Caldo estremo, 50 gradi in Canada: succederà anche in Italia?

I climatologi sono rimasti stupiti dai record di temperatura raggiunti in Canada. Ci si chiede se un giorno anche l’Italia rischia temperature così estreme. Quali sarebbero le conseguenze nelle città?

Sarà possibile registrare temperature così elevate anche in Italia?

Lytton, nella Columbia Britannica, è un piccolo villaggio simile a molte località alpine. Prati, boschi e conifere circondano il paese, cosi da far pensare a un fresco luogo per fuggire dal caldo estremo. Viceversa, il 29 giugno con una temperatura di 49.5°C a Lytton è stato battuto il record nazionale.

Certo hanno influito l’orografia e la configurazione barica, ma questo valore è incredibile, più alto della temperatura più alta mai registrata a Las Vegas, tipico dell'estate in Medio Oriente.

Eloquente il commento del Servizio Ambiente e Cambiamenti climatici del Canada: “′′ Le parole non possono descrivere questo evento storico ′′.

Questo evento è un po’ un monito, se lo sono chiesti in Francia, e ha fatto sorgere in molti la domanda: può capitare in Italia?

Canada: colpa dei cambiamenti climatici?

Le onde di calore stanno diventando sempre più frequenti e intense a causa dei cambiamenti climatici. In particolare, con l’aumento delle temperature medie, aumenta anche la varianza.

Di conseguenza, diminuisce solo di poco la probabilità di eventi estremi freddi, ma aumenta di molto il rischio di estremi caldo.

Nikos Christidis, scienziato del clima presso il Met Office britannico, ha detto: ′′ Senza il cambiamento climatico indotto dall'uomo, sarebbe stato quasi impossibile colpire tali temperature medie di giugno negli Stati Uniti occidentali e in Canada."

I record storici in Italia

Il record di caldo ufficiale in Italia, per la rete affiliata al WMO e gestita dal Servizio meteorologico dell’Aeronautica, è di 46.7°C registrato il 12 luglio 1962 a Sigonella. Un valore di 47°C osservato a Foggia il 25 giugno 2007 invece appare dubbio. Notevoli anche i 45.6°C a Bari sempre nell’estate 2007.

Allargando l’analisi alle stazioni regionali, il record italiano assoluto è di 48.5°C registrato a Catenanuova il 10 agosto 1999. Anche in Sardegna varie località hanno toccato in alcune occasioni i 46-47°C.

Al centro, molti record sono del luglio 1983, o dell’estate 2003. Per esempio, 43.7°C a Cagliari, 41.8°C a Firenze, 40.6°C a Roma Ciampino.

Al nord, record assoluto sono i 43°C di Forlì, a inizio agosto 2017. Per Torino il record è di 41.6°C l’11 agosto 2003. Milano si ferma, per così dire, a 38°C. Anche in alcune città ai piedi delle Alpi in qualche caso si sono toccati i 40°C.

Quando le previsioni sorprendono i meteorologi

La previsioni degli eventi meteo estremi è una scommessa. Non di rado gli eventi più pericolosi avvengono in modo non ben previsto. Di recente siamo rimpasti colpiti dalla previsione automatica del nostro modello su base ECMWF, che a fine giugno prevedeva 41-43°C al nord per diversi giorni di seguito. Potremmo parlare di “previsione record”, per fortuna poi ridimensionata dalle osservazioni, ma l’ondata di caldo c’è stata, e i 43-44°C in Sicilia sono stati previsti molto bene.

Due anni fa, a giugno 2019, fino a 4-5 giorni prima dei record di caldo, i modelli sembravano indicare l’intera nostra penisola, nord incluso, come bersaglio dei 45-46°C poi registrati in Francia.

Scenari futuri: possibili i 50°C?

Visto il record di Catenanuova, 48.5°C, viene spontaneo ipotizzare possibile infrangere anche in italia i 50°C. L’isoterma +30°C a 850 hPa, come nel record del 1999, ci ha sfiorato anche nelle scorse settimane, e non è fanta-climatologia ipotizzarla espansa fino a quasi il centro Italia.

Al nord, nel giugno 2019 e agosto 2017 si è espansa l’isoterma +25°C a 1600 m circa. Basterebbe poco di più, per arrivare già oggi a 44-45°C nelle città padane.

Se in futuro le temperature medie globali aumenteranno di 1-5.°C, 2°C, obiettivi ambiziosi ma difficili dell’accordo di Parigi sul clima, già nel 2050 se non prima valori di 44,46°C potrebbero colpire il nord e il centro Italia, e le zone più calde del sud superare i 50°C.

Al nord, in uno scenario ad alte emissioni alcuni modelli climatici regionali ipotizzano come possibili nella seconda metà del XXI secolo ondate di calore con temperature massime di 46-48°C.

Conseguenze e rimedi

L’esempio del Canada è eloquente. Ondate di caldo di questa portata hanno come conseguenze molteplici importanti impatti: stress termico nelle persone, negli animali e nella vegetazione; qualità dell'aria, incendio boschivi, danni e malfunzionamento delle infrastrutture.

In Canada si sono dovuti allestire veri e propri rifugi anti-caldo, e le morti per questa ondata sono state superiori a quelle per Covid. Altrettanto, l’estate 2003 causò in Italia e Europa picchi di eccessi di mortalità paragonabili alla prima ondata di coronavirus.

Inoltre, col caldo estremo, all'arrivo dei primi fronti freddi i temporali accumulano più energia e più acqua precipitabile, presentandosi cosi anche molto violenti.

L’aspetto più preoccupante su cui attrezzarsi fin da ora sono i black out, con città infuocate da ondate di calore estremo senza energia per i condizionatori.

Non è catastrofismo, sono dati reali che ci devono mettere in guardia. Serve una vera svolta nella riduzione delle emissioni serra, inoltre dobbiamo ridisegnare le città, con soluzioni basate sulla natura, per convivere con questa nuova normalità.