L’Inverno si prende una pausa: arriva un esteso anticiclone, allerta valanghe per la prossima settimana

L’Italia affronta un finale di febbraio eccezionale sotto il profilo meteorologico. Un potente anticiclone subtropicale garantirà stabilità assoluta, ma porterà temperature primaverili e uno zero termico oltre i 3000 metri. Questa configurazione espone i rilievi a un forte stress termico, innalzando il pericolo valanghe e modificando l'innevamento.
Le proiezioni aggiornate a oggi, sabato 21 febbraio 2026, confermano il dominio incontrastato dell'alta pressione per i prossimi giorni. Se da un lato il cielo risulterà limpido su gran parte della Penisola, dall'altro la massa d'aria calda in arrivo determinerà un rialzo termico notevole. In pianura le massime toccheranno diffusamente i 17-18°C, ma l'anomalia più marcata si registrerà in quota.
Se da un lato il cielo risulterà limpido su gran parte della Penisola, dall'altro la massa d'aria calda in arrivo determinerà un balzo termico impressionante. In pianura le massime toccheranno diffusamente i 17-18°C, ma l'anomalia più marcata si registrerà in quota.

Lo zero termico, infatti, è previsto salire stabilmente sopra i 3000 metri tra domenica 22 e l'inizio della prossima settimana, con punte di 3200-3400 metri sui settori alpini occidentali e sull'Appennino centrale.
Questo scenario trasformerà radicalmente la consistenza della neve, rendendola "marcia" e pesante già a partire dalla tarda mattinata, un fenomeno tipico delle fasi pre-primaverili avanzate.
Inversioni termiche e nebbie sulle pianure
Mentre i rilievi godranno di un sole quasi accecante, le aree di pianura e le valli interne del Centro-Nord vivranno il classico fenomeno delle inversioni termiche. Durante le ore notturne, l'assenza di vento e il cielo sereno favoriranno l'accumulo di aria fredda vicino al suolo, mantenendo le temperature minime prossime allo zero o localmente anche al di sotto in Pianura Padana.

Questo ristagno d'aria agevolerà la formazione di nebbie o foschie dense durante la notte e al primo mattino, specialmente lungo il Po. La qualità dell'aria subirà un peggioramento a causa dell'assenza di rimescolamento atmosferico, intrappolando gli inquinanti nei bassi strati fino a quando il sole pomeridiano non riuscirà a scaldare a sufficienza la superficie e quindi gli strati d'aria più bassi.
Fusione neve e pericolo valanghe
Sull'Appennino, l'irraggiamento solare e le temperature positive, anche nelle ore notturne sopra i 2000 metri, favoriranno una fusione abbastanza rapida. Sulle Alpi, l'insidia sarà anche maggiore: infatti i bollettini aggiornati di AINEVA e Meteomont segnalano un pericolo valanghe fissato su un grado 3 (Marcato), con punte di 4 (Forte) nei settori di confine.

Il rapido riscaldamento inumidirà ulteriormente gli strati superficiali del manto, appesantendolo, facilitando il distacco di valanghe di neve umida e di slittamento, specialmente sui pendii ripidi esposti a sud e ovest. Gli esperti raccomandano massima prudenza e una scelta rigorosa degli itinerari, poiché gli accumuli di neve ventata dei giorni scorsi poggiano ora su strati fragili pronti a cedere sotto lo stress termico.
Lunedì 23 e martedì 24, il picco del caldo renderà le escursioni fuoripista estremamente rischiose già dopo le ore 10:30 del mattino. La neve tenderà a perdere portanza, diventando faticosa per lo sciatore e instabile per il pendio. Il consiglio è quello di anticipare le partenze all'alba per sfruttare il rigelo notturno e di rientrare prima che la radiazione solare raggiunga il suo apice.
Con l'allineamento dei modelli svanisce l'ipotesi di pioggia
Le ultime emissioni modellistiche di oggi mostrano un importante cambiamento di tendenza rispetto alle proiezioni dei giorni scorsi. Il modello americano GFS, che inizialmente ipotizzava un cedimento della struttura anticiclonica per mercoledì 25, si è ora allineato alla visione del centro europeo ECMWF.
Entrambi i modelli confermano ora la persistenza del blocco di alta pressione almeno fino alla fine del mese. Questo significa che la "bolla calda" non sarà un evento passeggero, ma una fase duratura che inciderà ulteriormente sullo stato e sulla tenuta del manto nevoso delle nostre montagne.