Gennaio 2026 in Italia: così potrebbe essere il meteo nelle prossime 3 settimane; ancora freddo, pioggia e neve?

Ci aspetta un mese di gennaio molto lungo e ricco di contrasti fra l'aria mite che viene dall'Atlantico e quella più fredda che scende dalle latitudini polari. Ecco le novità sulla linea di tendenza generale.

Questa prima parte di gennaio è stata caratterizzata da un tempo dinamico, marcatamente invernale, con una configurazione barica che ha favorito, a più riprese, la discesa di varie avvezioni fredde, d’estrazione polare marittima, in parte “continentalizzata” sulle pianure dell’Europa, che hanno riportato freddo e neve in buona parte del vecchio continente.

Dalla Scandinavia fino alla Francia e la Spagna, passando per l’Italia centro-settentrionale e i Balcani, la neve è stata la grande protagonista. Ma questa parentesi d’inverno sul continente rischia di avere le ore contate.

I modelli matematici segnalano un imminente “reset circolatorio”. In parole semplici l’atmosfera sta per cambiare un po’ pelle e la configurazione che abbiamo visto finora sta per essere smantellata.

Verso un cambio di regime

Basandoci sulle ultime elaborazioni dei principali modelli matematici, come ECMWF e GFS, emergono segnali di un rafforzamento dei venti zonali, le correnti occidentali che spingono aria umida e temperata dall'Atlantico verso il continente europeo.

Al tempo stesso, l’aria fredda, sedimentata per bene sulle ormai ben innevate pianure dell’Europa centro-orientale, potrebbe in parte battere in ritirata verso est. Ed in parte muoversi in moto “retrogradato” (ossia contromano rispetto i venti oceanici), riuscendo a trovare degli sbocchi, possibili, sul Mediterraneo.

Freddo.
L'arrivo impetuoso dei venti dall'Atlantico favorirà un aumento delle temperature sull'Europa occidentale, ma il freddo resisterà sull'Europa orientale.

Questo scenario, già delineato in analisi recenti, suggerisce un'evoluzione meteorologica molto vivace, dove il freddo polare potrebbe ancora fare capolino, seppure in episodi localizzati, mantenendo viva l'ipotesi di pioggia, neve a quote basse e temperature sotto la media stagionale.

Cosa accadrà dalla prossima settimana?

Con l’intensificazione delle correnti atlantiche l’Europa diverrà terra di confine, fra l’aria mite subtropicale oceanica, e quella più fredda, di tipo polare marittima, favorendo, lungo questa linea di discontinuità, il costante sviluppo di sistemi frontali e depressioni extratropicali che favoriranno ondate di maltempo anche sull’Italia.

Ciò si tradurrà in nuove fasi di maltempo, con piogge sulle regioni del Nord e del Centro, e nevicate fino a bassa quota sulle Alpi, e in Appennino. Spesso queste fasi di maltempo saranno accompagnate da venti forti e mareggiate, soprattutto sui settori tirrenici.

Questa configurazione è figlia di un "reset circolatorio" fisiologico, dove la corrente a getto polare si intensifica, trasportando masse d'aria umide dall'oceano.

Possibili novità dopo metà mese

Verso la parte centrale del mese i modelli indicano un progressivo rafforzamento dei venti zonali, probabilmente aiutati pure dalla fase 5 della Madden-Julian Oscillation (MJO), che agisce come un acceleratore per le correnti oceaniche.

Questo porterebbe a un afflusso di aria più mite sull'Europa occidentale, con temperature in lieve risalita al Nord Italia e precipitazioni più organizzate sotto forma di piogge, piuttosto che neve, salvo sulle quote più alte delle Alpi.

Freddo in Europa.
Con la spinta dei venti zonali l'aria fredda continentale rimarrà relegata sulle pianure dell'Europa orientale, dove il clima rimarrà piuttosto freddo e marcatamente invernale.

Al Centro-Sud, invece, potrebbero aprirsi dei periodi con tempo più stabile e mite, per l’elongazione, lungo i meridiani, di un cuneo dell’anticiclone delle Azzorre.

Attenzione alle possibili sorprese

Nonostante questo trend verso una circolazione atlantica più vivace, attenzione alle possibili retrogressioni fredde. Una parte dell'aria gelida accumulata sull'Europa orientale potrebbe scivolare in moto retrogrado verso il Mediterraneo, favorita da un possibile rialzo della pressione, sull’Europa nord-orientale, con l’influenza dell’anticiclone termico.

Questi episodi, brevi ma intensi, potrebbero tradursi in ondate di freddo localizzate, con nevicate fino a bassa quota, soprattutto lungo le coste adriatiche e sulle regioni del Sud, che si troverebbero più esposte a queste ritornanti fredde che si attivano a sud della circolazione zonale.

Cosa accadrà nella terza decade?

Guardando alla terza decade del mese, dal 21 al 31 gennaio, le tendenze si fanno più intriganti e incerte. Mentre i venti zonali potrebbero mantenere un dominio generale, portando a un tempo dinamico con piogge intermittenti e temperature vicine alla norma stagionale (freddo invernale senza eccessi), emergono segnali di possibili aperture di canali freddi verso l'Europa meridionale.

Freddo, gennaio.
Nonostante l'intensificazione dei venti oceanici più miti non è esclusa la possibilità di vedere importanti retrogressioni fredde, entro fine mese, sbucare sull'area del Mediterraneo.

I modelli ECMWF suggeriscono che un indebolimento temporaneo del getto polare potrebbe favorire l'ingresso di aria artica dal Nord-Est, creando delle saccature fredde, inclinate positivamente, che scendono verso il Mediterraneo.

Questo scenario, noto come retrogressione fredda, potrebbe aprire canali diretti verso l'Italia, con rischi di nevicate abbondanti sulle regioni adriatiche e appenniniche, piogge e temporali al Sud e un calo termico marcato.

Queste proiezioni indicano una probabilità del 40-50% per tali eventi, legati alla posizione del vortice polare e all'interazione con l'alta pressione azzorriana. Se si verificassero, potremmo assistere a diverse ondate di freddo, la cui traiettoria dipenderebbe dall’esatta ubicazione dei promontori anticiclonici.

Al contrario, un rafforzamento persistente dei venti zonali, che rimane al momento lo scenario più probabile, limiterebbe questi ingressi, mantenendo un meteo piovoso ma meno freddo, soprattutto al Sud. Le mappe a lungo termine mostrano questa dualità, con l'Europa meridionale come zona di confine tra mite atlantico e freddo continentale.