Il mistero delle sfere di pietra nascoste sotto i Monti Iblei

Nelle profondità di un luogo a dir poco suggestivo, l’antica cava di pietra detta “Pirrera di Sant’Antonio” sui Monti Iblei, si osservano incastonate nella roccia enigmatiche strutture concentriche di cui, a secoli dalla loro scoperta, si ignora la vera natura.

Immagine di uno dei numerosi corridoi della cava di pietra chiamata Pirrera di Sant'Antonio sui Monti Iblei nel territorio di Melilli in Sicilia. Credit: Fondazione Pino Valenti
Immagine di uno dei numerosi corridoi della cava di pietra chiamata Pirrera di Sant'Antonio sui Monti Iblei nel territorio di Melilli in Sicilia. Credit: Fondazione Pino Valenti

Nel cuore dei Monti Iblei, stupendo altopiano della Sicilia sud-orientale, e più precisamente nelle viscere dei Monti Clìmiti, si celano misteriose conformazioni naturali della roccia. La loro esistenza è nota da secoli ma non si ha ancora nessuna certezza sulla loro possibile natura.

Parliamo di cerchi concentrici di roccia calcarea, la roccia prevalente di cui sono costituiti i citati Monti Iblei. Tali cerchi sono visibili all’interno di un luogo tra i più suggestivi dell’intera area, e forse di tutta la Sicilia.

La Pirrera di Sant’Antonio, cava di pietra scavata interamente a mano

Parliamo della “Pirrera di Sant’Antonio”, una cava di pietra che scavata interamente a mano, nel corso dei secoli ha fornito la pietra bianca calcarea utilizzata per la ricostruzione della Sicilia sud-orientale, dopo la devastante distruzione del terremoto che colpì il Val di Noto nel 1693.

L'immagine mostra una delle strutture a simmetrica circolare presenti all'interno della Pirrera di Sant'Antonio. Credit: S. Messina
L'immagine mostra una delle strutture a simmetrica circolare presenti all'interno della Pirrera di Sant'Antonio. Credit: S. Messina

Le origini di questa cava di pietra nel territorio di Melilli, scavata dai cosiddetti “pirriaturi”, ha origini agli inizi del ‘600 ed ha proseguito la sua attività fino agli anni ‘60 del Novecento, quando la nascita del vicino petrolchimico rese irreperibile la necessaria manodopera.

La cava si sviluppa su una superficie di circa 2500 mq, con ambienti che si articolano in un labirinto di gallerie lunghe anche 250 metri con volte alte fino a 27 metri.

È un luogo altamente suggestivo che rappresenta un esempio reperto di archeologia industriale rimasto intatto fino ad oggi.

La figura visibile su una parete verticale di roccia potrebbe essere la sezione trasversale di una struttura a cerchi concentrici come anche la sezione trasversale di un enorme tronco fossilizzato. Credit: S. Messina
La figura visibile su una parete verticale di roccia potrebbe essere la sezione trasversale di una struttura a cerchi concentrici come anche la sezione trasversale di un enorme tronco fossilizzato. Credit: S. Messina

All’interno della cava, quindi nel profondo sottosuolo, si notano su alcune pareti delle caratteristiche conformazioni della roccia, consistenti in una serie di cerchi concentrici, i più esterni con diametri anche di parecchi metri.

Queste strutture, venute alla luce durante il processo di estrazione dei blocchi di roccia, sono visibili su pareti verticali. Pertanto, ciò che vediamo è probabilmente una sezione trasversale di una struttura tridimensionale costituita da enormi sfere concentriche. All’interno della “Pirrera di Sant’Antonio” si notano almeno tre di queste strutture.

L'altopiano dei Monti Iblei: un tesoro naturalistico

Per contestualizzare la loro posizione è utile ricordare che la roccia calcarea dei monti Climiti, come anche quella di tutto l’altopiano degli Iblei, ha origini marine.

Il calcare di queste rocce altro non è che il guscio calcareo di crostacei e molluschi marini che morendo si sono andati sedimentando sul fondale marino. Con il passare di milioni di anni questi sedimenti si sono stratificati e sempre più compattati (processo noto come diagenesi) sotto l’azione dell'enorme pressione esercitata dall’acqua alla profondità del fondale marino.

A seguito dell’attività tettonica, la placca africana che spinge verso nord ha determinato l’emersione in superficie di questa piattaforma carbonatica, gli attuali Monti Iblei, mantenendola pressoché integra.

Veduta di una piccola porzione della necropoli di Pantalica risalente a un periodo compreso tra il XIII e il VII secolo a.C.
Veduta di una piccola porzione della necropoli di Pantalica risalente a un periodo compreso tra il XIII e il VII secolo a.C.

A testimonianza dell’origine di questi monti sono numerosi i resti fossili di conchiglie che si possono trovare incastonati nella roccia calcarea.

Nel corso di milioni di anni, i fiumi, quali ad esempio l’Anapo, hanno scavato la roccia calcarea creando cave naturali dall’assoluta bellezza naturalistica, quali ad esempio la famosa cava di Pantalica (sito UNESCO), su cui insiste l'omonimo sito archeologico risalente all’età del Bronzo con una necropoli di oltre 5000 tombe a grotticella; o la cava di Avola con i suoi famosi laghetti naturali.

Immaginare l’origine di queste strutture verosimilmente sferiche non è semplice, non per niente la loro natura è ancora avvolta dal mistero.

Ipotesi sull’origine di queste sfere di roccia

Se la loro origine fosse comune a quella degli altri fossili osservati in questi monti, si tratterebbe di enormi sfere (possibilmente di materiale organico) che precipitate o formatesi in fondo al mare, nel corso di decine di migliaia o milioni di anni sono state coperte dal carbonato di calcio e fossilizzate esattamente come le conchiglie, mantenendo la struttura sferica come la vediamo oggi.

Potrebbero essere anche la testimonianza di enormi tronchi adagiati in fondo al mare e che in milioni di anni si sono fossilizzati e di cui oggi noi vediamo una sezione trasversale.

Questa conformazione ricorda un treno di onde concentriche si propagano nella roccia da un punto di centrale di perturbazione. Credit: S. Messina
Questa conformazione ricorda un treno di onde concentriche si propagano nella roccia da un punto di centrale di perturbazione. Credit: S. Messina

Nell’ambito delle ipotesi, più o meno fantasiose, non possiamo non notare la forte somiglianza di una di queste strutture con la propagazione di onde concentriche (per capirci le onde prodotte nell’acqua quando vi si lancia un oggetto) propagatesi e cristallizzate all’interno del calcare.

Qualunque sia la natura di queste conformazioni della roccia, l’intera Pirrera di Sant’Antonio è un luogo assolutamente suggestivo quasi unico che merita sicuramente di essere visitato (essendo peraltro aperta al pubblico https://www.fondazionepinovalenti.it/).