La riflessione del meteorologo: l'Italia sta risentendo degli effetti del riscaldamento stratosferico di febbraio?

In questo articolo cercheremo di capire se realmente il riscaldamento stratosferico di febbraio abbia inciso in modo significativo sull'attuale regime circolatorio in Europa.
Negli ultimi giorni, l’Italia è avvolta da un mix di freddo e instabilità atmosferica che ha portato neve a quote basse, piogge intense alternate a schiarite, e a fasi un po’ più miti. C’è chi attribuisce questa fase fredda e instabile al fenomeno del riscaldamento stratosferico, avvenuto nel mese di febbraio, sopra la regione artica.
Ma analizzando per bene i segnali che vengono dall’atmosfera si nota, molto chiaramente, come questa affermazione non sia giustificata dalle osservazioni. La causa è tutta troposferica, radicata in processi che si sviluppano a quote più basse e che meritano di essere raccontati con precisione.
A proposito dello stratwarming di febbraio
Durante il mese di febbraio, l’attività delle onde di Rossby, ha determinato dei disturbi in stratosfera, capaci di smuovere il vortice polare stratosferico.
Eppure, questa volta il ponte tra stratosfera e troposfera non si è formato. Le mappe di geopotenziale e le analisi di propagazione di onde planetarie mostrano chiaramente che il segnale stratosferico si è dissipato intorno alla tropopausa, senza riuscire a influenzare in modo significativo il flusso a 500 hPa o a livello del mare. In pratica, la stratosfera ha fatto il suo capriccio invernale, ma la troposfera ha continuato per la sua strada.
Chi sta dominando la circolazione oggi?
La risposta è la troposfera. Prima tra tutte l’Oscillazione di Madden-Julian (MJO) e l’intensa convezione tropicale sull’Indo-Pacifico. La MJO, questo grande pulsante di temporali equatoriali che si sposta da ovest a est lungo l’Equatore, è entrata in una fase 7-8 tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo.

In questa configurazione, la convezione tropicale rilascia enormi quantità di calore latente che, attraverso la circolazione di Walker e di Hadley, modificano il gradiente termico tra tropici e poli. Il risultato? Un’accentuata ondulazione della corrente a getto polare.
Questo è proprio quello che stiamo vedendo in questi giorni, con una corrente a getto polare ondulata che dal Canada orientale, si infossa sul Nord Atlantico, risale verso la Scandinavia e poi si piega di nuovo verso sud, scavalcando l’Italia.
Questo ondulamento favorisce gli scambi meridiani, con l’aria artica o subartica viene risucchiata verso sud attraverso i corridoi tra le depressioni, mentre masse più miti e umide salgono da sud-ovest. Il contrasto termico genera instabilità, ciclogenesi sul Mediterraneo e i sistemi frontali che abbiamo visto in questi giorni.
La conferma della dinamica troposferica
A conferma di questa lettura puramente troposferica ci sono i dati. L’indice di NAO (North Atlantic Oscillation) è rimasto in territorio neutro-negativo senza i picchi estremi tipici di un major stratwarming.

La struttura del vortice polare troposferico non ha mai mostrato il classico “split” stratosferico; e le anomalie di temperatura a 10 hPa si sono attenuate rapidamente senza lasciare traccia nel campo di vento troposferico. In sintesi, il freddo e l’instabilità attuali sono figli di un getto polare ondulato dalle onde planetarie tropicali, non di un’eco stratosferica.
Capire che la troposfera può generare autonomamente configurazioni estreme ci ricorda quanto sia complessa e interconnessa la macchina atmosferica. La MJO, la convezione tropicale e le onde di Rossby sono i veri players del tempo a medio termine, mentre gli eventi stratosferici rappresentano solo una possibile, ma raramente decisiva.
In un’epoca in cui il cambiamento climatico sta modificando anche la frequenza e l’intensità di questi pattern, è fondamentale non semplificare.