Svolta nei modelli meteo: dal 10 febbraio potrebbe cadere il “muro norvegese”, gli effetti in Italia

Dopo un periodo dominato dalle più miti correnti atlantiche dopo il 10 febbraio lo scenario rischia di cambiare, esponendo il nostro Paese a una maggiore probabilità di ondate di freddo.

Negli ultimi anni, l'inverno europeo è stato contraddistinto da pattern atmosferici persistenti, con blocchi anticiclonici che hanno dominato la scena, limitando le incursioni di aria fredda verso il Mediterraneo. Oggi i modelli meteorologici stanno mostrando segnali intriganti per la seconda decade di febbraio 2026.

Una possibile svolta che potrebbe segnare la fine del cosiddetto "muro norvegese", ovvero il robusto blocco anticiclonico posizionato sulla Scandinavia. Questo cambiamento, legato a fenomeni come lo stratospheric sudden warming (SSW) e una fase fortemente negativa dell'indice NAO (North Atlantic Oscillation), potrebbe portare a un meteo più dinamico e invernale anche sull'Italia.

I segnali dalla stratosfera e l’indebolimento del vortice polare

Uno dei fattori chiave è lo stratospheric sudden warming confermato tra fine gennaio e inizio febbraio 2026, che sta mettendo in crisi il vortice polare stratosferico. Entro metà febbraio non si può escludere uno split completo del vortice polare.

Quest’ultimo si dividerebbe in due lobi principali, uno pronto ad andare alla deriva verso l'Eurasia e l'altro verso il Nord America. Questo evento, più impattante di un semplice spostamento, potrebbe propagarsi alla troposfera, alterando la circolazione emisferica.

Questo è l'enorme serbatoio di aria gelida presente sull'Europa nord-orientale in questi giorni. Freddo che potrebbe scendere di latitudine entro metà febbraio.
Questo è l'enorme serbatoio di aria gelida presente sull'Europa nord-orientale in questi giorni. Freddo che potrebbe scendere di latitudine entro metà febbraio.

Al momento abbiamo una probabilità del 50% che si formi un blocco anticiclonico sulla Groenlandia, deviando l'aria fredda dalla Scandinavia verso l'Europa occidentale senza colpire direttamente il Mediterraneo. In uno scenario più invernale (probabilità 25%), il blocco si posizionerebbe più a ovest sull'Atlantico, permettendo all'aria fredda continentale di irrompere direttamente sull'Europa centro-meridionale, inclusa l'Italia.

A questo si aggiunge la NAO che vira verso valori negativi, indebolendo il flusso zonale e favorendo pattern bloccati che mantengono la corrente a getto polare molto bassa, sul Mediterraneo.

Gli indici climatici, come l'oscillazione artica (AO), sono previsti in forte calo proprio nella seconda decade di febbraio, segnalando un'instabilità del vortice polare che potrebbe aprire scenari rigidi per l'Europa.

Gli effetti sull'Italia: da un inizio mite a un febbraio dinamico

La prima decade di febbraio 2026 si preannuncia ancora influenzata da perturbazioni atlantiche persistenti, con piogge, rovesci, temporali e neve a quote basse, accompagnate da forti venti occidentali e mareggiate sulle coste tirreniche e in Sardegna occidentale.

Le temperature oscilleranno, con rialzi temporanei dovuti a venti meridionali seguiti da cali sotto fronti freddi, ma complessivamente rimarranno vicine o leggermente sopra la media, specialmente sulle regioni centro-meridionali.

Dopo il 10 febbraio la situazione potrebbe cambiare. Con la NAO negativa, aumentano le probabilità di incursioni fredde fino al Mediterraneo. Questo si tradurrebbe in maggiore instabilità e precipitazioni sopra la media al Centro-Sud, neve abbondante sulle Alpi e Appennini, e rischi di nevicate a quote molto basse o al livello del mare al Nord.

Al Centro e al Sud, le regioni potrebbero sperimentare fasi di maltempo con venti forti, mentre il Nord potrebbe essere più esposto ad incursioni fredde.

Le uniche incertezze da sciogliere

In sintesi, le anomalie termiche potrebbero essere vicine alla norma o leggermente positive al Nord (50-60% probabilità), ma con un 25% di chance di episodi invernali incisivi nella seconda metà del mese.

Dopo il 10 febbraio la situazione potrebbe cambiare. Con la NAO negativa, aumentano le probabilità di incursioni fredde fino al Mediterraneo. Questo si tradurrebbe in maggiore instabilità e precipitazioni sopra la media al Centro-Sud, neve abbondante sulle Alpi e Appennini, e rischi di nevicate a quote molto basse o al livello del mare al Nord.
Dopo il 10 febbraio la situazione potrebbe cambiare. Con la NAO negativa, aumentano le probabilità di incursioni fredde fino al Mediterraneo. Questo si tradurrebbe in maggiore instabilità e precipitazioni sopra la media al Centro-Sud, neve abbondante sulle Alpi e Appennini, e rischi di nevicate a quote molto basse o al livello del mare al Nord.

L'incertezza resta alta, data la distanza temporale, superiore ai 10 giorni e la complessità delle interazioni stratosfera-troposfera.

Sebbene i modelli come ECMWF e le analisi stratosferiche indichino una svolta verso un febbraio dinamico e invernale, piccoli spostamenti nei blocchi anticiclonici potrebbero ribaltare lo scenario, mantenendo l'Italia in una fase mite, mentre il freddo si proietterà verso altre aree del continente.

È importante ricordare come eventi di questo tipo, o uno split del vortice polare, non garantiscono effetti automatici, con grandi ondate di freddo sul nostro Paese. Quest’ultimo dipenderà dalla posizione dei blocchi anticiclonici e da altre dinamiche troposferiche.