Blocco della Corrente del Golfo: nuovi studi, anche contrastanti, ridisegnano i rischi per Europa e Italia

Recenti ricerche, pubblicate anche su Science, mettono in luce un'inaspettata resilienza del grande sistema di correnti atlantiche, ridimensionando l'ipotesi di un imminente blocco totale. Questo elemento non cancella, però, la minaccia, poiché la progressiva alterazione dei flussi oceanici potrebbe esasperare gli estremi climatici anche in Italia.

Molti approfondimenti scientifico-giornalistici, negli ultimi anni, hanno prospettato uno catastrofico blocco totale e improvviso del sistema di circolazione oceanica collegato alla Corrente del Golfo, causato dal massiccio afflusso di acqua dolce conseguente allo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia. Ma quale è lo stato delle cose al momento. Quali studi scientifici a supporto o a sfavore di questa ipotesi?
Molti approfondimenti scientifico-giornalistici, negli ultimi anni, hanno prospettato uno catastrofico blocco totale e improvviso del sistema di circolazione oceanica collegato alla Corrente del Golfo, causato dal massiccio afflusso di acqua dolce conseguente allo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia. Ma quale è lo stato delle cose al momento. Quali studi scientifici a supporto o a sfavore di questa ipotesi?

La circolazione oceanica dell'Atlantico settentrionale, strettamente legata alla più nota Corrente del Golfo, rappresenta il fattore mitigatore termico del continente europeo. Questa straordinaria e complessa struttura si comporta come un immenso nastro trasportatore che "preleva" le acque superficiali calde e saline dalle latitudini tropicali per convogliarle verso il nord.

Una volta giunto a destinazione, questo imponente flusso marino cede calore all'atmosfera, mitigando sensibilmente il clima di nazioni come la Francia, il Regno Unito e l'intera Europa occidentale e settentrionale. Successivamente, l'acqua si raffredda e, aumentando di densità a causa anche del sale disciolto, sprofonda negli abissi. Nelle profondità oceaniche quest'acqua inizia un lunghissimo viaggio di ritorno verso la parte meridionale del pianeta, garantendo così un equilibrio termico globale.

La svolta scientifica pubblicata su Science

Molti approfondimenti giornalistici, negli ultimi anni, hanno prospettato uno catastrofico blocco totale e improvviso di questo sistema, causato dal massiccio afflusso di acqua dolce conseguente allo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia.

Un indebolimento anche parziale di questa circolazione oceanica potrebbe produrre conseguenze determinanti per il clima e per le dinamiche atmosferiche sul bacino del Mediterraneo e, quindi, anche sull'Italia, alterando il ritmo stesso delle stagioni.
Un indebolimento anche parziale di questa circolazione oceanica potrebbe produrre conseguenze determinanti per il clima e per le dinamiche atmosferiche sul bacino del Mediterraneo e, quindi, anche sull'Italia, alterando il ritmo stesso delle stagioni.

Tuttavia, una recente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Science e coordinata dal fisico oceanografo Sasha Roewer del Max Planck Institute for Meteorology di Amburgo, ha introdotto un importante elemento di novità che ridefinisce l'intera dinamica.

Gli scienziati hanno rilevato che i modelli climatici tradizionali tendevano a sovrastimare la fragilità a breve termine di questa circolazione, non tenendo conto di una potente forza di compensazione planetaria. Si tratta dell'azione "meccanica" dei venti costanti che soffiano intorno all'Antartide, nell'Oceano Antartico, che agiscono come una sorta di pompa globale ausiliaria.

Questa spinta, esercitata dalle correnti atmosferiche legate al getto polare antartico sui mari intorno al continente ghiacciato, contribuisce a mantenere in moto il motore profondo della corrente atlantica. Questo meccanismo, infatti, offre una spiegazione scientifica a questa momentanea fase di resistenza della circolazione oceanica, un fattore che, di fatto, concede un prezioso margine di tempo ma che, tuttavia, non blocca definitivamente il progressivo logoramento a cui l'intero sistema planetario sembrerebbe andare in contro a causa del riscaldamento globale.

Il punto di non ritorno e il monitoraggio reale

La parziale rassicurazione dello studio di Science, è stata accolta dal mondo scientifico con molta cautela, infatti gli scienziati del settore restano fortemente divisi, dato che i dati reali continuano a mostrare vistose anomalie.

Un'indagine parallela, condotta dall'Università di Miami e guidata dall'oceanografo Shane Elipot, basata su dati osservativi raccolti direttamente in oceano per quasi 20 anni, conferma l'oggettiva decelerazione in atto lungo i bordi occidentali dell'Atlantico.

I modelli ad altissima risoluzione, sviluppati dal ricercatore René van Westen presso l'Università di Utrecht, indicano che l'aumento delle temperature globali sta spingendo il sistema verso quella che viene definita "una soglia critica".

La fusione dei ghiacciai, infatti, continua incessantemente ad alterare la salinità dell'acqua e, sebbene i venti antartici possano fungere da volano, proteggendo l'AMOC da un arresto improvviso. Le proiezioni a lungo termine confermano che l'intero circuito oceanico atlantico sta lentamente perdendo la sua spinta, avviandosi verso un graduale ma costante depotenziamento che, a questi ritmi, potrebbe diventare evidente entro la fine del secolo.

Le conseguenze meteorologiche dirette sull'Italia

Un indebolimento anche parziale di questa circolazione oceanica potrebbe produrre conseguenze determinanti per il clima e per le dinamiche atmosferiche sul bacino del Mediterraneo e, quindi, anche sull'Italia, alterando il ritmo stesso delle stagioni.

Non assisteremo a una nuova glaciazione, ma la ridotta efficienza nel trasporto del calore atlantico potrebbe modificare radicalmente il flusso delle correnti a getto d'alta quota, rallentando il regolare flusso da ovest verso est delle perturbazioni e favorendo la formazione di imponenti blocchi atmosferici.

La ridotta efficienza nel trasporto del calore atlantico potrebbe modificare radicalmente il flusso delle correnti a getto d'alta quota, rallentando il regolare flusso da ovest verso est delle perturbazioni e favorendo la formazione di imponenti blocchi atmosferici.
La ridotta efficienza nel trasporto del calore atlantico potrebbe modificare radicalmente il flusso delle correnti a getto d'alta quota, rallentando il regolare flusso da ovest verso est delle perturbazioni e favorendo la formazione di imponenti blocchi atmosferici.

Questo significa che, probabilmente, durante l'estate, la persistenza di questi blocchi anticiclonici potrebbe favorire la risalita di masse d'aria calda di origine nordafricana sul nostro territorio per settimane, con ondate di calore eccezionali, frequenti e prolungate, con un surplus termico per i nostri mari.

Al contrario, durante i mesi invernali, la medesima alterazione delle correnti potrebbe favorire repentine e massicce discese di aria fredda di origine polare, artica o continentale dall'Europa settentrionale e orientale, esponendo l'Italia ad ondate di gelo tardivo e nevicate anche a quote molto basse.

Se in futuro prevarrà l'ipotesi del crollo dell'AMOC, il nostro Paese si troverà sottoposto ad una marcata estremizzazione in tutte le stagioni. Potrebbero essere più frequenti delle transizioni da lunghi periodi di siccità a eventi meteorologici alluvionali, anche a causa dell'energia accumulata nei nostri mari.

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L'Atlantico è e resterà molto influente sul clima europeo e mediterraneo, una qualsiasi modifica delle sue caratteristiche potrebbe tradursi in cambiamenti anche radicali del clima sul nostro territorio.