Chi era Nancy Grace Roman? La madre di Hubble, il suo nome ora al nuovo telescopio della NASA

Ha aperto la strada all'astronomia in un'epoca in cui le donne non avevano praticamente alcun ruolo nella scienza. La sua determinazione è stata fondamentale per la realizzazione del telescopio Hubble e oggi la sua eredità continua a vivere nel nuovo Great Space Observatory della NASA.

Nancy Grace Roman al Goddard Space Flight Center della NASA intorno al 1972. NASA
Nancy Grace Roman al Goddard Space Flight Center della NASA intorno al 1972. NASA

Parlare del telescopio spaziale Hubble significa parlare di una rivoluzione nel modo in cui l’umanità osserva l’universo. Dietro questo simbolo dell’astronomia moderna c’è stata una figura chiave che per decenni è rimasta lontana dai grandi titoli: Nancy Grace Roman.

Conosciuta come “la madre dell’Hubble”, questa astronoma statunitense nata il 16 maggio 1925 a Nashville, capitale dello stato del Tennessee, è stata la donna che ha spinto dall’interno della NASA l’idea di portare grandi osservatori nello spazio e, cosa più importante, di trasformare quel sogno in realtà scientifica.

Oggi il suo nome torna al centro dell’esplorazione spaziale grazie al Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo grande telescopio della NASA progettato per studiare alcuni dei più grandi misteri del cosmo, come la energia oscura, gli esopianeti e l’espansione dell’universo. L’omaggio è più che meritato, perché senza Roman probabilmente l’Hubble non sarebbe mai esistito così come lo conosciamo.

Una passione per le stelle fin da bambina

Fin da piccola, Roman mostrò una fascinazione poco comune per il cielo. A 11 anni aveva già fondato un club di astronomia con i suoi compagni a Reno, Nevada, dove osservavano le costellazioni e imparavano a conoscere i corpi celesti. Quella curiosità infantile non fu una fase passeggera, ma divenne l’asse attorno a cui ruotò tutta la sua vita professionale.

La dottoressa Nancy Grace Roman, pioniera dell’astronomia spaziale moderna, è considerata la “Madre dell’Hubble”. NASA
La dottoressa Nancy Grace Roman, pioniera dell’astronomia spaziale moderna, è considerata la “Madre dell’Hubble”. NASA

Ma prima, durante l’adolescenza, Roman dovette affrontare una realtà comune a molte donne della sua epoca: la scienza non sembrava un percorso accettabile per lei. Persino il suo orientatore scolastico mise in dubbio la sua scelta di studiare matematica invece del latino.

In seguito, subì anche rifiuti accademici a causa del suo essere donna, un ostacolo che lei stessa avrebbe ricordato per anni come uno dei più grandi della sua carriera.

Nonostante tutto, andò avanti. Nel 1946 si laureò in Astronomia allo Swarthmore College e successivamente ottenne il dottorato all’Università di Chicago, in un periodo in cui pochissime donne riuscivano ad accedere a quel livello di formazione scientifica.

La prima direttrice dell’astronomia alla NASA

Nel 1959, appena un anno dopo la nascita della NASA, Nancy Grace Roman entrò nell’agenzia e divenne la sua prima responsabile dell’astronomia, oltre a essere una delle prime donne a ricoprire un ruolo esecutivo all’interno dell’istituzione. Il suo compito non era solo di ricerca: doveva progettare programmi, pianificare missioni e convincere sia gli scienziati sia i decisori politici che l’astronomia spaziale meritava investimenti.

Nancy Grace Roman nel suo ufficio alla NASA negli anni ’60. NASA
Nancy Grace Roman nel suo ufficio alla NASA negli anni ’60. NASA

All’epoca, osservare l’universo dalla Terra aveva molti limiti, poiché l’atmosfera blocca parte della radiazione proveniente dallo spazio, impedendo lo studio chiaro di molti fenomeni. Roman intuì prima di molti altri che il futuro dell’astronomia passava per i telescopi nello spazio, in orbita, dove l’osservazione sarebbe stata più precisa e continua.

La sua determinazione, il talento e il lavoro furono decisivi nello sviluppo dei primi osservatori astronomici orbitali della NASA, che costituirono l’anticamera del grande progetto destinato a cambiare la storia dell’osservazione spaziale: l’Hubble.

Perché viene chiamata “la madre dell’Hubble”

Anche se l’idea di un grande telescopio spaziale esisteva già, fu Nancy Grace Roman a lottare per trasformarla in un progetto realizzabile. Organizzò comitati scientifici, raccolse supporti tecnici, difese la necessità del telescopio davanti alla NASA e lavorò per ottenere l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti, una delle fasi più difficili del processo.

Il telescopio spaziale Hubble in orbita attorno alla Terra. NASA
Il telescopio spaziale Hubble in orbita attorno alla Terra. NASA

La sua insistenza fu così determinante che il suo successore alla NASA, Edward J. Weiler, iniziò a chiamarla “the mother of Hubble” (in italiano, la madre dell’Hubble), un soprannome che avrebbe finito per definire il suo lascito. Non si trattava solo di un simbolo: Roman fu un’architetta istituzionale del progetto, capace di unire visione scientifica e capacità politica in un’epoca in cui ciò era particolarmente difficile per una donna.

Alla fine, l’Hubble venne lanciato nel 1990, anni dopo il suo pensionamento, ma Roman rimase molto legata ai suoi progressi. Vedere quell’osservatorio trasformare la nostra comprensione dell’universo fu, in gran parte, la conferma di una battaglia professionale durata decenni.

Dall’Hubble al telescopio Roman

Nancy Grace Roman è morta il 25 dicembre 2018, a 93 anni, lasciando un segno profondo nella storia dell’astronomia moderna. Due anni dopo, la NASA ha deciso di intitolare a lei il nuovo grande osservatorio spaziale: il Nancy Grace Roman Space Telescope.

Il telescopio spaziale Nancy Grace Roman risponderà a interrogativi fondamentali su energia oscura, esopianeti e astrofisica. NASA
Il telescopio spaziale Nancy Grace Roman risponderà a interrogativi fondamentali su energia oscura, esopianeti e astrofisica. NASA

Questo telescopio, precedentemente noto come WFIRST, sarà una delle grandi scommesse scientifiche della NASA per il prossimo decennio. La sua missione principale sarà studiare l’energia oscura, una delle più grandi incognite dell’universo, oltre a individuare esopianeti e creare mappe su larga scala del cosmo.

Secondo la NASA, avrà un campo visivo almeno cento volte più ampio di quello dell’Hubble e una capacità di osservazione molto più rapida, permettendo di studiare enormi regioni dello spazio in meno tempo. Il suo lancio è previsto per l’inizio di settembre 2026. E renderà omaggio alla donna che ci ha insegnato a guardare più lontano.

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