Il ciclone Samuel prova a trasformarsi in un medicane: quali effetti in Italia?

Nelle prossime ore il sistema proverrà a rendersi del tutto autonomo, presentando caratteristiche ibride e intensificandosi ulteriormente. Ecco cosa potrebbe accadere.
Il ciclone Samuel da oltre 48 ore sta continuando a flagellare il Sud Italia, in particolare le coste ioniche di Calabria e Sicilia, causando piogge abbondanti, temporali, oltre a venti forti e forti risacche su tutto il litorale.
Questo ciclone, che dal Canale di Sicilia si sta spostando verso il basso Ionio, fino a raggiungere da poche ore il tiepido Mar Libico, fino alle prime ore del mattino di oggi ha mantenuto una struttura per gran parte “baroclina”, rimanendo collegato all’ampio fronte occluso, annesso all’ampia onda baroclina che l’ha generato.
Processo di warm seclusion
Nelle ultime ore Samuel, scorrendo sopra le tiepide acque del Mar Libico, davanti la costa di Misurata, ha avviato un processo di warm seclusion da manuale, che ha permesso l’isolamento di un nucleo di aria calda, nei bassi strati, all’interno dell’occhio del ciclone.
Dalle immagini satellitari si può notare come il minimo relativo ora provi a evolvere in un sistema depressionario sub-tropicale, anche se l’attività convettiva, che dovrebbe delineare le caratteristiche subtropicali, è davvero scarsa.
Samuel si sta staccando dal fronte occluso
Il fatto che la piccola depressione a scala sub-sinottica, nelle ultime ore, si sia staccata dal ramo occluso del sistema frontale, responsabile delle piogge abbondanti che continuano a colpire la Calabria e la Sicilia ionica, a cui era collegato durante la prima fase di maturazione, lascia intuire che questo ciclone sta per raggiungere la piena autonomia rispetto l’ondulazione ciclonica principale (saccatura) che l’ha generato qualche giorno fa.

In parole povere ciò porterà la circolazione depressionaria, ora in azione sul Mar Libico orientale, a intraprendere una seconda fase di maturazione, ma senza più seguire il processo dell’instabilità “baroclina”.
In questo caso il minimo potrebbe evolvere in un autentico ciclone sub-tropicale, con il “cuore caldo” nei bassi strati (850 hPa), mentre alle quote superiori prevale ancora l’aria più fredda, anche se durante l’evoluzione della “tropical transition” il “cuore caldo” può ampliarsi e estendersi verso l’alto. Ma non dovrebbe essere questo un caso, perlomeno eclatante.
Una volta staccatosi dal fronte occluso questo ciclone non avrà più effetti diretti sulle condizioni meteorologiche presenti sul territorio italiane. L’instabilità che continuerà ad interessare le coste del medio-basso Adriatico e l’area ionica sarà legata al fronte occluso, presente sullo Ionio, e all’avvezione fredda che dai Balcani si sposterà verso le regioni meridionali, rinnovando ulteriore instabilità.
Samuel diventerà un vero e proprio medicane?
Nei cicloni più propriamente tropicali (vedi il caso di “Ianos”) la convezione è molto più profonda, con cumulonembi temporaleschi che possono agevolmente superare i 12 km di altezza, vista la maggior quantità di calore latente assorbita dalla superficie marina in un ambiente già di per sé molto umido nei bassi strati.

In questo caso il piccolo ciclone, assumendo piene caratteristiche subtropicali, non evolverà o assumerà l’intensità e le sembianze di un vero “medicane”, visto che le strutture di quest’ultime sono caratterizzate da un “anello di convezione” molto solido, che viene di continuo rialimentato dal calore latente aspirato sopra la calda superficie marina, tenendo in vita l’intera circolazione ciclonica.
Durante il suo approdo, sulla costa cirenaica, Samuel causerà venti forti, mareggiate e tempeste di sabbia su buona parte dell’entroterra della Cirenaica. Il minimo poi dovrebbe penetrare sul deserto libico, perdendo buona parte della sua forza, fino a iniziare a colmarsi a ridosso del confine con l’Egitto occidentale.
I resti di Samuel, attivi ancora in quota, fra domani e giovedì, potranno produrre pure delle piogge e dei rovesci sul deserto egiziano nord-occidentale. In particolare nell’area vicino l’oasi di Siwa, dove non si vedono precipitazioni da molto tempo, rischiando di provocare la piena dei locali uadi (i letti degli antichi torrenti che scorrono in mezzo al deserto).