Entro il 2030 potremo davvero raggiungere il traguardo dell’immortalità? Ecco gli avvertimenti della scienza

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante verso il prolungamento della vita. Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando il nostro approccio all’invecchiamento. Ma davvero si potrà raggiungere l'immortalità?

Scienza, invecchiamento.
Vari studi su modelli animali hanno dimostrato che è possibile rallentare i processi di invecchiamento manipolando specifici geni, come quelli legati alla riparazione del DNA o alla regolazione del metabolismo cellulare.

L’idea di raggiungere l’immortalità ha affascinato l’umanità per secoli, tra mito, filosofia e scienza. Oggi, grazie ai progressi della biotecnologia, dell’intelligenza artificiale e della medicina rigenerativa, questo sogno sembra più vicino che mai.

Tuttavia sul raggiungimento di questo prestigioso obiettivo dal mondo della scienza si levano importanti interrogativi etici, economici e sociali che non possono essere ignorati.

A che punto siamo arrivati oggi?

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante verso il prolungamento della vita. Tecnologie come la terapia genica, l’editing del DNA e le cellule staminali stanno rivoluzionando il nostro approccio all’invecchiamento.

Vari studi su modelli animali hanno dimostrato che è possibile rallentare i processi di invecchiamento manipolando specifici geni, come quelli legati alla riparazione del DNA o alla regolazione del metabolismo cellulare.

Inoltre, aziende come Calico Labs (supportata da Google) e Unity Biotechnology stanno investendo miliardi per sviluppare farmaci che possano contrastare le malattie legate all’età, come Alzheimer o patologie cardiovascolari.

Longevità, scienza.
Le terapie avanzate per estendere la vita sono estremamente costose e, almeno inizialmente, saranno accessibili solo a una ristretta élite. Questo potrebbe ampliare le disuguaglianze sociali, creando una società in cui solo i più ricchi possono permettersi di vivere più a lungo.

Un’altra frontiera promettente è quella della rigenerazione degli organi. La stampa 3D di tessuti umani e gli xenotrapianti (trapianti di organi animali geneticamente modificati) potrebbero presto sostituire organi danneggiati, rendendo il corpo umano riparabile, quasi all’infinito.

L’immortalità è dietro l’angolo?

Secondo alcuni scienziati entro il 2030 potremmo raggiungere la “singolarità biologica”, un punto in cui la tecnologia ci permetterà di superare i limiti biologici dell’invecchiamento.

Ma alcuni scienziati, come Venki Ramakrishnan, biologo molecolare e vincitore del Nobel per la Chimica nel 2009, invitano alla cautela. Ramakrishnan sottolinea che, sebbene sia possibile estendere la durata della vita in buona salute, l’immortalità vera e propria rimane un obiettivo lontano e irto di ostacoli, se non quasi impossibile da raggiungere.

Uno dei principali problemi è che l’invecchiamento non è una singola malattia, ma un insieme complesso di processi biologici. Combatterlo richiede interventi su molteplici fronti, dalla riparazione del DNA al contrasto dell’infiammazione cronica.

Inoltre, anche se riuscissimo a prolungare la vita indefinitamente, non è chiaro se potremmo mantenere una qualità di vita accettabile. La demenza, la perdita di mobilità e altre condizioni legate all’età potrebbero diventare ostacoli insormontabili senza ulteriori scoperte. Insomma, più che una vita sarebbe una sopravvivenza, giorno dopo giorno.

I costi insormontabili dell’immortalità

Come sottolineato da Ramakrishnan, e altri scienziati, l’ambizione di raggiungere l’immortalità ha costi elevati, non solo in termini economici ma anche etici e sociali.

Le terapie avanzate per estendere la vita sono estremamente costose e, almeno inizialmente, saranno accessibili solo a una ristretta élite. Questo potrebbe ampliare le disuguaglianze sociali, creando una società in cui solo i più ricchi possono permettersi di vivere più a lungo.

Invecchiamento.
Secondo alcuni scienziati entro il 2030 potremmo raggiungere la “singolarità biologica”, un punto in cui la tecnologia ci permetterà di superare i limiti biologici dell’invecchiamento.

Inoltre, un aumento drastico della durata della vita potrebbe avere conseguenze demografiche drammatiche, come la sovrappopolazione o la stagnazione economica, se le nuove generazioni avessero meno opportunità di emergere in un mondo dominato da individui “immortali”.

Puntare verso una longevità in salute?

Piuttosto che puntare all’immortalità, molti scienziati suggeriscono di concentrarsi sulla “longevità in salute”. L’obiettivo non sarebbe vivere per sempre, ma invecchiare in modo sano, mantenendo autonomia e benessere il più a lungo possibile.

Questo approccio richiede non solo innovazioni tecnologiche, ma anche un cambiamento culturale e una maggiore attenzione alla prevenzione, stili di vita sani e politiche sanitarie che rendano le cure accessibili a tutti, senza distinzione alcuna.