio.
Queste ondate di freddo sarebbero innescate da blocchi anticiclonici presenti alle alte latitudini, in grado di produrre discese di aria artica verso il nostro continente.
Tuttavia, l'intensa componente forzante prodotta dal Super El Niño, oltre a disturbare il Vortice Polare Stratosferico, potrebbe imporre correnti tese occidentali più miti.
Perciò l'inverno sull'Italia, molto probabilmente, sarà il frutto del braccio di ferro tra i disturbi stratosferici, più o meno capaci di propagarsi in troposfera, dove poi poter produrre i blocchi anticiclonici nordici e le conseguenti discese fredde verso sud, e un'impronta dettata dal Pacifico, con correnti atlantiche tese occidentali, con un clima più mite e umido anche sull'Italia.