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Ci saranno alimenti per tutti nell’anno 2050?

Il cambiamento climatico e, soprattutto, un mal utilizzo del suolo dedicato all’agricoltura, stanno  diminuendo la produzione di alimenti sul pianeta. Nell’anno 2050 saremo 9.000 milioni di essere umani sulla Terra. Sono preoccupanti queste cifre? 

Natalia Cristiano Natalia Cristiano 29 Set 2017 - 14:50 UTC
Alimentazione e cambiamento climatico
Nell’anno 2050 dovremo duplicare gli alimenti che si producono oggigiorno sulla Terra per sfamate tutta la popolazione.

Si calcola che nel 2050 la Terra ospiterà 9000 milioni di esseri umani. Se la struttura dell’agricoltura e l’allevamento continueranno a essere come adesso, a metà del secolo non ci saranno alimenti sufficienti per tutti.  La popolazione mondiale continuerà a crescere al dispora delle nostre possibiltà. Secondo alcuni calcoli, tra quattro decenni sará necessario produrre tra un 70% e un 100% in più di alimenti di quelli che introduciamo oggi nel mercato. E tutto ciò senza distruggere il pianeta.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), quasi mille milioni di persone soffrono di malnutrizione e la situazione è probabile che peggiori nei prossimi anni a causa della degradazione del suolo. Di questo passo, nel 2035 la produzione mondiale di alimenti potrebbe diminuire un 12%.

Ban Ki-Moon, l’anteriore segretario dell’ONU, calcoló che 12 milioni di ettari di terra produttiva si degradano ogni anno.  Questa estensione equivale alla superficie delle Honduras. “Potremmo rigenerare circa 500 milioni di ettari in modo redditizio, invece di abbandonarle”, propose  Ban Ki-Moon nella Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione e Siccità del 2015.

Il cambiamento climatico e un mal utilizzo del suolo, specialmente nell’ agricoltura, stanno contribuendo a la scarsità di risorse di acqua dolce in tutto il mondo. Se non si trova un rimedio a queste due disfunzioni, ogni decennio la produzione mondiale di alimenti diminuirà di un 2%.  

Fame nel mondo
Se non si cambia il modo di produzione, ogni decennio la produzione scenderà di un 2.

Per frenare questa caduta, bisogna ottimizzare l’uso della terra con un’agricoltura intelligente adattata al cambiamento climatico, soprattutto nelle zone più aride del pianeta dove la scarsità di alimenti è più grave.

Iniziativa 4 per 1000 per raddrizzare la rotta

Le avvertenze dell’ ONU non caddero nel dimenticatoio e durante la COP21 di Parigi del dicembre del 2015, si presentò l’iniziativa 4 per 1000 che fu firmata da tutti i paesi membri. Il método di questa proposta è semplice. Le piante assorbono CO2 dell’aria attraverso la fotosintesi e, inoltre, la sua decomposizione produce materia organica che fissa il carbonio nel suolo, che è la prima riserva di questo composto del pianeta. Questa ritenzione migliora la salute della terra, fortifica gli ecosistemi e aumenta la produzione agrícola. 


I ricercatori dell’Istituto Nazionale di ricerca Agronomica Francese, mentori del progetto, hanno osservato che aumentando la materia organica del suolo di 4 grammi ogni 1000 – da qui il nome dell’iniziativa- sarebbe possibile limitare l’attuale crescita delle emissioni di CO2 nell’atmosfera. Fomentando la buona prassi agrícola si combatterebbe il cambiamento climatico e allo stesso tempo si garantirebbe la sicurezza alimentare della popolazione.

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