Il Mediterraneo sempre pià caldo sta favorendo la proliferazione degli squali nei mari italiani
Ecco come l'aumento delle temperature del Mediterraneo sta contribuendo a cambiare la distribuzione degli squali nel nostro Mar Mediterraneo.

Il Mar Mediterraneo si sta riscaldando a un ritmo più che doppio rispetto alla media globale degli oceani. Dal 1982 al 2023 la temperatura superficiale media è aumentata di circa 1,7°C, con picchi ancora più marcati in alcuni bacini italiani.
Questo fenomeno sta modificando profondamente gli ecosistemi marini e favorisce lo spostamento verso nord di specie subtropicali e tropicali, inclusi alcuni tipi di squali, ora più presenti nei nostri mari.
Mari sempre più caldi
Le acque italiane mostrano trend di riscaldamento significativi. Il Mar Ligure, l’Adriatico e il nord Ionio registrano alcuni degli incrementi più elevati (fino a oltre +0,8°C all’anno in certi periodi). Il Tirreno meridionale e parti dell’Adriatico accumulano calore più facilmente a causa della conformazione delle coste e degli apporti fluviali limitati rispetto ad altre aree.
Queste condizioni accelerano il processo di meridionalizzazione o tropicalizzazione. Ossia quel processo dove pesci, invertebrati e predatori un tempo confinati nelle zone più calde (Mar Rosso e bacini limitrofi) si spingono verso nord, seguendo le prede o trovando habitat più adatti.
Squali e cambiamento climatico: opportunità per alcune specie
Il Mediterraneo ospita circa 48-50 specie di squali e razze. La maggior parte è in forte declino a causa della pesca eccessiva, inquinamento e perdita di habitat. Oltre il 50% è a rischio di estinzione secondo l’IUCN. Tuttavia, per alcune specie subtropicali o pelagiche il riscaldamento può rappresentare un fattore favorevole.

Ad esempio, alcune specie di squali, tipici dei mari caldi, come gli squali pinna nera oggi trovano sul Mediterraneo condizioni più favorevoli per espandersi.
Va però specificato che l’aumento degli avvistamenti di squali, negli ultimi anni, nel periodo estivo, è da imputare alla maggior presenza di imbarcazioni in mare e all’uso massivo dei social media che enfatizzano il fenomeno.
Questi sono i tre mari dove la presenza di squali potrebbe aumentare
Uno di questi è proprio il Mar Tirreno. Le sue acque meridionali si scaldano rapidamente e rappresentano un corridoio importante per specie che risalgono da sud. Avvistamenti di squali pelagici e predatori sono aumentati, con temperature che favoriscono la presenza di specie subtropicali lungo le coste toscane, laziali e campane. Il Tirreno funge da “autostrada” per migrazioni verso nord, per molte di queste specie.
Al secondo posto troviamo lo Ionio, un mare molto profondo e collegato al Canale di Sicilia, è una zona di transizione. Per molti biologi marini proprio lo Ionio e il Canale di Sicilia sono considerati delle aree di riproduzione, anche per i pochi esemplari di squalo bianco ancora presenti nel Mediterraneo.
Il riscaldamento estende le aree idonee per squali che preferiscono temperature più elevate, con avvistamenti frequenti lungo le coste siciliane, calabresi, pugliesi ioniche e greche.

Infine troviamo l’Adriatico. Questo mare, pur essendo più settentrionale e con caratteristiche diverse (meno profondo a nord), mostra tra gli incrementi termici più marcati in assoluto.
Questi bacini, per la loro geografia, batimetria e prossimità alle coste densamente popolate, sono tra i più esposti a cambiamenti nella distribuzione degli squali, con potenziali implicazioni per la biodiversità.
Non un’invasione, ma un campanello d’allarme
È importante sfatare allarmismi. Gli attacchi di squali nel Mediterraneo restano estremamente rari (pochi casi documentati in vari decenni). La maggior parte delle specie è innocua o timida. Il vero dramma è il declino generale delle popolazioni di squali e razze dovuto più all’uomo, non al clima.
Il riscaldamento può aiutare alcune specie esotiche o subtropicali, ma stressa quelle temperate o che necessitano di acque più fresche, spingendole verso profondità maggiori o zone residue.
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