L'avvezione di spessore, il vero incubatore delle ondate di calore

Il notevole aumento delle temperature, prodotto dalle ondate di calore, è frutto della somma dei fenomeni di “Subsidenza atmosferica” che si aggiungono alla “compressione adiabatica” e al naturale scorrimento del flusso caldo sub-tropicale nei medi e bassi strati.

Il rialzo delle temperature nei bassi strati durante le ondate di calore è determinato dall’avvezione calda dovuta all’avvezione termica, alla “compressione adiabatica” e all’elevata insolazione estiva, che surriscalda rapidamente i suoli (soprattutto le aree cementificate).

Le onde di calore che investono le latitudini temperate vengono prodotte dalla risalita, verso nord, di promontori anticiclonici che dall’area sub-tropicale si elongano fino al cuore del vecchio continente.

Un elemento importante delle ondate di calore è la cosiddetta “avvezione di spessore”. Con il termine “avvezione di spessore”, nella meteorologia sinottica s’intende una avvezione d’aria calda e molto secca che si estende alle quote superiori della troposfera. Essa la si può identificare, specialmente durante il periodo primaverile ed estivo, come l’incubatore delle ondate di calore che interessano le nostre regioni.

Sviluppo delle onde di calore

Generalmente si sviluppano in seno a un flusso di aria piuttosto calda e secca, ben strutturato nei medi e bassi strati, che salendo di latitudine comincia a crescere di quota, interessando gli strati medi e superiori della troposfera. Questi flussi caldi, d’origine sub-tropicale continentale (provenienti dalla regione sahariana, dai 25°- 30° latitudine nord), crescendo di quota tendono ad investire una maggior fetta di troposfera, comportando importanti aumenti dei valori di geopotenziale (a 500 hPa), coadiuvati da sensibili aumenti dei valori termici (sia d’origine radiativa che per il contributo dell’insolazione).

L’aumento dei valori del geopotenziale in quota tende a stabilizzare maggiormente la massa d’aria calda, che sale dalle latitudini sub-tropicali, associando ad essa condizioni spiccatamente anticicloniche. Il rialzo del geopotenziale in quota, oltre a stabilizzare la massa d’aria sub-tropicale, favorisce al contempo una recrudescenza della calura nei bassi strati, vuoi anche per il contributo dell’insolazione che della stessa ventilazione meridionale, dominante in seno ai flussi sub-tropicali.

Da qui tende a svilupparsi la cosiddetta onda mobile di calore che s’innesca lungo i confini fra un’area anticiclonica, particolarmente strutturata nella media troposfera, e il ramo ascendente (bordo orientale) di una estesa saccatura che dalle alte latitudini (sub-polari) si estende verso latitudini più meridionali.

Il processo di riscaldamento adiabatico della massa d’aria

Sul bacino del Mediterraneo l’avvento delle classiche ondate di calore si delinea nell’erezione, verso nord o nord-est, di promontori anticiclonici dinamici in quota, nella media troposfera, che dall’entroterra desertico del Marocco, dell’Algeria e della Libia si innalzano verso il Mediterraneo, venendo alimentati al proprio interno da un esteso flusso di aria calda e molto secca che viene aspirata direttamente dal Sahara centro-occidentale, più precisamente dall’area del Maghreb.

In genere in queste situazioni l’aumento della “compressione adiabatica” generato dall’avvezione di spessore negli strati intermedi, le notevoli “Subsidenze atmosferiche” (lente correnti discendenti tipiche nelle aree anticicloniche che comprimono l’aria verso il basso, scaldandola ulteriormente), l’intensa insolazione e la scarsa umidità, inibita proprio dalla “compressione” verso il basso delle masse d’aria, già in origine piuttosto calde (aria sub-tropicale), comportano un sensibile aumento delle temperature che si riscontra soprattutto nei medi e bassi strati della troposfera.

La mappa del campo barico al suolo invece mette in evidenza la notevole “compressione adiabatica”, indotta dalle “Subsidenze”, che di solito genere un’inversione termica che dalla media troposfera si propaga fino agli strati più bassi dell’atmosfera, comportando dei valori di pressione al suolo che superano i 1015-1020 hPa, senza mai però lambire valori elevati che possano oltrepassare i 1030 hPa (per fare un esempio).

In sostanza il notevole aumento delle temperature, prodotto dalle ondate di calore, è frutto della somma dei fenomeni di “Subsidenza atmosferica” che si aggiungono alla “compressione adiabatica” e al naturale scorrimento del flusso caldo sub-tropicale nei medi e bassi strati.

Il rialzo delle temperature nei bassi strati è determinato dall’avvezione calda dovuta all’avvezione termica, alla “compressione adiabatica” e all’elevata insolazione estiva, che surriscalda rapidamente i suoli (soprattutto le aree cementificate).

Le configurazioni adatte per l’innesco delle ondate di calore risultano molto frequenti fra la tarda primavera e l’estate e possono interessare anche l’Europa centro-settentrionale, con risentimenti fino alle latitudini sub-polari. Negli ultimi anni le ondate di calore intense, soprattutto nell’area del Mediterraneo, hanno registrato un significativo aumento di frequenza, rispetto alla climatologia dei decenni passati. Un chiaro sintomo del cambiamento climatico che avanza.