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Torna il freddo, ma non scomodiamo il Buràn

La settimana in corso si concluderà con piogge su gran parte dell’Italia e neve a quote via via più basse sui rilievi alpini. La circolazione atmosferica sull'Europa sta però per cambiare nuovamente segno, con un nuovo affondo invernale. Senza scomodare il Buràn.

Marco Virgilio Marco Virgilio 15 Mar 2018 - 17:22 UTC
La settimana prossima colpo di coda invernale
A partire da lunedì 19 aria fredda proveniente dalla Russia riporterà un clima invernale sull'Italia.

Ci aspettano giornate piovose per tutte le regioni nei prossimi giorni, pur se con fasi e caratteristiche diverse (consulta qui le mappe di pioggia e neve). L’attenzione è però inevitabilmente calamitata dal ritorno a condizioni di stampo invernale attese a partire dall'inizio della prossima settimana, quando i flussi orientali porteranno sulla Penisola masse d’aria più fredde della media di diversi gradi. Un evento eccezionale? Direi non troppo visto quello che si può evincere dai principali modelli numerici internazionali. Andiamo ad analizzare quella che potrebbe essere la storia evolutiva di questo nuovo cambio di circolazione.

Piogge fino a domenica 

 La fine della settimana vedrà ancora il dominio di correnti di matrice occidentale e contributi mediterranei. Un fronte perturbato, associato alla depressione atlantica con minimi presso l’Irlanda, interesserà tra oggi e venerdì tutta l’Italia ad esclusione della Sicilia. Più interessate le regioni settentrionali e quelle centrali del versante tirrenico, decisamente meno il Sud dove le piogge saranno sperse ed in genere deboli o localmente moderate. Neve solo a quote alte sull'Appennino, attorno a 800/1000 metri sulle Alpi. Va detto che venerdì mattina il tempo sarà già in miglioramento ovunque a partire dai settori occidentali. 

Sabato arriverà in quota, di gran carriera, una depressione che coinvolgerà entro domenica gran parte dell’Europa centro-occidentale. Al contempo al suolo un minimo depressionario in formazione venerdì sera tra Algeria e Tunisia punterà verso nordest ed i Balcani, approfondendosi progressivamente grazie all'alimentazione fredda che s’innescherà dall'Europa orientale. 

freddo-ECMWF-20marzo
Il modello numerico ECMWF prevede nella fase acuta dell'episodio invernale temperature mai inferiori ai -10 gradi a 1400 metri.

Sabato piogge anche abbondanti al Centronord con quota neve in progressivo abbassamento fino a 500 metri sulle Alpi orientali, fino a 1000 sugli Appennini. Domenica l’ingresso di aria più fredda spingerà il maltempo fino alle regioni meridionali mentre al Nord i fenomeni tenderanno gradualmente ad attenuarsi. Sabato forti venti da ovest su Sardegna, Canale di Sicilia e Medio-Basso Tirreno mentre domenica rinforzeranno i venti nordorientali sull'Alto Adriatico con Bora sul Golfo di Trieste.

Il Generale rialza la testa 

 Finita l’ondata di freddo siberiano in chiusura di febbraio scorso, l’affermazione delle correnti occidentali ha favorito un rientro delle temperature prima nelle medie del periodo e poi alcune giornate più calde. Soprattutto al Sud si sono vissuti scampoli di tarda primavera con termometri ben sopra i 20 gradi. Ma si sa che tra marzo e metà aprile non sono certo rare le parentesi calde ed improvvisi ripensamenti con colpi di coda invernali

Uno di questi ripensamenti della stagione più dinamica dell’anno sta per concretizzarsi la prossima settimana. Sarà favorito dalla presenza del campo depressionario centrato proprio sull'Italia e dalla propensione dell’alta pressione atlantica ad un’espansione meridiana di tutto rispetto verso le latitudini artiche. La presenza di una depressione tra la Finlandia e la Russia costringerà il flusso freddo a seguire un tragitto più complesso giungendo a noi con direttrice orientale. 

Gelo, neve, Buràn tanto al chilo 

 Certo che il freddo si farà sentire! Tra lunedì e giovedì potremo anche vedere nevicate temporaneamente fino al piano su Nord e regioni centrali adriatiche, neve a quote basse sull'Appennino, sulla Sardegna e sulle regioni tirreniche, venti freddi tra nord e nordest. 

Ma non sembra trattarsi  di un evento epocale: le temperature alla superficie isobarica di 850 hPa (in questo caso circa 1350/1400 metri) non toccheranno in nessuna regione italiana i -10 gradi (modello ECMWF), salvo che sull'estremo lembo orientale del Friuli Venezia Giulia, la zona di Tarvisio per intenderci. Per il resto le temperature in quota oscilleranno tra -3 e -8 gradi, dato rilevante per il periodo stagionale ma non al punto da trasformare una fase fredda importante in un’icona del gelo. Non è così! E non serve scomodare a sproposito l’ormai famoso Buràn, tra l’altro termine inflazionato e citato spesso in modo errato come “Burian” o Buran con l’accento al posto sbagliato.  

Ricordo infine che in passato si sono verificati svariati episodi pienamente invernali tra marzo e la seconda decade di aprile, basti ricordare in tempi molto recenti le gelate tardive tra il 19 ed il 22 aprile 2017 che tanti danni all'agricoltura hanno causato in diverse zone del Centronord.