Forte terremoto in Turchia, ma nessuno se n'è accorto

Un forte terremoto ha colpito la Turchia nord-occidentale nel 2016. La particolarità è che questo sisma è durato 50 giorni, e nessuno lo ha avvertito. Sono i risultati di uno studio scientifico appena pubblicato.

Lorenzo Pasqualini Lorenzo Pasqualini 20 Feb 2019 - 08:10 UTC
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Nella parte orientale del Mar di Marmara si è verificato nel 2016 un forte terremoto: ma è durato 50 giorni.

È il "sogno" di molti. Un forte terremoto che, invece di scaricare tutta la sua potenza distruttiva in pochi secondi, lo fa in modo lento e graduale nell'arco di due mesi. Questo è quanto accaduto in Turchia nel 2016, secondo i risultati di uno studio scientifico pubblicato su Earth and Planetary Science Letters.

Gli scienziati hanno analizzato il segnale sismico proveniente da strumenti posizionati in profondità nella Turchia nord-occidentale, nella parte orientale del Mar di Marmara. Quello che hanno rilevato è che per 50 giorni, nell'area studiata, si è verificato un terremoto definito "lento". In inglese lo chiamano "slow-slip event" (scivolamento lento) ed è un evento sismico nel quale il movimento lungo la faglia avviene con lentezza.

Un terremoto lungo 50 giorni

Da decenni i sismologi hanno scoperto che i terremoti avvengono per il rilascio improvviso di energia lungo zone di rottura chiamate faglie. Il primo a formulare questa teoria, chiamata teoria del rimbalzo elastico, fu il geologo statunitense Henry Fielding Reid. Dopo un periodo in cui i movimenti tettonici sottopongono a enormi “stress” le rocce, con fortissime pressioni lungo le faglie, l’energia elastica immagazzinata per anni, secoli o millenni, viene liberata improvvisamente trasformandosi nelle tanto temute onde sismiche. Questo avviene lungo quelle fratture che i geologi chiamano faglie, dove avviene uno spostamento reciproco delle due parti a contatto. Nel caso del terremoto in Turchia invece, questo movimento di rilascio dell'energia è avvenuto in modo lento. In questo modo l'energia liberata, distribuita nel tempo, non ha causato danni.

In sostanza, il movimento di rottura lungo la faglia avviene con uno "scivolamento" graduale, e l'energia elastica di cui parlavamo sopra viene liberata poco a poco. Le onde sismiche, di conseguenza, quando arrivano in superficie sono impercettibili e non causano danni.

Anche in Nuova Zelanda e Nord America ci sono terremoti "lenti"

Non è la prima volta che si scoprono "terremoti lenti", anche se questo tipo di eventi sismici è stato scoperto abbastanza recentemente. Gli eventi sismici lenti più conosciuti sono quelli del Nord America, nella zona di subduzione della Cascadia, e della Nuova Zelanda. Sotto la capitale della Nuova Zelanda, Wellington, si verificano a volte terremoti di magnitudo 7.0: potrebbero causare danni e panico alla popolazione, ma nessuno se ne accorge perché avvengono nel raggio di mesi.

Impercettibili

Il problema di questi eventi sismici è che sono talmente lenti da non essere avvertiti. Soltanto strumentazioni avanzate e l'uso di GPS permettono di rilevare lo scivolamento lungo la faglia. Gli studi sono iniziati da poco ed è quindi immaginabile che si scopriranno eventi del genere in altre aree del pianeta. Intanto però, dobbiamo fare i conti con la dura realtà dei terremoti "normali": quelli in cui il rilascio di energia avviene all'improvviso. Ed in Italia, paese ad elevato rischio sismico, sono frequenti.

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