Come si comportano i pesci mediterranei prima e durante l'arrivo di una grossa mareggiata?
Prima dell'arrivo di una mareggiata molte specie di pesci del nostro Mediterraneo adattano delle incredibili strategie di sopravvivenza, riuscendo ad anticipare per tempo l'irrompere delle perturbazioni meteo-marine. Ecco i vari studi che dimostrano questi comportamenti.

Anche il Mar Mediterraneo spesso, specie durante il periodo invernale, può essere interessato da mareggiate e tempeste, anche intense. I venti forti come il Maestrale o lo Scirocco, generano onde alte, turbolenza delle acque e variazioni rapide di salinità, temperatura e ossigeno disciolto.
In queste occasioni i pesci adottano strategie comportamentali sofisticate per sopravvivere a questi eventi meteorologici impetuosi, che spesso hanno conseguenze dirette su interi ecosistemi.
Cosa fanno i pesci prima di una mareggiata
I pesci rilevano segnali ambientali precoci attraverso recettori specializzati. La linea laterale, un sistema sensoriale che percepisce variazioni di pressione e vibrazioni, è cruciale. Studi su specie pelagiche dimostrano che i pesci migrano verso zone più profonde o protette ore o giorni prima dell'arrivo di una tempesta.
Un esempio emblematico è il tonno rosso (Thunnus thynnus), importante predatore del Mediterraneo. Ricerche condotte dall'ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas) e pubblicate su Marine Ecology Progress Series (Fromentin & Powers, 2005) indicano che i tonni rispondono a cali barometrici e aumenti della turbolenza superficiale spostandosi in acque più profonde (oltre i 200 metri).

Questo comportamento riduce l'esposizione a onde violente e previene lo stress osmotico causato da mescolamento di acque dolci piovane. Telemetria acustica ha rivelato migrazioni verticali di 100-300 metri in anticipo di 12-48 ore rispetto a tempeste registrate nel Golfo del Leone.
Un calo di pressione di 5-10 hPa induceva un aumento del 70% nel tempo trascorso in nascondigli, riducendo l'attività natatoria per conservare energia. Prima della mareggiata, molte specie demersali riducono l'alimentazione, focalizzandosi sulla ricerca di riparo.
La sopravvivenza durante la mareggiata
Quando la tempesta colpisce, con onde che possono superare i 5-7 metri e correnti fino a 2 m/s, i pesci adottano strategie di evitamento o resistenza. La turbolenza sospende sedimenti, riducendo la visibilità e alterando la catena trofica, ma favorisce anche il rimescolamento di nutrienti.

Pesci bentonici come il grongo (Conger conger) rimangono ancorati in crepacci, su zone rocciose. Ricerche subacquee nel Mar Tirreno mostrano che i gronghi riducono i movimenti del 90% durante mareggiate, utilizzando la loro muscolatura potente per resistere alle correnti. Questo minimizza il dispendio energetico e previene danni fisici da detriti.
Specie pelagiche come le sardine (Sardina pilchardus) formano banchi compatti e migrano in profondità. Uno studio del CNR-ISAC su Progress in Oceanography (Patti et al., 2012), basato su ecoscandagli durante tempeste nello Stretto di Sicilia, ha rilevato che i banchi si compattano (densità +50%) e scendono a 50-100 metri, dove la turbolenza è minore.
Adattamenti durante le tempeste
A livello fisiologico, molti pesci attivano risposte ormonali per gestire lo stress osmotico e ossidativo. In questi casi le praterie di posidonia fungono da barriera naturale, attutendo le onde e ospitando varie specie di pesci, che si rifugiano in massa.
Tuttavia, mareggiate intense causano un forte aumento della mortalità, specialmente tra giovani o specie costiere. Uno studio su Estuarine, Coastal and Shelf Science (Garrabou et al., 2009) documenta perdite del 20-30% in popolazioni di saraghi (Diplodus sargus) dopo tempeste in Corsica, dovute a ipossia da sedimenti sospesi.