I cambiamenti climatici hanno alimentato gli incendi boschivi in tutta Europa in epoca preistorica
Cosa possono rivelarci gli incendi del passato sugli incendi del futuro? Una nuova ricerca, che analizza pollini e spore antichi provenienti da tutta Europa, cerca di dare una risposta.

Il cambiamento climatico alimentò enormi incendi boschivi in tutta Europa durante l'evento di estinzione di massa della fine del Triassico (ETME), circa 201 milioni di anni fa. I roghi devastarono vaste savane di felci, distrussero le foreste e modificarono profondamente gli ecosistemi dell'epoca.
L'analisi di antichi pollini e spore anneriti, raccolti in diverse aree d'Europa, suggerisce che questi incendi preistorici si estesero per migliaia di chilometri, dal Lussemburgo fino alla Groenlandia.
Il mistero delle spore annerite
Un team internazionale di ricercatori, guidato dall'Università di Utrecht, ha raccolto campioni di carotaggi geologici provenienti da aree interessate dall'evento di estinzione in Germania, Lussemburgo, Danimarca e Regno Unito.
Per comprenderne l'origine, gli scienziati hanno condotto esperimenti di combustione controllata utilizzando spore di moderne licopodi. I risultati hanno mostrato che l'annerimento è probabilmente dovuto a incendi caratterizzati da temperature di combustione molto elevate, capaci di scurire progressivamente le spore.
Questa interpretazione è stata confermata dal ritrovamento, nelle stesse rocce, di microcarbone e di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) prodotti dalla combustione, prove che indicano un'attività di incendi frequente e diffusa in tutta Europa durante l'ETME.
«Le felci sono piante davvero straordinarie, sopravvissute a numerose crisi nella storia della Terra, e alcune specie sono ancora oggi capaci di adattarsi agli ambienti più estremi. Possono essere considerate autentiche specie pioniere dei disastri», ha spiegato il dottor Bas van de Schootbrugge dell'Università di Utrecht.
Un mondo infernale
Alcune specie di felci sono particolarmente resistenti e riescono a colonizzare rapidamente i paesaggi devastati. Gli incendi favoriscono ulteriormente la loro diffusione: anche se la parte aerea viene distrutta dal fuoco, i rizomi sotterranei consentono una rapida ricrescita, permettendo alle felci di prevalere su molte altre piante.
Secondo i ricercatori, questo meccanismo potrebbe spiegare la lunga durata del cosiddetto fern spike, il periodo in cui le felci dominarono la vegetazione terrestre. Le stime indicano che questa fase potrebbe essere durata da circa 40.000 fino a 300.000 anni.
«Capire come il mondo è cambiato nel passato ci aiuta a comprendere processi fondamentali che potrebbero ripetersi», ha spiegato Barry Lomax, professore di Paleobiologia Vegetale all'Università di Nottingham.
«Lo scenario che abbiamo ricostruito per la fine del Triassico presenta analogie con gli studi sugli incendi moderni, nei quali temperature elevate, crescente deficit idrico e cambiamenti della vegetazione aumentano sia il rischio sia l'intensità degli incendi.»
Van de Schootbrugge ha aggiunto: «Quando le felci si seccano, i loro fitti tappeti vegetali diventano il combustibile ideale per innescare incendi di enormi proporzioni. Le felci infestanti e pioniere formarono vaste savane, con alcune specie che favorivano la propagazione delle fiamme mentre soffocavano la restante vegetazione. Le felci non solo rispondevano agli incendi, ma fornivano anche il combustibile che li alimentava, dando origine a ripetuti roghi su larga scala. Un mondo davvero infernale.»
«La lezione che possiamo trarre da questa ricerca è che la combinazione tra cambiamento climatico, deforestazione e diffusione di specie opportuniste può creare tutti gli ingredienti per una tempesta perfetta.»
Riferimento scientifico
Hollaar, T.P., et al. (2026). Continental-scale fern savannah wildfires during end-Triassic greenhouse warming .